06 maggio 2009

Nuovo medioevo italiano



L’Italia è una monarchia. Infatti solo nelle monarchie il dibattito pubblico è incentrato sugli affari privati del re, perché dalle sue vicende biografiche dipende la vita politica del regno. E' ciò che succede con Berlusconi. La sua più grande conquista è aver trasformato l’Italia in una monarchia mediatica incentrata sulla sua vita sentimentale, le sue gaffes con i giornalisti e le sue scorribande amorose. Le vicende della vita privata di Berlusconi scatenano conseguenze politiche di primo piano. Si passa dal gossip di bassa lega per culminare nel complotto politico e passare attraverso lo scandalo a luci rosse. Ci vanno di mezzo le liste per le elezioni europee e imbarazzanti incidenti diplomatici che fanno sudare freddo. Tutto ruota intorno a lui, alla testa coronata e alla sua famiglia. La politica, cioè le istituzioni e i partiti, vengono declassati a comparse in secondo piano. Ad un mese dalle elezioni amministrative ed europee gli occhi del pubblico, per l’ennesima volta, sono appiccicati addosso alla privacy di Berlusconi. Il possibile divorzio rischia di nuocere alla reputazione del re, perchè l'abbandono della regina è un affronto insopportabile. Allora il monarca repubblicano deve ricorrere alla sua personale tribuna politica, una trasmissione televisiva ovviamente, per parlare alla nazione dei tele-sudditi e metterci una pezza. Basterà a far cambiare idea alla consorte sul piede di guerra? Sembra la trama di una soap-opera. Invece è roba da prima pagina, persino sulle pagine dei giornali internazionali. Però questo surplus di visibilità si capovolge nel suo opposto. La monarchia repubblicana deve pagare lo scotto della gogna mediatica, che mette il re a nudo di fronte a milioni di perfetti sconosciuti. Ecco la rivisitazione del principio di uguaglianza: re Silvio sulla graticola da Vespa, a parlare dei fatti suoi come fossero ragion di stato. Un re dei media, un presidente del consiglio, l’uomo che ha cambiato l’Italia si riscopre un uomo solo che deve salvare il suo matrimonio. Il re dai modi tirannici che ritorna uomo fragile davanti agli occhi dei sudditi, gli intrighi di corte e il popolo che assiste in silenzio, tra rassegnazione e indifferenza: benvenuti nel nuovo medioevo italiano.

4 Comments:

Capitan Da Barca said...

e no, non sono d'accordo...
1) cavolo qui si entra proprio nel mio territorio...
2) Confondete il Medioevo con la Monarchia assoluta, creazione del Rinascimento che vide il proprio culmine nel XVI e XVII secolo. Quindi siamo ampiamente nell'età moderna. La vostra confusione è ben espressa anche dall'immagine che utlizzate, di stile ed ambiente neoclassico.
3) Il Medioevo, soprattutto in Italia, è il periodo dei "Corpi Intermedi": ogni uomo era parte di qualcosa (Ordine, comunità corporazione ceto) e, come tale, ci si aspettava che si comportasse. Il Cavaliere ed il nobile dovevano governare e difendere, il contadino lavorare la terra con profitto, l'artigiano produrre beni di qualità, dei quali rispondeva di persona verso la corporazione, il monaco pregare e studiare etc. La capacità di svolgere la propria funzione era indicativa del ruolo che si svolgeva: un Re era tale quando era in grado di governare, poteva avere 10 anni, o poteva non diventarlo mai. La vita privata era irrilevante, fino a quando non limitava le proprie qualità ed il proprio ruolo, oppure non andava contro precetti di fede.

Se mai si dovrebbe parlare di "Nuova Monarchia assoluta" :) , dove veramente tutto girava attorno al Re ed alla sua dinastia... Questo aveva dei lati negativi (Simili a quelli di oggi), ma paradossalmente anche positivi: Colbert piantava querce centenarie per fornire il legname alla flotta francese del secolo successivo. Quanti governanti moderni farebbero investimenti a così lungo termine ?

Gabriele Cazzulini said...

Grazie dell'erudita dissertazione :) ma qui siamo in Italia, dove le aule accademiche sono peggio delle latrine dei militari e dove cultura si scrive con la q - saluti!

Anonimo said...

Io direi che CERTE aule accademiche sono latrine. Non tutte, non seguire anche tu i precetti del monarca per piacere.

hamelin said...

Non mi sembra molto civile la risposta alle giustissime osservazioni di Capitan da Barca intorno alle fesserie pseudo-storiche scritte nel post.
En passant, definire "graticola" l'intervista zerbinata di Vespa è piuttosto ridicolo...