Ormai è diventata una battaglia politica senza quartiere quella che vede il centrosinistra impegnato nella strenua difesa della nostra vecchia Costituzione, ed il centrodestra possibilista verso un aggiornamento. "La Costituzione non si tocca!" è lo slogan del PD, o almeno di una parte dei suoi aderenti, con l'Unità che titolava, poche settimana orsono, l'intera prima pagina con "La Costituzione siamo noi", appropriandosi e facendo garante la sinistra italiana del sacro testo. L'ultimo episodio, sinceramente un po' penoso, è stato l'ex presidente Oscar Luigi Scalfaro da solo su un palco enorme in una piazzetta semivuota a ribadire il suo ormai storico "non ci sto". Il dibattito politico sempre più cozza contro questa palla al piede della immutabilità senza condizioni. E' un po' come l'ormai celebre "resistere, resistere, resistere" di borelliana memoria che palesava con noncuranza le proprie simpatie politiche nonostante il ruolo super partes che avrebbe dovuto caratterizzarlo. E che la sinistra italiana, ex PCI, abbia lavorato alacremente alla stesura del dettato costituzionale è più che evidente anche ad una lettura superficiale. L'ex Presidente Cossiga ha recentemente dichiarato che la Costituzione è stata il frutto di mosse e contromosse, garanzie reciproche tra democristiani e comunisti, una sorta di Yalta nostrana.
Il testo, approvato il 1° gennaio 1948, è fortemente influenzato da sei anni di guerra, e ancor più da vent'anni di dittatura fascista, non poteva essere altrimenti ed è giusto così, ma un'influenza ancor più forte è stata quella compromissoria dei diversi schieramenti politici che formavano l'Assemblea costitente. L'intesa che permise la realizzazione della costituzione è stata più volte definita «compromesso costituzionale», consistente in una commistione di concezioni politiche diverse, risultato di reciproche rinunce e successi. Le forze in seno all'assemblea, infatti, tendenzialmente, non avendo sicure idee sul possibile prosieguo della vita politica italiana, piuttosto che tentare di ostacolare le altre parti politiche, spinsero per l'approvazione di norme che rispecchiassero i rispettivi principi base. Giorgio La Pira sintetizzò le due concezioni costituzionali e politiche alternative dalle quali si intedeva differenziare la nascente Carta, distinguendone una "atomista, individualista, di tipo occidentale, rousseauiana" ed una "statalista, di tipo hegeliano". Un pasticcio insomma nato da idee contrapposte ben lontano dall'immagine demagogica che tutt'ora la sinistra sostiene a gran voce, sintetizzata da Piero Calamandrei: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nei carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione».
Un minimo di onestà politica vorrebbe che questi elementi storici unitamente ai radicali cambiamenti sociali, culturali ed economici che sono intercorsi da quel gennaio 1948 ad oggi, facessero riflettere sulla vetusità del testo e quindi la necessità di una revisione ed un aggiornamento, se non addirittura iniziare a pensare alla istutuzione di una moderna e nuova assemblea costituente, ma questo è per molti non solo impensabile, ma addirittura terroristico, non per niente ad ogni alito di vento si urla ad un "attentato alla Costituzione".
La guerra è un triste ricordo, ma è lontana dalle nuove generazioni che la studiano sui libri di storia, così come è lontana, lontanissima, la dittatura fascita in Italia. Pensare o considerare un pericolo che si possa tornare indietro è quantomeno assurdo. In un mondo globalizzato, con l'Europa unita come meta, le regole costituzionali dovrebbero basarsi su nuovi e importanti valori di sviluppo democratico e sociale, ambientale, sulle nuove tecnologie di comunicazione, sui rischi di una economia selvaggia o sulle garanzie per i giovani, gli anziani, le fasce più deboli della popolazione. Altrimenti non ci potrà essere nemmeno un processo di rinnovamento politico che appare ormai indispensabile.
