21 giugno 2009

Iran: Tolta la maschera, il nulla

Con Ahmadinejad le cose non sono cambiate più di tanto a Teheran. La dittatura teocratica e brutale degli ayatollah ha continuato a confiscare le ricchezze ed il futuro dell’Iran. Lo sperpero di soldi conquistati con il petrolio - incamerati dai miliziani basiji e dai pasdaran - non ha fatto che confermare i privilegi dei pochi a danno dei molti.
48 milioni di iraniani erano chiamati al voto, confermando la presenza alle urne intorno all’85% degli aventi diritto. Un risultato incredibile, tanto quanto la vittoria dell’uscente leader iraniano, fasulla quanto inverosimile. Nel 1979 tanti furono gli iraniani non votanti. Il 12 giugno invece si sono viste le file davanti ai seggi ed il cinismo classico di Teheran e provincia è forse scomparso dietro la voglia di libertà e di riformismo di un popolo deluso e arrabbiato dalla riconferma di Ahmadinejad: figlioccio di Khamenei, laico atipico e amato/odiato da molti ajatollah e religiosi. A sentire gli iraniani c’è da gridar vendetta per come il loro leader abbia gestito l’economia del paese con la parte più povera ancora a sostenerlo più per deriva populista che per altri motivi.
Ma questa volta forse qualcosa è cambiato per sempre: Ahmadinejad potrà anche restare presidente dell’Iran, ma la sua legittimità è stata radicalmente messa in discussione davanti al mondo intero grazie ad un voto. Un risultato davvero incredibile se pensiamo alle repressioni anti democratiche alle manifestazioni di questi giorni.

I riformisti (250.000? 500.000? 1.000.000?) scesi in piazza non erano scontenti, erano furiosi e liquidare l’opposizione ad Ahmadinejad come un fenomeno da quartieri alti di Teheran , cioè dei ricchi, è quantomeno riduttivo e fuorviante.
L’idea che il leader iraniano abbia vinto a valanga è ovviamente ridicola e questo lo sanno a Teheran come lo sanno anche in Occidente. Primo fra tutti lo sa Barack Obama, un presidente dimostratosi debole e non solo in questa occasione. Ricordiamo i fatti Georgiani dove stette in silenzio prendendo poi alla fine timide posizioni così come in questo caso. Non sarà certo il nulla osta al “nucleare pacifico” che farà stare calmi i “pasdaran” di turno. Come scrive Panebianco oggi sul Corriere: come sarà possibile per l’Occidente “tenere sotto controllo una dittatura che ferma la sua opposizione con il sangue”? Ma soprattutto come sarà possibile per il nuovo “Commander in Chief” americano calmierare e risolvere le innumerevoli difficoltà in politica estera, utilizzando l’ideologia del “Soft Power” però inesistente? Il rigore diplomatico nel mostrare i muscoli senza adoperarli funziona poco. Soprattutto quando i muscoli non si hanno. Ne sapeva qualcosa Bill Clinton che in politica estera non ne azzeccò una. E ne sapeva qualcosa Ronald Reagan che con il soft power ha vinto la guerra fredda.
L’Occidente è colpevole nel seguire le timide reazioni di Obama alla nuova ascesa di Ahmadinejad, ma cos’altro potrebbe se il suo boss risulta un “bluff”?

Durante la campagna elettorale iraniana ci eravamo illusi dello spazio concesso dal regime a tutte le forze in campo. I giovani insieme ai vecchi avevano partecipato in massa ai comizi politici dei vari schieramenti. Una prova di democrazia che aveva un po’ stupito tutti e che ha dato slancio alla popolazione che infatti si è recata alle urne forse incredula davanti a tutta questa libertà.
Al destino però non manca certo il senso dell’ironia e la repressione dei sostenitori di Hossein Moussavi, culminata nel sangue, ha fatto ripiombare Teheran in un baratro senza fondo con l’Occidente impaurito ed immobile a guardare .

0 Comments: