10 settembre 2009

Le opposte retoriche



Procure che tramano? Complotti per far cadere il governo? Può essere vero. Ma può anche essere una trappola. Siamo in stato di guerra mediatica. I principali media, chi in prima in linea e chi nelle retrovie, tengono Berlusconi nel mirino. Tanti sparano, alcuni centrando la mira, altri mancandola. Vita privata, politica, passato e presente di Berlusconi – tutto è in pericolo. Quindi anche il governo. Quindi scattano le reazioni di difesa, denunciando queste macchinazioni, che poi sono sempre le stesse dal 1994 ad oggi. Ma questa risposta, forse troppo istintiva, abbassa il governo e il suo capo allo stesso livello dei suoi accaniti diffamatori. In guerra ogni mezzo o quasi è lecito. Ma Berlusconi è il governo, cioè le istituzioni, le quali non possono agire come forze politiche. Il Pdl, come partito, può farlo. Il governo no, perché è lo stato. La trappola è di cadere nel gioco delle opposte retoriche: da una parte c’è la dittatura di Berlusconi, dall’altra l’eversione dei giudici e della sinistra, lo spettro di elezioni anticipate e il solito governo tecnico. Non sono fantasie. E’ già accaduto. Ma uno sprint sull’azione di governo farebbe rimangiare tutte le calunnie di un’opposizione impalata all’antiberlusconismo. Repubblica colpisce, Berlusconi risponde. Uno a uno e palla al centro, cioè ennesima guerra civile morbida, senza proiettili e senza sangue, ma con tanto disordine e conflittualità. Le opposte retoriche sono come gli eredi plebei delle nobili ideologie del passato – ma il lignaggio non conta quando il finale è in puro stile hobbesiano: ieri si scontravano le visioni del mondo; oggi homo homini lupus.

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