Molti italiani nemmeno l'hanno letta sta benedetta Costituzione, molti non hanno neanche la più pallida idea di cosa possa contenere e quali principi vi siano espressi. Eppure con ottocentesco amor di patria o, più semplicemente, per partito preso, la difendono a spada tratta. Facciamo almeno un piccolo sforzo per leggere l'indice, qualche articolo. Fortunatamente anche nel PD (e mi auguro anche nel PdL con sempre maggior convinzione) c'è chi ragiona con la testa e non con la tessera. Mi riferisco in particolare a Matteo Renzi, candidato sindaco a Firenze, il quale con molta tranquillità, come deve essere, ha detto in più sedi che "La Costituzione va cambiata; andrebbe attualizzata sin dai principi fondamentali". Naturalmente è stato subito additato come untore, insomma il solito attentatore alla sacra carta. Renzi, che apprezzo, non si tira indietro e rivendica il suo diritto ad esprimersi sull'argomento: "In un libro di tre anni fa 'Tra De Gasperi e gli U2' ho sottolineato l'esigenza di attualizzare i contenuti della Suprema Carta rispetto a un mondo in rapido cambiamento. Ho parlato della necessita' di tutelare in modo piu' incisivo i nuovi lavori, l'eguaglianza sostanziale, il rapporto con l'Unione Europea, le nuove sfide dell'ambiente, il pluralismo religioso e via dicendo. Ne ero convinto allora, ne sono convinto oggi''. Dunque, ribadisce il candidato sindaco, ''non ho mai attaccato i principi fondamentali della Costituzione, non intendo farlo e appartengo a una generazione che e' grata ai padri fondatori della Repubblica e a chi ha combattuto per dare al Paese democrazia e liberta'. Pero' - precisa - 'rivendico per me e per la mia generazione il diritto al futuro. Un futuro dove si possa riflettere con serenita' del domani, rispettando il passato e costruendo il futuro".
Il testo, approvato il 1° gennaio 1948, è fortemente influenzato da sei anni di guerra, e ancor più da vent'anni di dittatura fascista, non poteva essere altrimenti ed è giusto così, ma un'influenza ancor più forte è stata quella compromissoria dei diversi schieramenti politici che formavano l'Assemblea costitente. L'intesa che permise la realizzazione della costituzione è stata più volte definita «compromesso costituzionale», consistente in una commistione di concezioni politiche diverse, risultato di reciproche rinunce e successi. Le forze in seno all'assemblea, infatti, tendenzialmente, non avendo sicure idee sul possibile prosieguo della vita politica italiana, piuttosto che tentare di ostacolare le altre parti politiche, spinsero per l'approvazione di norme che rispecchiassero i rispettivi principi base. Giorgio La Pira sintetizzò le due concezioni costituzionali e politiche alternative dalle quali si intedeva differenziare la nascente Carta, distinguendone una "atomista, individualista, di tipo occidentale, rousseauiana" ed una "statalista, di tipo hegeliano". Un pasticcio insomma nato da idee contrapposte ben lontano dall'immagine demagogica che tutt'ora la sinistra sostiene a gran voce, sintetizzata da Piero Calamandrei: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nei carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione».
Un minimo di onestà politica vorrebbe che questi elementi storici unitamente ai radicali cambiamenti sociali, culturali ed economici che sono intercorsi da quel gennaio 1948 ad oggi, facessero riflettere sulla vetusità del testo e quindi la necessità di una revisione ed un aggiornamento, se non addirittura iniziare a pensare alla istutuzione di una moderna e nuova assemblea costituente, ma questo è per molti non solo impensabile, ma addirittura terroristico, non per niente ad ogni alito di vento si urla ad un "attentato alla Costituzione".
La guerra è un triste ricordo, ma è lontana dalle nuove generazioni che la studiano sui libri di storia, così come è lontana, lontanissima, la dittatura fascita in Italia. Pensare o considerare un pericolo che si possa tornare indietro è quantomeno assurdo. In un mondo globalizzato, con l'Europa unita come meta, le regole costituzionali dovrebbero basarsi su nuovi e importanti valori di sviluppo democratico e sociale, ambientale, sulle nuove tecnologie di comunicazione, sui rischi di una economia selvaggia o sulle garanzie per i giovani, gli anziani, le fasce più deboli della popolazione. Altrimenti non ci potrà essere nemmeno un processo di rinnovamento politico che appare ormai indispensabile.
