Il contadino afghano vittima di mutilazione solo per aver votato ha impartito al mondo una lezione straordinaria di coraggio civile. Invece noi, figli dell’occidente che ha forgiato la democrazia e la libertà contro la tirannia, stiamo qui a confrontarci tra laici e cattolici, tra boffisti e feltristi, tra finti moralisti e altrettanto finti giustizialisti. Asia batte Europa. Gli eredi dei persiani dimostrano di aver colto l’essenza della democrazia meglio dei successori dei greci. Qui, dove non si rischia nulla, non abbiamo più voglia di andare a votare. Quello che veniva bollato con tono sprezzante come il terzo mondo, oggi diventa l’esempio di un’umanità che lotta per l’avvenire. L’Occidente ha perso la forza di combattere per i suoi ideali – forse perché li ha raggiunti, conquistati, spremuti e ora non sa cosa farne. Meglio una giornata al mare, dicono in tanti, piuttosto che fare la coda al seggio. A votare ci sembra quasi di sporcarci le mani con la scheda elettorale. Il massimo della grinta è scegliere il male minore: voto X perché Y è peggio, anche se X non mi rappresenta e non mi ispira fiducia. Non bastano i migliori motivi e le condizioni materiali più propizie per vincere quest’apatia e partecipare attivamente alla vita politica. In Afghanistan, dove quasi nessuno ha niente, la politica ha un valore inestimabile per tanti, talvolta più della vita stessa, anche se non porta benefici concreti. E’ un paradosso vergognoso per noi e nobilitante per loro, che non sanno neanche cosa sia la democrazia e la libertà – eppure la cercano a costo di tutto, perché hanno capito qualcosa che noi abbiamo dimenticato. La politica ha ancora un senso, persino quando porta soltanto una flebile speranza di remoto miglioramento. Chi sta peggio? L’afghano mutilato fisicamente o l’italiano mutilato politicamente?
03 settembre 2009
Kabul batte Roma
Il contadino afghano vittima di mutilazione solo per aver votato ha impartito al mondo una lezione straordinaria di coraggio civile. Invece noi, figli dell’occidente che ha forgiato la democrazia e la libertà contro la tirannia, stiamo qui a confrontarci tra laici e cattolici, tra boffisti e feltristi, tra finti moralisti e altrettanto finti giustizialisti. Asia batte Europa. Gli eredi dei persiani dimostrano di aver colto l’essenza della democrazia meglio dei successori dei greci. Qui, dove non si rischia nulla, non abbiamo più voglia di andare a votare. Quello che veniva bollato con tono sprezzante come il terzo mondo, oggi diventa l’esempio di un’umanità che lotta per l’avvenire. L’Occidente ha perso la forza di combattere per i suoi ideali – forse perché li ha raggiunti, conquistati, spremuti e ora non sa cosa farne. Meglio una giornata al mare, dicono in tanti, piuttosto che fare la coda al seggio. A votare ci sembra quasi di sporcarci le mani con la scheda elettorale. Il massimo della grinta è scegliere il male minore: voto X perché Y è peggio, anche se X non mi rappresenta e non mi ispira fiducia. Non bastano i migliori motivi e le condizioni materiali più propizie per vincere quest’apatia e partecipare attivamente alla vita politica. In Afghanistan, dove quasi nessuno ha niente, la politica ha un valore inestimabile per tanti, talvolta più della vita stessa, anche se non porta benefici concreti. E’ un paradosso vergognoso per noi e nobilitante per loro, che non sanno neanche cosa sia la democrazia e la libertà – eppure la cercano a costo di tutto, perché hanno capito qualcosa che noi abbiamo dimenticato. La politica ha ancora un senso, persino quando porta soltanto una flebile speranza di remoto miglioramento. Chi sta peggio? L’afghano mutilato fisicamente o l’italiano mutilato politicamente?

































































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