29 marzo 2009
Berlusconi costa caro
Berlusconi costa caro. Forse troppo. Ed alla fine sembra questa la sintesi di questi tre giorni passati a digitare sulle tastiere qui alla nuova fiera di Roma. Una classe politica, quella del neo nato partito del Popolo della Libertà, forse troppo bene abituata alla lucida follia di un imprenditore che, in 15 anni, è riuscito dove altri - compreso i suoi più stretti collaboratori e dirigenti - avrebbero fallito . Ed il consenso, questa volta, forse nuoce a chi ce l'ha, con una classe dirigente chiusa in un vortice di tranquillità, con cifre di consenso altissime che altro non inducono se non a sedersi e ad evitare quel dialogo e quel confronto che non può mancare in un partito, soprattutto in un partito ambizioso come il PdL.
Oltre alla Celebrazione niente? Dopo la prima giornata fatta di "ricchi premi e cotillon" (era inevitabile) ci ha pensato Gianfranco Fini a far passare la politica come primo attore. Molti i temi esposti: referendum, riforme, laicità dello Stato e testamento biologico sono solo alcuni dei punti focali del suo discorso. Ci si sarebbe aspettato forse qualche risposta in più da Berlusconi il quale però ha preferito sorvolare su alcuni temi spinosi, probabilmente per evitare di alzare qualche criticità. Nelle intenzioni del Cavaliere, tutte rivolte a cercar consenso, un confronto dialettico sarebbe stato oggi impossibile. Noi invece, dall'altra parte parte della barricata, abbiamo un po' storto il naso, pensando forse all'occasione persa. Un'occasione per fare veramente confronto e dibattito politico; un inizio dove poter gettare veramente le fondamenta per un grande nuovo partito conservatore italiano, ciò che noi tutti vogliamo ed auspichiamo.
Non basta caro Cavaliere tracciare timidamente le sintesi di un partito post ideologico. Non basta caro Cavaliere, ricordarci fino alla nausea che noi non siamo comunisti e che l'ideologia di sinistra non porta da nessuna parte. Non basta, caro Cavaliere, sottolineare che il nuovo PdL è al di là delle ideologie, un partito del "fare". Non basta. Per fare un partito ci vogliono lacrime e sangue, ci vogliono programmi che vedano oltre il populismo, ci vuole militanza locale e ci vogliono confronti e dialettica interna. Insomma Cavaliere, ci vuole la politica.
Ed il problema è forse circoscritto nel grande carisma del Presidente del Consiglio, il vero tallone d'Achille ed al tempo stesso l'asso nella manica vincente: un leader che sa trascinare le folle e che fa campare "gratis" le seconde file. Quale futuro c'è allora per un partito in queste condizioni? Oltre ai discorsi di un buon Brunetta ed un Sacconi all'attacco a poco sono serviti gli "incensi" degli altri a ricordar quindici anni di vittorie perchè, parafrasando un vecchio titolo di un film, sembra che davvero "sotto il vestito non ci sia nulla".
E allora fuori la politica ed i programmi. Fuori il dibattito, a volte magari crudo ma che, sulla base di valori condivisi, non può che portare alla formazione di una nuova classe dirigente capace di portare il partito oltre l'ostacolo. Perchè purtroppo Berlusconi non sarà per sempre. E quando l'anagrafe batterà cassa e le fondamenta risulteranno poco solide, allora ci sarà da pianger lacrime amare.
Certo il paragone che abbiamo fatto in questi giorni, forse un po' forzato, con il Grand Old Party americano suona un po' eccessivo, soprattutto per il nostro paese così diverso da quello oltre atlantico. E' però quella la vera direzione da seguire, cioè quello che un grande partito deve fare: tante anime a confronto che si riuniscono nel momento di costruire le liste e decidere un leader, nel confronto dialettico anche acceso, dove sia la politica la vera regina e non le piccole correnti o i personalismi iniqui.
Berlusconi ha ragione quando dice che quello a cui abbiamo assistito oggi è stato un evento di portata storica, ma ha ragione nell'affermare che questo progetto potrà durare nel tempo? Questo dipenderà esclusivamente se sarà la politica farla da padrone perchè Silvio Berlusconi costa caro e le nostre tasche, forse, non sono ancora pronte per tale spesa. Tocca alla classe dirigente del neo nato PdL accumulare il capitale per non andare in "rosso". Ed in questo momento di "crisi economica" qualche dubbio nel riuscire a raggranellarlo, ahimè, nasce spontaneo.
Technorati Tags: Pdl, congresso, Berlusconi, Fini, politica
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Live Blog - Costituente PDL - 29 Marzo

Oggi è l'ultima giornata e finiranno di parlare gli ultimi esponenti del neo nato Popolo della Libertà. L'attesa è però tutta incentrata sul presidentissimo Silvio Berlusconi e sul suo discorso di fine lavori. Un discorso che dovrebbe, più del primo intervento di apertura focalizzato più sulla celebrazione, dettare alcune linee per il futuro del partito. Ma non c'è solo questo tema, peraltro importante, sul tavolo. C'è infatti una attesa sottopelle rispetto agli imput lanciati ieri da Gianfranco Fini su varie questioni: dal referendum, alle riforme; dalla laicità al buon governo. Risponderà Berlusconi alle pungolature del presidente della Camera? Per come conosciamo il Cavaliere e per come ha sempre gestito la sua politica possiamo dire che: no, non lo farà. Berlusconi tenderà a gettare acqua sul fuoco, lasciando qualche idea e finendo in tripudio con "ricchi premi e cottillon". Dopotutto il Cavaliere non è scemo e i fatti lo dimostrano. Staremo comunque a vedere oggi quello che succederà. L'upload del live sarà come al solito fruibile dall'alto verso il basso. Buona diretta!
P.s proveremo anche a fare qualche intervista di tanto in tanto:)
10:53
Stanno già iniziando a salire i primi delegati a parlare. Aspetteremo di commentare solo gli interventi più significativi che, peraltro, arriveranno a metà giornata.
11:07
Sandro Bondi è ora sul palco a parlare. Rimarca il fatto storico di questa costituente e il suo ruolo in Forza Italia. "Continuerò a lavorare anche nel popolo della libertà, per difendere i valori della laicità del partito ma anche difendendo i molti credenti che parte di questo partito". Bondi poi a sorpresa timidamente risponde a Fini: "partecipo al confronto con il presidente della camera Gianfranco Fini come cattolico, magari su posizioni diverse, ma sempre in maniera propositiva. Con la convinzione assoluta di negare sempre e comunque la pratica della eutanasia. Vi prometto - continua Bondi - di proteggere e sostenere il nostro partito con apertura e garanzia del dialogo e del confronto".
11:15
E' ora la volta di Ignazio La Russa salire sul palco fra gli applausi. Un cenno ed un saluto alle forze armate impegnate sia in Italia e sia all'estero. Parte ora un video sul fondo del palco con immagini delle forze italiane militari impegnate all'estero. Partono molti applausi dalla sala.
" Popolo della libertà significa dare spazio ai nostri valori. Ringrazio Silvio Berlusconi per il modo con cui ha condotto il percorso verso il pdl e mette a tacere le illazioni sul fatto che Forza Italia avrebbe fagocitato AN. Qui - continua La Russa - siamo a casa nostra. Grazie Presidente."
Continua La Russa: "Vedi Franceschini, non è che Berlusconi non può e non deve candidarsi alle europee. Ma spiegami Franceschini - dice La Russa - come può una persona che punta a governare il paese, non farlo?"
E ancora: "Sono 15 anni - dice La Russa - che abbiamo inziato questo progetto. In questi 15 anni siamo stati sempre alleati. Alcuni se ne sono andati, alcuni sono tornati e alcuni ritorneranno. Noi - dice La Russa - siamo sempre stati insieme! Come gemelli diversi - dice La Russa - abbiamo contrastato e sconfitto l'egemonia culturale della sinistra. Abbiamo riscoperto un '900 italiano e c'è un percorso, ormai chiaro, verso il bipartitismo. " Continua La Russa: "Liste chiare, da subito. Prima si devono conoscere i nomi, poi andare alle urne. Basta con le i vecchi inciuci da dopo voto che ormai hanno solo il sapore da prima repubblica".
La Russa ora mette in campo diversi temi: riforme, province, sicurezza, immigrazione e legalità.
"Noi abbiamo il dovere - dice La Russa - di mantenere garanzia della innocenza delle persone, ma se c'è colpevolezza c'è bisogno della certezza della pena. Lasciandola scontare."
La Russa ora accenna alla crisi economica che sta investendo tutto il mondo lodando gli interventi del governo epr poi soffermarsi a sorpesa sul caso Battisti rivolgendosi direttamente alle istituzioni brasiliane per superare le difficoltà e arrivare presto ad un accordo.
Chiude il ministro con un saluto a tutti i delegati ed al neo nato partito del Popolo della Libertà.
12:00
Ora sul palco Verdini. Ci fermiamo per qualche minuto.
12:05
Intervento video di Edoardo Colombo, responsabile del ilGiulivo.com
12:05
E' arrivato Silvio Berlusconi nel padiglione 8 della nuova fiera di roma fra gli applausi.
Un saluto da parte del Presidente a tutti i delegati ed alcuni cenni della storia e del suo primo discorso del '94 che anticipava quello a cui oggi stiamo assistendo.
Berlusconi descrive il nuovo statuto del partito fra gli applausi dei delegati. "Valori che ci consentono - dice il premier - di mettere la persona prima dello stato. Onorare la nostra storia ci aiuta a capire quale sia la differenza dalla sinistra".
"Ma ora - dice Berlusconi - dobbiamo rivolgere lo sguardo al futuro. Come governo abbiamo fatto tanto: Alitalia, i rifiuti di Napoli, le grandi opere e la consapevolezza di portare l'Italia fuori dalla crisi econmica che ci attanaglia."
"Da qui partiamo verso il futuro - dice il premier - ma la nostra vera missione è la risoluzione della crisi che viene dall'America. Noi abbiamo alimentato la fiducia cercando di non modificare le nostre abitudini di consumo. Ci siamo comportati in modo saggio aiutando chi perde il lavoro in favore per i giovani, per la famiglia. Non sta avvenendo come nel '68 con aiutini di Stato. Noi passiamo per la meritocrazia, in modo che i nostri giovani possano accedere ad un lavoro sicuro." Continua Berlusconi: " Il piano casa tanto vituperato sta lavorando in questo senso per favorire i giovani a trovare casa. E ci stiamo attrezzando anche per tutti quei giovani volonterosi che vogliano mettersi a fare impresa, anche in area disagiata."
Accenno alla formazione ed alla scuola: " La scuola non può essere, come nel passato, un ammortizzatore sociale. Il titolo di studio non sarà solo un pezzo di carta, ma una sicurezza di un posto di lavoro sicuro" Infine: "E con professori validi reclutati secondo le loro capacità".
Rivoluzione digitale: "E- book per studiare e informatizzazione della nostra scuola -dice Berlusconi - e da liberali ognuno potrà scegliere se affidarsi alla scuola pubblica o quella privata. Il corpo docente non dovrà essere più una riserva privata per parenti ed amici. Saranno garantite la terzietà e le riserve economiche per i ricercatori.
Le donne: "Tante donne nel nostro partito, ma il cammino è ancora lungo. I nostri governi hanno già varato sette leggi in difesa delle donne"
Ambiente: " Il presidente degli Stati Uniti ci ha chiesto aiuto nell'IEF. L'ambiente si tutela dalle piccole cose: senza imbrattare muri e senza sporcare e lordare strade. Il pacchetto europeo sull'ambiente noi lo sosteniamo tenendo bene conto anche la difesa delle nostre imprese."
"Il popolo della libertà ha sulle spalle il paese e ci tocca avere la responsabilità di quelli che arriveranno - dice Berlusconi - e tutti noi abbiamo e sentiamo questo onere"
"La crisalide caro Gianfranco, sta già spiccando il volo - dice il premier - e dobbiamo rivitalizzarla la costituzione, ma ci troviamo in una curiosa situazione. Noi la riforma della carta l'avevamo già fatta, terminata il 16 novembre del 2005. La riforma interveniva su una cinquantina di articolo e comprendeva: la devoluzione, la riduzione del numero die deputati e la competenza della Camera con la riduzione dei parlamentari con un Senato federale; prevedeva il rafforzamento del presidente del consiglio che sarebbe diventato primo ministro. Tutto ciò - continua Berlusconi - ci impegnò per un anno. Ma come si comportò la sinistra che oggi plaude alla riforma? Rifiutò ad intervenire sulla modifica della costituzione ed indusse un referendum dopo una campagna strumentale."
"Nonostante tutto questo continuiamo ad impegnarci a cambiare lo Stato -dice Berlusconi - abbiamo varato il federalismo, non un tributo a Bossi, ma un ammodernamento dello Stato. Il nostro federalismo non frammenta le competenza, che non si occupa dei poteri ma rende sovrani i cittadini; non si dimentica della solidarietà eliminando gli sprechi e le storture. tutto quello che risparmieremo lo renderemo attivo per il calo della tassazione."
"La maggioranza sta governando in un momento difficile, ma è proprio in questi momenti che è importante il ruolo del premier e la costituzione di oggi non rafforza questa identità, come succede invece in tutti i paesi europei."