Molti italiani nemmeno l'hanno letta sta benedetta Costituzione, molti non hanno neanche la più pallida idea di cosa possa contenere e quali principi vi siano espressi. Eppure con ottocentesco amor di patria o, più semplicemente, per partito preso, la difendono a spada tratta. Facciamo almeno un piccolo sforzo per leggere l'indice, qualche articolo. Fortunatamente anche nel PD (e mi auguro anche nel PdL con sempre maggior convinzione) c'è chi ragiona con la testa e non con la tessera. Mi riferisco in particolare a Matteo Renzi, candidato sindaco a Firenze, il quale con molta tranquillità, come deve essere, ha detto in più sedi che "La Costituzione va cambiata; andrebbe attualizzata sin dai principi fondamentali". Naturalmente è stato subito additato come untore, insomma il solito attentatore alla sacra carta. Renzi, che apprezzo, non si tira indietro e rivendica il suo diritto ad esprimersi sull'argomento: "In un libro di tre anni fa 'Tra De Gasperi e gli U2' ho sottolineato l'esigenza di attualizzare i contenuti della Suprema Carta rispetto a un mondo in rapido cambiamento. Ho parlato della necessita' di tutelare in modo piu' incisivo i nuovi lavori, l'eguaglianza sostanziale, il rapporto con l'Unione Europea, le nuove sfide dell'ambiente, il pluralismo religioso e via dicendo. Ne ero convinto allora, ne sono convinto oggi''. Dunque, ribadisce il candidato sindaco, ''non ho mai attaccato i principi fondamentali della Costituzione, non intendo farlo e appartengo a una generazione che e' grata ai padri fondatori della Repubblica e a chi ha combattuto per dare al Paese democrazia e liberta'. Pero' - precisa - 'rivendico per me e per la mia generazione il diritto al futuro. Un futuro dove si possa riflettere con serenita' del domani, rispettando il passato e costruendo il futuro".

































































8 Comments:
mi domando se chi scrive l'abbia mai letta la costituzione. da quello che leggo pare proprio di no. quali sarebbero i motivi per cambiarla? non si capisce. perchè è vecchia? e perchè sarebbe vecchia?
chi ha studiato un minimo di diritto costituzionale sa che stiamo parlando di un gioiellino copiato da numerosi altri paesi (per esempio la Spagna), anche in tempi recenti. che motivo c'è per cambiarla? nessuno, o quasi. certo tutto è perfettibile , migliorabile. ma il pericolo che questa disastrosa e disastrata classe politica partorisca qualcosa di molto peggiore rispetto alla vecchia carta è pari quasi al 100%.e allora teniamocela stretta, pure con i suoi piccoli difettucci (che ancora non abbiamo capito quali sarebbero...)
Chi scrive l'ha letta e ha sostenuto esami brillantemente superati di diritto costituzionale e amministrativo, basi per una attività trentennale nella pubblica amministrazione. Questa premessa richiesta serve solo per ribadire quanto scritto nell'articolo al quale seguiranno una serie di annotazioni su alcuni titoli del testo costituzionale che palesano il suo impianto compromissorio più rivolto al passato che non al futuro. Sui temi specifici sarà più interessante il dabattito.
forse ha bisogno di una rinfrescata. sull'aspetto "compromissiorio". lo hanno tutte le costituzioni se vogliono essere condivise.
sui temi specifici, vedremo...
come mi hai richiesto posto anche qui il commento che avevo lasciato su fb, riservandomi di approfondire, anche se il mio esame di diritto costituzionale risale ormai a 21 anni fa.
cristoforo, voglio farti una domanda. come puoi pensare che questi signori che scrivono le leggi ordinarie col culo (perchè dire che le scrivono con i piedi sarebbe fargli un complimento) possano apprestarsi a modificare la legge fondamentale della repubblica?
sinceramente, da tecnico, ho paura ogni volta che si parla di mettere mano al codice penale, ma dall'idea di una nuova costituzione scritta da questa classe politica sono addirittura terrorizzato.
e credo che negli esponenti del centrosinistra (primo fra tutti scalfaro) sia forte la medesima sensazione.
seconda questione: la costituzione italiana ha retto per 60 anni e regge ancora proprio perchè è il frutto di un compromesso tra le tre grandi correnti ideologiche che ispirarono l'assemblea costituente. a mio avviso, quindi, questo è un valore, non una pecca.
non è una mentalità conservatrice che spinge alla difesa - senza se e senza ma - della costituzione vigente: è pura e semplice autodifesa.
Ti ho chiesto di postarlo qua perchè il pezzo non l'ho scritto io, ma Daniele:) (che penso prima o poi ti risponderà). Concordo sul fatto che non abbiamo statisti nè da una parte e nè dall'altra. Nonostante tutto sarei curioso di leggere almeno le eventuali modifiche.
