14 settembre 2009

La soluzione: Berlusconi indichi il suo successore



Dato che si è autoproclamato premier “torero”, bisogna tagliare la testa al toro. E quel toro è la successione di Berlusconi. Il dato di fatto più dirompente in questi ripetuti dissidi tra Berlusconi e Fini è il fattore B, cioè la biologia: Berlusconi è il fondatore e il presente del Pdl. Ma non sarà il suo futuro. Fini è stato il passato della prima repubblica e oggi non si capisce bene, nemmeno lui, viste le sue sbandate, che cosa ci sta a fare. Ma è Fini il futuro della destra, con o senza il Pdl. Non sarà Casini, né altre ipotesi neo-centriste che da quindici anni a questa parte continuano sempre a fallire. Fini vuol dire futuro. Il problema nel problema è che Berlusconi è incastrato benissimo nel suo ruolo. All’opposto Fini è ancora troppo evanescente, col suo alto scranno di Montecitorio che gli permette di sporgersi per immaginare larghe intese e ammiccamenti. Figurarsi se la post-sinistra, conficcata nella sua voraginosa crisi non si aggrappa a qualunque proposta (in)decente, pure se proviene da un ex fascista che è il principale alleato del peggior nemico del’intera sinistra. Chi va preso sul serio? Fini che va a sinistra o la sinistra che va a destra? Nessuno dei due, perché sono entrambe manovre politiche finalizzate a sbloccare uno stato d’insoddisfazione (Fini) e di emergenza (la sinistra). Allora si tratta di individuare una grammatica politica che consenta di coniugare il presente di Berlusconi insieme al futuro di Fini – senza cadere in strafalcioni ideologici o in puntuali lotte intestine. In una congiuntura dove la post-sinistra si è sbriciolata e non riesce a mobilitare gli elettori, la destra può assestare il colpo di grazia. Ma deve farlo in modo unitario. L’operazione più impegnativa e benefica può compierla solo Berlusconi: indicare chiaramente chi sarà il suo successore. In questo modo se sarà Fini, l’ex fascista non avrà più bisogno di corteggiare così apertamente i suoi avversari. Dovrà prepararsi a guidare il Pdl che verrà, cioè fra due anni, se la legislatura non finisce in modo prematuro. Questo costringerà Fini a lavorare più vicino a Berlusconi e ad aprire meno la bocca. Altrimenti, se il dopo Berlusconi sarà affidato ad un’altra personalità, forse Tremonti o qualche “homo novus”, allora Fini potrà preparare le valigie per iniziare il suo viaggio in direzione del Quirinale, per il quale, ovviamente, gli serve il nulla osta della sinistra. Guarda caso le prossime elezioni del presidente della repubblica avranno luogo, sempre se la salute di Napolitano regge, proprio un anno dopo le prossime elezioni politiche. Elezioni e Quirinale sono due appuntamenti fondamentali per la carriera politica di Fini. Sono anche due appuntamenti dietro l’angolo. Basta solo che Berlusconi guardi alla sua data anagrafica e decida di ritirarsi a vita privata, dove potrà liberamente godersi tutti i frutti della vita, senza fotografi indiscreti e giornalisti malintenzionati. Diventerà il padre della patria, sarà applaudito da tutti, pure dai nemici felici di non ritrovarselo in politica. La destra avrà una nuova generazione di leader e la sinistra si sarà definitivamente disintegrata oppure si sarà convertita in qualcosa di presentabile. Sarà anche il raro caso in cui un politico italiano non vuole governare fino a ottant’anni suonati. Ma prima di tutto questo scenario idilliaco, Berlusconi deve fermarsi e dire chi, secondo lui, sarà il suo successore.

(pubblicato su Avanti! sabato 12 settembre 2009)

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