"La PA - continua Berlusconi - la stiamo riformando, e saranno i cittadini ad essere giudici della nostra amministrazione."
" Oggi si conclude la grande transizione italiana iniziata nel '93. Abbiamo combattuto in questi anni per difendere la libertà, per dare l'italia in mano alla gente laboriosa. Oggi - dice Berlusconi - abbiamo un partito di moderati e liberali che durerà, ne sono certo, per decenni"
" Il popolo della libertà guiderà la ricostruzione di un paese che supererà la crisi economica e ne uscirà più forte di prima, superando un bipolarismo abbozzato. Il PdL sarà il futuro politico del nostro partito ed i sondaggi di ieri ci allinenano con un favore del 44% dei consensi. Sappiamo che ci sono tanti altri italiani che vogliono unirsi a noi, saranno i benvenuti. non dobbiamo avere paura di pensare alla grande, dureremo a lungo e sopravviverà sui suoi fondatori"
"Noi - dice Berlusconi - partiamo dal basso, dalla gente. Questa è la garanzia nel governo dei nostri comuni e delle nostre province. I nostri candidati arriveranno dalla trincea del lavoro, avranno i nostri sogni e le nostre aspettative."
"Noi puntiamo a diventare il primo gruppo del PpE. Possiamo riuscirci - dice il premier - e saremo i più leali partecipi - direttamente al presidente del Ppe presente - del nostro progetto."
"Una Italia rinnovata. Il cambiamento non ci spaventa. non siamo il rilesso di un teorema ideologico, siamo una felice espressione della cultura del nostro tempo, quella del fare e privilegia i risultati e le riforme concrete. Il nostro merito è di avere introdotto nella politica la verà moralità che è quella del fare. Quello che bisogna pretendere è che chi è eletto mantenga le promesse fatte, come ha sempre fatto al sinistra."
"Confronto e dibattito saranno i punti di forza di questo partito. C'è il bisogno di questo, delle diverse sensibilità personali. Se tutto ciò non diventa correntismo, diventerà la vera linfa vitale di questo neo nato progetto."
"Ringrazio tutti per gli interventi. Grazie a questo abbiamo mostrato al paese l'alto valore della nostra classe dirigente"
"Noi siamo protagonisti di un nuovo capitolo della storia della politica italiana, ma dovrete e dovrò impegnarmi nel far crescere il consenso e per radicarlo nelle vostre città e nei vostri posti di lavoro"
Ora sul palco salgono i dirigenti del partito ed i ministri del governo. I governatori e tutti i coordinatori nazionali. Un momento che probabilmente chiuderà il discorso del presidente del consiglio.
"Vogliamo assicurarvi che il popolo della libertà lavorerà per gli italiani, sapremo uscire da questa crisi, ve lo assicuriamo e lo faremo. non lasceremo indietro nessuno, cambieremo l'Italia e difenderemo la libertà."
Così si chiude il discorso di Silvio Berlusconi. Metabolizziamo e poi passiamo ai commenti. A più tardi.
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Poco e niente. Berlusconi risponde all'intervento politico di ieri di Gianfranco Fini esclusivamente sulla riforma della costituzione, quello che realmente a lui preme in modo da poter esprimere un premierato più forte e per magari passare un fine carriera tranquillo al colle. Come preventivato Berlusconi ha fatto poca politica e molta propaganda evitando temi spinosi come ad esempio la laicità dello stato ed il testamento biologico. E' passato enunciando i punti salienti fatti dal governo soffermandosi sul futuro del partito più per slogan che per altro. C'era da aspettarselo, in un momento come questo di celebrazione, nella mente del cavaliere, tutto ci poteva stare tranne di sollevare vespai e criticità. Peccato, poteva essere, già oggi, un momento di confronto importante che comunque ci aspettiamo di vedere nel proseguio del cammino del Popolo della Libertà.
Noi chiudiamo qui il Live blog, ringraziamo tutti quelli che ci hanno seguito e vi diamo appuntamento più avanti con altre analisi di questa tre giorni di Roma. A presto!
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28 marzo 2009
Live Blog - Costituente PDL - 28 Marzo

Il secondo giorno è iniziato. Si è appena concluso l'atteso discorso di Gianfranco Fini. Fra poco i commenti. Stay Tuned!
Sul palco poche ore fa hanno parlato Giorgia Meloni, Renato Brunetta, Maria Stella Gelmini ed altri esponenti importanti della compagine di governo e del neo nato Partito del Popolo della Libertà. Ma il più atteso era Gianfranco Fini che è salito sul palco della "kermesse" azzura intorno alle 13:00.
Discorso atteso e di ampio repiro quello del presidente della Camera: «istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione costituente» e l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno» i punti focali della sua arringa.
«Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida follia di Berlusconi». Con queste parole Gianfranco Fini ha raggiunto l'apice di consenso nel suo discorso qui alla nuova fiera di Roma. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure (...) il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale». Con il Pdl, ha aggiunto il presidente della Camera, «nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse».
Ma ecco che nel discorso dell'ex premier di AN ha fatto capolino il tema spinoso dibattutto in questi giorni del testamento biologico: «Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico. La laicità - ha aggiunto il presidente della Camera - è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa».
Sul tema della carta costituzionale Fini è perentorio: «la seconda parte si deve cambiare». Se questo non accade, ha aggiunto, non può essere completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una «crisalide», «non potrà mai passare da crisalide a farfalla» In aggiunta, referendum, riforme e problema immigrazione a chiudere un bel discorso concluso con l'abbraccio di Silvio Berlusconi salito fianco a lui sul palco: "Quando si hanno gli stessi valori non ci si può sbagliare". A dopo per le analisi.
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Berlusconi ieri ha dovuto celebrare i 15 anni delle vittorie di Forza Italia. Non poteva fare altrimenti. Davanti ad un governo (ed in questo il premier ha sicuramente ragione) insostituibile (troppo il consenso popolare per pensare di poterlo scalzare) di fronte c'è una crisi economica senza precedenti. L'unica strada ieri per Silvio Berlusconi era di tornare a cavalcare l'ottimismo che ha caraterizzato questi primi mesi di governo. Allineato tutto il partito l'unico vero demone rimane la crisi che va combattuta con ogni mezzo. Difficile in questa situazione, per l'opposizione, sperare di poter anche minimamente scalfire una egemonia politica ormai palese. Perchè la sfida non sta tanto nel conquistare l'elettorato (basta pensare al passaggio di ieri sui presunti sondaggi e sulla convinzione del Cavaliere di poter addirittura arrivare al 51%) , per il premier la vera sfida si sposta nel cuore del sistema. Nella visione di Berlusconi, il consenso è quello delle istituzioni. Quello che gli permetterebbe di cambiare la carta costituzionale ed insediarsi "all'americana" sul colle. Questa è la verità. E domani dobbiamo aspettarci un passaggio sul futuro del Pdl da parte di Berlusconi il quale, probabilmente, vorrà gettare le basi, la linea e l'idea del neo nato partito. Quello che un po' ha fatto oggi Gianfranco Fini che, più che del passato, ha parlato del futuro senza sminuire l'entrata della destra italiana e della sua ideologia cambiata e ripulita dalle acque termali di Fiuggi. Ecco, il futuro del partito laico di Gianfranco Fini - che si sta già scontrando con quello etico di Berlusconi - probabilmente potremo valutarlo fra qualche tempo. Forse un vero partito conservatore ancora non l'abbiamo, di certo ci sono due grandi partiti che, sostanzialmente, hanno stessi ideali e stesse convinzioni. Forse sono fondamenta giuste. Tutto sta a vedere il dopo Berlusconi e le identità che lo sostituiranno.
Intanto le personalità dal palco si sussueguono. Hanno appena parlato Capezzone e Lupi. Questa sera toccherà a Schifani.
Domani invece sarà il momento di Silvio Berlusconi (intorno a mezzogiorno) a chiudere i lavori di questa costituente.
Siamo riusciti ad intercettare una "mosca bianca" qui al congresso del PDL: Diego Bianchi, noto blogger di sinistra (Zoro) e ormai noto anche per i suoi numerosi video riportati nella trasmissione "parla con me". Molto gentilmente si è prestato a rispondere a qualche nostra domanda;)
Ecco, qui la tecnologia non è stata benevola e la telecamera ha smesso di funzionare (misteri della fede). La domanda posta era riguardo al Pd ed al suo futuro
Per finire il saluto a Diego. Lo ringraziamo per la disponibilità e la simpatia
Probabilente domani avremo qualche intervista a qualche politico. Stateci attaccati come le cozze!!!!
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27 marzo 2009
LIVE BLOG - Costituente PDL 27-28-29 Marzo
Da una parte il presunto "partito di plastica", passato da un "predellino" al grande consenso popolare. Dall'altra un'altro partito con quarant'anni di storia politica alle spalle, con un passato fascista ed un presente culminato con il grande cambiamento di Fiuggi. In mezzo c'è Silvio Berlusconi a fare da collante, promosso a leader del nuovo "Popolo delle Libertà" dalla gente. Un bagno popolare iniziato 15 anni fa; un imprenditore che ha sconvolto, anche in maniera poco ortodossa, le vecchie regole cambiando per sempre, ora possiamo dirlo, la politica italiana. Finiti i rispettivi congressi, Forza Italia ed AN si incontrano a formare il primo grande partito conservatore della storia italiana ed anche in questa occasione RDM20 è presente qui alla nuova fiera di Roma per raccontarvi un evento, forse, di portata storica. L'upload del Live blog sarà, come al solito, fruibile dall'alto verso il basso. Troverete sempre, all'inizio dell'upload, la diretta. Stay tuned!
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17:29
Per ragioni di sicurezza la stampa è spostata distante dal padiglione principale. Da indiscrezioni Berlusconi dovrebbe fare il suo discorso verso le 18:30/19:00.
17:35
Inizia il congresso con l'Inno di Mameli. Anna Grazia Calabria (la più giovane onorevole italiana) sta ora parlando.
17:43
Ora Alemanno sul palco: "Saremo all'altezza della nostra sfida. Ora con i nostri due leader, Fini e Berlusconi, possiamo fare quello che il popolo italiano ci ha chiesto". Un messaggio stringato quello di Alemanno a fare da apripista a Silvio Berlusconi che si sta facendo largo tra la folla del padiglione principale della nuova fiera di Roma.
17:53
Ora giovani delegati sul palco in attesa del discorso di Silvio Berlusconi.
18:16
Berlusconi, a sorpresa, è seduto fianco a Fini (fra i due Schifani). Sul palco ora il rappresentante del PpE, Wilfred Martens
18:23
Ora sale sul palco Silvio Berlusconi. Un saluto all'alleato Umberto Bossi mentre il presidente del consiglio ricorda la lunga strada verso il partito unico. Un ricordo verso Piazza San Giovanni, quel 2 Dicembre che è stato l'inizio del grande consenso popolare e della richiesta da parte degli elettori azzurri del grande partito unico. Arringa di Berlusconi ai delegati: " I sondaggi oggi ci danno al 43,2%. Ed è inutile nascondere che il nostro obiettivo è arrivare al 51% e sappiamo come farlo"
18:44
Berlusconi continua difendendo la legge elettorale: " Grazie alla legge elettorale abbiamo dato governabilità al paese". Continua Berlusconi: "abbiamo deciso di chiamarci Popolo della Liberta, un nome indicato dai nostri elettori, scelto dalla nostra base recatasi spontaneamente ai nostri gazebo, dredendo al nostro progetto".
18:51
Cenni alla costituzione e ai padri fondatori americani nella parole del premier, passando per De Gasperi fino all'elogio della libertà: " Solo quando ci manca sappiamo quanto sia importante".
18:53
"Lo Stato come servitore del cittadino e non il contrario. Noi crediamo nei valori della tradizione cristiana, nel valore della vita". Berlusconi enuncia i valori del PdL fra gli applausi dei delegati (oltre 6000)
18:58
Così a caldo posso dire che il discorso di Berlusconi non spicca, ahimè, di originalità. Ma c'era da aspettarselo. Credo che la cosa più importante sia che il premier lascerà un grande partito conservatore. Toccherà molto probabilmente ai suoi successori cementare il grande miracolo (perchè di questo si tratta) che sta accadendo.
19:06
Ora Berlusconi chiama in causa gli alleati che confluiranno nel PdL sottolineando i meriti dell'MSI nella grande svolta della creazione di Alleanza Nazionale e del congresso di Fiuggi: " Una grande svolta quella di Fiuggi dove l'MSI ha capito di dover fare quel cambiamento. Lo sdoganamento della destra, questo termine avulso da questo contesto perchè era nomrale che le idee giuste si impongoino da sole. Ed un saluto davvero affettuoso a Gianfranco Fini che ha contribuito a formare questo grande partito grazie alla sua tenacia" . Grande applauso della platea a Gianfranco Fini.
19:07
Continua il saluto agli alleati del premier: Carlo Giovanardi, i liberali di Lamberto Dini, gli Italiani nel mondo di Sergio di Gregorio, Sandro biasotti, la destra libertaria di Bonocore, Benedetto della Vedova (Riformatori Liberali) e i cristiano popolari di Mario Baccini. Un saluto alla figlia di Craxi, Stefania. Durante il saluto grande applauso.