L'Italia è una democrazia parlamentare e dare atto che la rappresentanza politica attuale è inadeguata significa già esprimere un giudizio sulle norme costituzionali che l'hanno permessa. A meno di non voler considerare gli elettori dei perfetti imbecilli. Il sistema bicamerale, con due camere che svolgono praticamente le stesse funzioni, potrebbe essere oggetto di revisione (ad esempio) per snellire e velocizzare l'emissione di provvedimenti legislativi ordinari.
Infine, il termine "compromissorio" è a mio modesto avviso da contestualizzare nelle condizioni storiche e politiche che l'hanno ispirato. In particolare l'incertezza democratica ha dato il via libera nell'attingere a piene mani dal testo costituzionale sovietico ("l'Italia è un paese democratico fondato sul lavoro" è il manifesto etico della costituzione italiana ed è praticamente identico a quello staliniano del 1936). Molti l'hanno definito penosamente generico, altri sostengono che ha ben poco di un paese liberale. Donatella Poretti (radicale eletta nel PD) si chiede: "Possono identificarsi in quel primo articolo i milioni di cittadini disoccupati? E coloro che lavorano al nero, e quindi non pagano le imposte? I milioni di cittadini in fase di studio, minorenni e non, o di formazione sono lavoratori effettivi, oppure solo potenziali “attori”? Ed i milioni di cittadini non piu’ in grado di lavorare in quanto affetti da gravi malattie o perche’ vittime di incidenti sul lavoro? Cosa dire ancora dei milioni di cittadini che percepiscono una pensione di anzianita’, non piu’ svolgendo l’attivita’ “lavoro”? E’ da considerarsi “lavoratore” anche la persona alla ricerca della propria felicita’ e realizzazione, anche al costo di restare per lungo tempo senza “lavoro”?".
Il dibattito politico è attualmente trasversale sull'argomento e se davvero vogliamo riconoscere un valore "sacro" a questo testo, dobbiamo anche riconoscere che la classe politica che ci governa è la sua diretta applicazione.
"L'Italia è una democrazia parlamentare e dare atto che la rappresentanza politica attuale è inadeguata significa già esprimere un giudizio sulle norme costituzionali che l'hanno permessa."
sicuro che lei ha sostenuto un esame di diritto costituzionale?
guardi che le norme elettorali non stanno nella costituzione, sono le leggi elettorali quelle che hanno in qualche modo forgiato questa situazione politica non la costituzione, che ha sempre funzionato bene.
le due camere con diverse funzioni aiuterebbero a sveltire i processi legislativi? forse. ma è questo il problema, la velocità dei processi legislativi? non credo. i problemi di velocità sono per esempio nel sistema penale. bisogna cambiare il codice di procedura penale, non la costituzione.
simile alla costituzione sovietica? nei principi generali un pò tutte le costituzioni si assomigliano. poi non vedo tutte queste somiglianze nei due articoli 1 visto che in una si parla di lavoro e in altra di lavoratori e contadini (oltre che a specificare che è una repubblica SOCIALISTA, cosa che in quella italiana manca).
non vedo poi le critiche anche dell'esponente del Pd. il fatto che sia fondata sul lavoro è un aspirazione, come ad esempio il fatto che tutti siano uguali di fronte alla legge etc...
mi sembrano in assoluto delle osservazioni piuttosto stupide.
nulla, nessuna di queste osservazioni sono buone motivazioni per rischiare (è il rischio è praticamente certezza) di ritrovarci una costituzione certamente peggiore di questa.
Vedi Daniele, una legge elettorale certamente migliore di quella attuale, nel 1953 (se non erro) causò quasi una rivoluzione ed è passata alla storia come "legge-truffa".
Ed è certamente la attuale legge elettorale che ha causato lo sfascio a cui assistiamo
La differenza tra il '53 e adesso è che il PCI fece un terremoto politico e gli uomini della DC - che, a differenza di quelli del PDL, erano uomini di stato - fecero retromarcia.
Gli articoli da 1 a 12 della Costituzione sono norme programmatiche che devono essere riempite di contenuto dal Legislatore ordinario.
La parlamentare radicale non ha, probabilmente, studiato bene il diritto costituzionale.
La attuale classe politica non è espressione della Costituzione, caro Daniele, ma, a mio avviso, è la fotografia del degrado civile di questo paese.
Vedere nell'agone politico personaggi come Borghezio, guardare un parlamentare agitare un cappio alla Camera, leggere le norme dei vari "pacchetti sicurezza", sentire parlare di castrazione chimica per gli stupratori (sempre presunti) e pensare al tentato linciaggio dei rumeni indagati per lo stupro di Roma mi viene quasi naturale.
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