09 settembre 2009

Media all'attacco



Il Brasile ha battuto 3-1 l’Argentina nel girone per le qualificazioni ai prossimi mondiali di calcio. Maniaci del pallone a parte, chi se ne frega? Giusto. Allora perché dovrebbe interessare alla nazione intera se la signorina Noemi afferma di non essere lei la causa del divorzio tra il premier e la sua consorte? Giusto anche questo. Però le parole della signorina sono spesso il primo titolo di apertura dei quotidiani nazionali. E’ solo un esempio della dilagante campagna mediatica messa in piedi dai giornali dell’opposizione. Obiettivo: scaricare su Berlusconi un’ondata di biasimo internazionale e costringerlo così alle dimissioni. Dai dieci comandamenti alle dieci domande: come nel caso biblico, l’ambizione è radunare un dissenso totale contro Berlusconi. Attenzione: non c’è spazio per il compromesso o il dialogo. Questi vogliono una cosa sola: una piazza Loreto umanitaria, cioè senza il finale della pompa di benzina. Altro che giustizia, a meno di non considerare come giustizia quella della gogna e della scure. Tutta questa campagna d’odio è finalizzata a dipingere Berlusconi come il tiranno d’Italia. Nient’altro. Questo obiettivo è l’ultimo e l’estremo. Se fallisce, finisce ogni opposizione. Ecco perché hanno messo in campo ogni mezzo di comunicazione e mobilitazione: dai giornali fino ad internet. Articoli, editoriali, petizioni, articoli per l’estero, gruppi online, siti internet. E’ tutto un fermento mediatico, una comunicazione politicizzata mai come prima. E’ una guerra civile mediatica, che tuttavia è combattuta solo da una parte, perché la destra conferma la difficoltà a gestire la sua comunicazione, rischiando di finire travolta. E’ un vero paradosso pensando alla supremazia del premier nella proprietà dei media – ma in questo caso il possesso non conduce (ancora) all’uso. C’ha provato Feltri, ma è stato l’unico, quindi è caduto vittima della mentalità italiana che bastona chiunque non faccia quello che fa la maggioranza – e in questo momento il primo comandamento è bastonare mediaticamente Berlusconi. Sul fronte opposto è fallita la mobilitazione delle piazze, giacché non s’è vista una sola marcia con bandiere e trombe per chiedere le dimissioni del premier. Quindi non è rimasta altra scelta che quella di mediatizzare l’antiberlusconismo spogliandolo di ogni contenuto politico e di ogni collegamento partitico: pura propaganda. La propaganda non è più al servizio del potere. E’ il potere che si è rarefatto in una propaganda globale. I giornalisti sono i fanti, gli intellettuali sono la cavalleria e le pagine dei giornali diventano corazzate che puntano i loro cannoni contro Palazzo Chigi. Il D-Day è iniziato.

(pubblicato su Avanti! martedì 8 settembre 2009)

1 Comment:

Anonimo said...

google chrome mi segnala questo sito come infetto e pericoloso per il pc.

vedete un po' da cosa dipende.

JL