19:12
Cenno di Berlusconi ora agli altri alleati che non confluiranno all'interno del partito ma che fanno parte della compagine attuale di governo: Umberto Bossi, che Berlusconi ricorda come grande intercettatore del malessere del Nord produttivo verso uno Stato non capace di discernerne i bisogni
19:14
Berlusconi: "La sinistra passata indenne da Mani pulite e rimasta sempre quella, anche nei suoi cambiamenti. Non sono mai cambiati con quel loro presunto diritto di dover governare. Non è stato così. Nel '94 l'armata di Achille Occhetto non è riuscita a scalzarci."
19:23
"Quel passo riformatore fatto dalla sinistra europea non è mai stato fatto dalla sinistra italiana - continua Berlusconi - mentre noi andavamo avanti, loro andavano indietro. La destra italiana si è rinnovata, loro non ne sono stati capaci. Ed oggi si assiste ad un ritorno al passato, un carosello di trasformismi che lasciano con l'amaro in bocca: le loro alleanza si sono sempre dimostrate conservative non progressiste. " Ancora Berlusconi: " mentre noi portavamo a termine le nostre legislature la sinistra avvicendava presidenti del consiglio. Abbiamo tutti visto cosa è successo con il governo di Romano Prodi."
19:30
"Veltroni non ci lasciò indifferente al lingotto - replica il premier - ed invece abbiamo assisitito all'ennesimo bluff della sinistra. Oggi vediamo il segretario andarsene ed il suo vice a rinnegare tutto il percorso del suo ex leader per cercare di salvare il salvabile"
19:31
"Oggi la parola centro destra si è rivalutata - dice Berlusconi - la sinistra invece ha fatto vedere i suoi limiti, i suoi leader incapaci e persino il termine "sinistra" non piace a sinistra. Eppure una opposizione servirebbe a questo paese e noi aspettiamo fiduciosi"
19:35
"Ora dobbiamo dare avvio ad una nuova economia ed un nuovo benessere - continua Berlusconi - purtroppo abbiamo avuto in eredità una situazione terribile di deficit pubblico. Un handicap complicato, compreso una PA inefficente e troppo costosa rispetto agli altri paesi europei. Abbiamo un costo energetico spaventoso ed infrastrutture non adeguate ad un paese moderno come l'Italia. Grazie alla nostra legge obiettivo stiamo cercando di sanare questo deficit enorme."
19:42
Berlusconi sottolinea le azioni di governo di questi mesi, la scelta di campo, secondo il premier di schierarsi al fianco delle grandi democrazie occidentali e degli Stati Uniti d'America
19:50
"L'amicizia tra Europa e Stati Uniti deve essere più solida - sottolinea Berlusconi - sopratutto in questo momento di crisi. E più la crisi è grave e più dobbiamo porci con fiducia." Cenni Berlusconi anche alla sua politica estera, citando il caso georgiano.
20:04
"Oggi siamo l'unico governo possibile - continua Berlusconi - il destino del futuro del Pdl e di riunire tutte le forze democratiche del paese. L'autorità del governo deve trovare risposta nelle istituzioni. Sentiamo la costituzione e la onoriamo, sentiamo il patriottismo della nazione e delle radici cristiane umanistiche del nostro paese. Con questa speranza dichiaro aperti i lavori del nostro congresso fondativo. Ed invito sul palco i responsabili ed i simboli di quella identità."
Caldoro, La Russa, il Pri, Mussolini, i popolari liberali con Carlo Giovanardi, i liberal democratici di Lamberto Dini, De gregorio, il movimento politico della liguria, Bonocore, Lombardo, Baccini ed i cristiano popolari, la Brambilla e dell'Utri per ultimi chiamati sul palco da Silvio Berlusconi che saluta tutti i delegati.
20:09
Così si conclude il discorso di Silvio Berlusconi. Certo la retorica non è mancata, ma altro non c'era da aspettarsi. Grande attesa per domani per il discorso di Gianfranco Fini che si dovrebbe tenere verso le 12:30. Noi saremo qui per raccontarvelo. A domani.
P.s in alto la diretta continua ed i lavori del congresso ricominceranno verso le 21 con i presidenti delle regioni ed esponenti locali.
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24 marzo 2009
Semaforo rosso per Brunetta
L'operazione Mettiamoci la faccia è di sicuro successo per far sfogare i cittadini inferociti da una pratica che non giunge a termine, ma è ingiusta nei confronti di chi, pur essendo un ottimo lavoratore, si vede giudicato per colpe che spesso non sono le sue. La lungaggine burocratica di leggi che da sole già possono paralizzare il paese, e scelte politiche di amministratori locali che giocherellano tra piani urbanistici e bilancio senza conoscenza e competenze, non possono essere attribuite alla persona dietro uno sportello che sarà additato come incolpevole capro espiatorio di mancanze piramidali.
Iniziamo quindi dal principio cercando di spiegare quali siano in realtà i veri problemi degli Enti Locali, problemi che causano una spesa pubblica enorme gestita male e gravi disservizi al cittadino.
- Una labirintica ed elefantiaca legislazione. Ho avuto modo di sottolineare in passato che in realtà nessuno sa esattamente quante siano le leggi italiane che ogni cittadino dovrebbe conoscere. Una stima la attesta sulle 300 mila che, confrontate con una media di 7 mila di paesi come la Francia, la Germania e l'Inghilterra, già indica una difficoltà e snellezza nell'agire. Leggi che vengono modificate, leggi che ne abrogano altre, modifiche a pezzetti di singoli articoli, sentenze e letteratura richiedono spesso più tempo per essere esaminate che non per essere applicate. Eseguire una gara d'appalto sopra soglia comunitaria è un'opera titanica e implica spese non indifferenti con tempi indicibilmente lunghi, senza, peraltro, avere mai la certezza, anche nel caso di dirigenti onesti al limite della santità, di non incorrere in ricorsi o ricorrere all'autotutela per una postilla di una norma di cento anni fa che il legislatore si è dimenticato di cancellare. In questo bailamme legislativo il dirigente viene reso responsabile civilmente, penalmente e patrimonialmente degli atti che sottoscrive e, per questo, è obbligato a prendersi tutto il tempo che gli serve per produrre un bando e un capitolato a prova di bomba. Ma l'elefantiaca macchina delle disposizioni di legge si traduce anche in tempi lunghi per il cliente (come lo chiama Brunetta) o il cittadino, che deve iniziare l'iter per lo svolgimento di una pratica. E' vero che molto è stato snellito con l'introduzione dell'autocertificazione, ma è anche vero che il responsabile del procedimento è tenuto alla verifica delle attestazioni e a recuperare d'ufficio i documenti necessari che, seppur già in possesso della PA, ne richiedono comunque una ricerca o una richiesta, spesso presso Enti diversi, che hanno i loro bei 60 giorni per rispondere. Nel frattempo il procedimento viene sospeso. Indubbiamente la pazienza ha un limite ed ecco che scatta la faccina rossa nei confronti di chi mette la sua faccia anche per parlamentari dalla legge facile. Qualcuno potrà obiettare che esiste un testo unico per gli Enti Locali, ma chi ci lavora sà che non è sufficiente ed esaustivo perlomeno non consente di saltare a piè pari le migliaia di altre leggi che disciplinano l'attività amministrativa.
- Piante organiche sbilanciate e favoritismi. Una seria valutazione dei servizi pubblici da erogare presuppone l'adeguatezza, per quantità e qualità, del personale necessario. L'anarchia gestionale dei decenni passati ha fatto si che molti comuni si sono trovati con personale in largo esubero rispetto alle necessità e, soprattutto piccoli comuni, con carenze spaventose e, per un lungo periodo, incolmabili per il blocco delle assunzioni. Ancora peggio il caso di quelle piccole realtà dove arroganti amministratori incapaci di entrare nei meccanismi dei servizi pubblici, hanno praticato politiche scellerate nella gestione del personale mettendo in serie difficoltà anche la normali attività di routine. Ora la mobilità potrebbe garantire un riequilibrio sempre comunque subordinato alla lungimiranza degli amministratori locali ed al rispetto del patto di stabilità. Vi è poi un fenomeno che Brunetta non ha ancora toccato ma che farebbe bene a prendere in considerazione. Un Comune, soprattutto se di piccole dimensioni, è praticamente un famiglia, e quindi, con l'aiuto dei sindacati, succede spesso che dipendenti facenti parte di servizi cessati vengano riciclati in altri servizi amministrativi senza averne la vocazione, le conoscenze e senza fornire gli strumenti per una formazione seria atta alle nuove mansioni. E, sempre in fatto di qualità del personale, sarebbe auspicabile che il ministro, oltre alla trasparenza sugli incarichi esterni, ponesse attenzione sui posti di ruolo a tempo indeterminato di molti dipendenti, soprattutto ex politici. Un confronto incrociato tra amministrazioni locali, partiti politici, sindacati e grandi aziende pubbliche o a prevalente capitale pubblico, darebbe risultati sorprendenti. Non c'è bisogno che lo denunci io, ma sono certo che il risultato di siffatta indagine sarebbe che: l'ex sindaco di un comune è diventato impiegato o dirigente di un comune limitrofo, così l'ex assessore è ora presidente della tal azienda, o anche il sindacalista impegnato è stato assunto con pubblico concorso ma non si trova mai perchè contemporaneamente all'abbandono del ruolo sindacale è diventato segretario di partito. Si potrebbe andare avanti all'infinito. C'è quindi da chiedersi: quale può essere la produttività di questi onnipresenti funzionari di partito?
- La separazione delle competenze. E' legge dello stato, riportata anche a lettere maiuscole nel Testo Unico: Il funzionamento di una pubblica amministrazione separa nettamente la gestione politica (riservata al sindaco e agli organi collegiali, giunta e consiglio, ciascuno per le sue competenze) e gestione tecnica (riservata a dirigenti, responsabili di servizio e procedimento). In realtà l'ingerenza politica è asfissiante. Dall'indicazione di chi deve vincere il tal concorso pubblico, a chi sarebbe auspicabile vincesse la gara d'appalto, allo studio di procedure come minimo inconsuete per sbloccare qualche situazione imbarazzante, fino alla firma di atti palesemente con vizi di forma, di merito, di oppurtinità se non addirittura illegittimi. E' vero che un dirigente o un responsabile di procedimento potrebbe rifiutarsi di firmarli, ma è altrettanto vero che ci sono dinamiche (oserei dire quasi mobbing) per cui un dipendente preferisce assumersi le responsabilità pur di mantenere il posto e vivere tranquillo, magari sperando in una promozione. Chi vive e lavora in un piccolo ente, sa bene che l'assessore ricopre quasi più la figura di capo ufficio che non assolvere al suo potere di indirizzo. Questo è insopportabile ed un cancro della PA che deve essere estirpato.
- Il bluff dell'informatizzazione. Ogni comune è libero di gestire la propria struttura informatica come meglio crede. C'è chi investe molto perchè ci crede, e c'è chi scrive ancora con una vecchia macchina da scrivere. L'impiegato che si trova con fuori dalla porta il suo bel semaforo, ha un'efficienza pari al grado di informatizzazione che l'ente ha deciso di mettergli a disposizione (normalmente il centro di spesa è sempre fanalino di coda per lasciar spazio piuttosto ad auto di rappresentanza o manifestazioni di piazza dal sapore molto elettorale e poco culturale). Se una pratica eseguita con un buon sistema informatico richiede un minuto, fatta a mano con ricerche su scaffali impolverati giacenti in archivio può richiedere settimane. Colpa dell'impiegato fannullone? Certamente no. Ma l'informatizzazione ha anche un'altra faccia della medaglia: un business. Dunque, solo per esemplificare, le procedure di formazione e gestione del bilancio comunale sono uniche in tutta Italia, eppure lo Stato non dota i comuni di nessun software adeguato a snellire le procedure e rispettare le norme. Sarebbe semplice, utile ed economico. Un programma unico per gli oltre 8.000 comuni italiani permetterebbe un costo bassissimo, trasparenza nella gestione e faciliterebbe la mobilità perchè l'impegato di ragioneria che viene trasferito in un altro ente conoscerebbe già il software. Così purtroppo non è, e quindi si acquistano 8.000 licenze, con 8.000 gare d'appalto, 8.000 contratti, 8.000 software diversi e poche decine di fornitori che si arricchiscono a spese della collettività. Non voglio addentrarmi sui rapporti politici che possono intercorrere tra il fornitore di beni e servizi informatici e le amministrazioni locali. Basterebbe confrontare i costi di fornitura e manutenzione con la qualità del prodotto. Come non ricordare il portale italia.it costato allo Stato poco meno di 40 milioni di euro (il solo semplice e banale logo 100 mila euro). Il mondo dei webmaster è stato in fermento per mesi per l'esagerata cifra spesa rispetto alla miseria del prodotto offerto.
Questa piccola panoramica di macro-problematiche dovrebbero indurre, a mio avviso, a partire da provvedimenti strutturali alla fonte dei veri problemi e non farsi belli solo con populistiche e scontate iconografie del dipendente fannullone. Sicuramente anche il caffè di mezza mattina sarà illegale, ma non è da lì che bisogna partire. Il semaforo è assurdo, offensivo e assolutamente inutile perchè quasi sempre chi ci mette la faccia non è il vero responsabile del mal funzionamento della pubblica amministrazione. La legge del taglione "colpirli tutti per scovarne qualcuno" si dimostrerà un fallimento.
Da parte mia, dopo 28 anni di dirigenza in un Ente Pubblico, esasperato dalle responsabilità, dalle pressioni e dal marciume politico, dopo un infarto mi sono licenziato e ora riverso le mie competenze e conoscenze nel privato dove non c'è nessun Brunetta che tenga, nessun Sindaco o Assessore despota, ma solo voglia e soddisfazione economica e personale. Ah, dimenticavo, ai semafori preferisco le rotatorie... scorre meglio il traffico :)
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23 marzo 2009
Tutti per uno
Anche in questa legislatura sono presenti sostegni esterni, l'Italia dei Valori a centrosinistra e, a questo punto, la Lega nel centrodestra, oltre naturalmente ai battitori liberi ancora vivi e vegeti. Ma, tutto sommato, la garanzia di arrivare a fine legislatura senza sorprese, proprio per i numeri usciti dalle urne, è reale poichè non gioverebbe a nessuno un ennesimo stop alla attività parlamentare. Soprattutto in tempo di profonda crisi economica. L'intesa comune ai grandi di immunizzare anche nel futuro i partiti più piccoli con una soglia di sbarramento al 4% eviterebbe dispersione di voti e contaminazione politica al loro interno, e garantirebbe nel contempo una naturale alternanza alla guida del paese con un rapporto più pacifico e costruttivo tra maggioranza e opposizione. Per questo l'esito delle prossime elezioni politiche dipenderà principalmente dalla valutazione che gli italiani daranno all'attività e alle scelte del Governo Berlusconi. Sono quindi superflue e dannose le sterili critiche continue che, prima Veltroni poi Franceschini con tutto il suo seguito, rivolgono quotidianamente al Premier. Se qualche elettore di centrodestra (o di un qualunque partito minore) deciderà di non votare il PdL sarà solo per un oggettivo giudizio negativo sull'azione di Governo e non certo per i continui rimbrotti di Franceschini. Anzi, l'opposizione dura ad personam può essere letta, in piena crisi, come una mancanza di idee alternative ed al non voler collaborare al risanamento unendo le forze. Di contro la maggioranza, probabilmente consapevole di essere l'unica a potersi garantire la fiducia dei cittadini, sfodera un'intensa attività parlamentare. Sforna leggi, disegni di legge, proposte di riforme a tambur battente. Non la si può certo accusare di immobilismo o di prendere sottogamba i problemi del paese. Giudicare la bontà o meno delle singole scelte è invece nostra esclusiva prerogativa di italiani. I criticatutto in questo momento non servono, sono dannosi e, dati alla mano, perdono voti un po' ovunque.
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18 marzo 2009
Ricominciamo da uno
L'articolo 1 è, a dire di molti, il vero marchio ideologico della nostra Carta Costituzionale. Nel 1947 il punto e' stato oggetto di aspra discussione. E' anche interessante notare come in una piccola frase siano ricomprese tutte le critiche accennate pocanzi. L'Assemblea si trovò a dover scrivere la base della nuova libera nazione italiana confrontandosi con il testo sovietico che recitava: "L'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è uno Stato socialista dei lavoratori e dei contadini". Le proposte italiane furono tre, ultima delle quali fece da sintesi compromissoria e fu adottata:
"L'Italia è una Repubblica dei lavoratori"
(Palmiro Togliatti)
"L'Italia è una Repubblica fondata sui diritti della libertà e i diritti del lavoro"
(Ugo La Malfa e Gaetano Martino)
"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro"
(Amintore Fanfani)
Ciò che colpisce il normale cittadino è il fondamento: il lavoro. Sembra ben poca cosa per definire il principio dei princìpi di una nuova e libera nazione. Soprattutto astratto e, forse, parziale non ricomprendendo tutti quegli italiani che, per qualunque motivo, non lavoravano. Ma il motivo è da ricercarsi nel contesto storico di un'Italia che, come richiamato nel successivo articolo 4, solo con il contributo di ogni cittadino al "progresso materiale e spirituale della società" avrebbe potuto avviarsi verso ricostruzione e propsperità. Bisogna riconoscere che oggi non è più così perchè le dinamiche economiche internazionali passano anche attraverso altri canali più influenti e globalizzanti del solo lavoro del singolo cittadino, e la crisi in corso ne è chiara esemplificazione.
La proposizione con cui solitamente si apre una Costituzione ha un altissimo significato simbolico e, a sessant'anni dalla stesura non vi è dubbio che il solo lavoro non identifica il popolo inteso nella totalità dei cittadini, tanto meno il popolo può identificarsi in esso perchè un'attività (il lavoro) difficilmente può riconoscersi come valore fondamentale di una società.
La senatrice Donatella Poretti (Radicali italiani, eletta nel PD) ha pronunciato un discorso in aula proprio in supporto alla modifica dell'art. 1 della Costituzione. Nel testo (del quale consiglio la lettura integrale) oltre ad elencare le categorie che comprendono i milioni di Italiani che non possono materialmente riconoscersi nel valore fondamentale del lavoro, contesta anche la formula di Repubblica democratica, in pratica demolisce l'intero impianto dell'articolo 1. Le motivazioni non sono astratte ma, a mio avveso, ben giustificate e descritte:
"l’espressione 'Repubblica democratica' è insufficiente ad individuare e garantire quei diritti che, se non rispettati, determinano una vera e propria dittatura, sebbene formalmente 'democratica'. Cosa distingueva infatti la Repubblica democratica tedesca (DDR), la ex Germania dell’Est, dalla Repubblica democratica italiana? In ben 42 su 48 Paesi del continente africano vi sono state elezioni democratiche, ma quasi nessuno di questi gode di diritti così come nei Paesi cosiddetti occidentali. Una delle più feroci tirannie oggi al mondo è quella della Repubblica democratica popolare di Corea, anche conosciuta come Corea del Nord. La Repubblica islamica dell’Iran, per esempio, tiene regolari elezioni, eppure difficilmente potremmo paragonare il suo assetto istituzionale come una democrazia simile alla nostra. [...] Per questo motivo, l’Italia dovrebbe essere prima di tutto una Repubblica democratica fondata sulla libertà, intesa quale totalità dei diritti della persona, senza i quali verrebbe meno la distinzione con quelle 'repubbliche democratiche' che ieri, come oggi, opprimono intere genti nel nome della volontà popolare. La libertà trova la sua principale e massima protezione nello Stato di diritto: supremazia e rispetto della legge, in primis rispetto della Costituzione, Legge fondamentale di tutti i cittadini".
Porsi almeno il problema di individuare un elemento di unione ed un marchio di valori reali proprio in quel primo articolo così importante, credo sia un atto di onestà intellettuale e di affezione verso il proprio paese. I princìpi, se applicati, non sono vacui ma pesano come macigni nella classe politica e conseguentemente nella definizioni delle leggi. Oggettivamente, inoltre, quel primo articolo così generico e fuorviante, cozza contro i successivi 5 articoli dei princìpi fondamentali che esprimono invece, in senso compiuto, il concetto di libertà. La discussione sull'articolo 1 potrebbe essere proprio un punto di partenza per un confronto pacifico su possibili e, a mio avviso, auspicabili aggiornamenti e revisioni.
Per ultimo riporto la proposta di modifica fatta proprio dalla senatrice Poretti che credo essere un ottimo spunto di riflessione e dibattito:
“La Repubblica italiana è uno Stato democratico di diritto fondato sulla libertà e sul rispetto della persona”.
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16 marzo 2009
Cambiare la Costituzione è indispensabile
Il testo, approvato il 1° gennaio 1948, è fortemente influenzato da sei anni di guerra, e ancor più da vent'anni di dittatura fascista, non poteva essere altrimenti ed è giusto così, ma un'influenza ancor più forte è stata quella compromissoria dei diversi schieramenti politici che formavano l'Assemblea costitente. L'intesa che permise la realizzazione della costituzione è stata più volte definita «compromesso costituzionale», consistente in una commistione di concezioni politiche diverse, risultato di reciproche rinunce e successi. Le forze in seno all'assemblea, infatti, tendenzialmente, non avendo sicure idee sul possibile prosieguo della vita politica italiana, piuttosto che tentare di ostacolare le altre parti politiche, spinsero per l'approvazione di norme che rispecchiassero i rispettivi principi base. Giorgio La Pira sintetizzò le due concezioni costituzionali e politiche alternative dalle quali si intedeva differenziare la nascente Carta, distinguendone una "atomista, individualista, di tipo occidentale, rousseauiana" ed una "statalista, di tipo hegeliano". Un pasticcio insomma nato da idee contrapposte ben lontano dall'immagine demagogica che tutt'ora la sinistra sostiene a gran voce, sintetizzata da Piero Calamandrei: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nei carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione».
Un minimo di onestà politica vorrebbe che questi elementi storici unitamente ai radicali cambiamenti sociali, culturali ed economici che sono intercorsi da quel gennaio 1948 ad oggi, facessero riflettere sulla vetusità del testo e quindi la necessità di una revisione ed un aggiornamento, se non addirittura iniziare a pensare alla istutuzione di una moderna e nuova assemblea costituente, ma questo è per molti non solo impensabile, ma addirittura terroristico, non per niente ad ogni alito di vento si urla ad un "attentato alla Costituzione".
La guerra è un triste ricordo, ma è lontana dalle nuove generazioni che la studiano sui libri di storia, così come è lontana, lontanissima, la dittatura fascita in Italia. Pensare o considerare un pericolo che si possa tornare indietro è quantomeno assurdo. In un mondo globalizzato, con l'Europa unita come meta, le regole costituzionali dovrebbero basarsi su nuovi e importanti valori di sviluppo democratico e sociale, ambientale, sulle nuove tecnologie di comunicazione, sui rischi di una economia selvaggia o sulle garanzie per i giovani, gli anziani, le fasce più deboli della popolazione. Altrimenti non ci potrà essere nemmeno un processo di rinnovamento politico che appare ormai indispensabile.
Molti italiani nemmeno l'hanno letta sta benedetta Costituzione, molti non hanno neanche la più pallida idea di cosa possa contenere e quali principi vi siano espressi. Eppure con ottocentesco amor di patria o, più semplicemente, per partito preso, la difendono a spada tratta. Facciamo almeno un piccolo sforzo per leggere l'indice, qualche articolo. Fortunatamente anche nel PD (e mi auguro anche nel PdL con sempre maggior convinzione) c'è chi ragiona con la testa e non con la tessera. Mi riferisco in particolare a Matteo Renzi, candidato sindaco a Firenze, il quale con molta tranquillità, come deve essere, ha detto in più sedi che "La Costituzione va cambiata; andrebbe attualizzata sin dai principi fondamentali". Naturalmente è stato subito additato come untore, insomma il solito attentatore alla sacra carta. Renzi, che apprezzo, non si tira indietro e rivendica il suo diritto ad esprimersi sull'argomento: "In un libro di tre anni fa 'Tra De Gasperi e gli U2' ho sottolineato l'esigenza di attualizzare i contenuti della Suprema Carta rispetto a un mondo in rapido cambiamento. Ho parlato della necessita' di tutelare in modo piu' incisivo i nuovi lavori, l'eguaglianza sostanziale, il rapporto con l'Unione Europea, le nuove sfide dell'ambiente, il pluralismo religioso e via dicendo. Ne ero convinto allora, ne sono convinto oggi''. Dunque, ribadisce il candidato sindaco, ''non ho mai attaccato i principi fondamentali della Costituzione, non intendo farlo e appartengo a una generazione che e' grata ai padri fondatori della Repubblica e a chi ha combattuto per dare al Paese democrazia e liberta'. Pero' - precisa - 'rivendico per me e per la mia generazione il diritto al futuro. Un futuro dove si possa riflettere con serenita' del domani, rispettando il passato e costruendo il futuro".
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02 marzo 2009
Index of Economic Freedom 2009

L'Indice della libertà economica (in inglese Index of Economic Freedom) è un indice che individua dieci diversi tipi di misurazioni utili per capire il grado di libertà economica di un paese. È stato creato dal The Wall Street Journal e dalla The Heritage Foundation. Da poco tempo è uscita la classifica per il 2009 ed è una fortuna per gli Stati Uniti che il tragicomico piano finanziario di Barack Obama sia solo agli esordi. Grazie a questo infatti il paese a "stelle & strisce" gode ancora di un ottima posizione: 6° posto, fra la Nuova Zelanda ed il Canada.
Lascia invece parecchio perplessi che fra le prime 10 nazioni in classifica sia presente un solo paese che adotti l'Euro (Irlanda). Di certo in Europa avremo anche banche più forti e più adatte a controllare la crisi e gli "asset tossici", ma sia ora, che prima, la "predisposizione" a prestare denaro, da parte dei nostri istituti, è rimasta pressochè la stessa. Ci domandiamo allora: meglio 30 anni da "farfalloni gaudenti" con qualche capitombolo o 30 anni da ultra-sfigati sempre e comunque, crisi o non crisi?
Ah, nella classifica, il nostro paese, si trova qua:
Technorati Tags: libertà, libero mercato, sfigati, Obama
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