29 marzo 2009
Berlusconi costa caro
Berlusconi costa caro. Forse troppo. Ed alla fine sembra questa la sintesi di questi tre giorni passati a digitare sulle tastiere qui alla nuova fiera di Roma. Una classe politica, quella del neo nato partito del Popolo della Libertà, forse troppo bene abituata alla lucida follia di un imprenditore che, in 15 anni, è riuscito dove altri - compreso i suoi più stretti collaboratori e dirigenti - avrebbero fallito . Ed il consenso, questa volta, forse nuoce a chi ce l'ha, con una classe dirigente chiusa in un vortice di tranquillità, con cifre di consenso altissime che altro non inducono se non a sedersi e ad evitare quel dialogo e quel confronto che non può mancare in un partito, soprattutto in un partito ambizioso come il PdL.
Oltre alla Celebrazione niente? Dopo la prima giornata fatta di "ricchi premi e cotillon" (era inevitabile) ci ha pensato Gianfranco Fini a far passare la politica come primo attore. Molti i temi esposti: referendum, riforme, laicità dello Stato e testamento biologico sono solo alcuni dei punti focali del suo discorso. Ci si sarebbe aspettato forse qualche risposta in più da Berlusconi il quale però ha preferito sorvolare su alcuni temi spinosi, probabilmente per evitare di alzare qualche criticità. Nelle intenzioni del Cavaliere, tutte rivolte a cercar consenso, un confronto dialettico sarebbe stato oggi impossibile. Noi invece, dall'altra parte parte della barricata, abbiamo un po' storto il naso, pensando forse all'occasione persa. Un'occasione per fare veramente confronto e dibattito politico; un inizio dove poter gettare veramente le fondamenta per un grande nuovo partito conservatore italiano, ciò che noi tutti vogliamo ed auspichiamo.
Non basta caro Cavaliere tracciare timidamente le sintesi di un partito post ideologico. Non basta caro Cavaliere, ricordarci fino alla nausea che noi non siamo comunisti e che l'ideologia di sinistra non porta da nessuna parte. Non basta, caro Cavaliere, sottolineare che il nuovo PdL è al di là delle ideologie, un partito del "fare". Non basta. Per fare un partito ci vogliono lacrime e sangue, ci vogliono programmi che vedano oltre il populismo, ci vuole militanza locale e ci vogliono confronti e dialettica interna. Insomma Cavaliere, ci vuole la politica.
Ed il problema è forse circoscritto nel grande carisma del Presidente del Consiglio, il vero tallone d'Achille ed al tempo stesso l'asso nella manica vincente: un leader che sa trascinare le folle e che fa campare "gratis" le seconde file. Quale futuro c'è allora per un partito in queste condizioni? Oltre ai discorsi di un buon Brunetta ed un Sacconi all'attacco a poco sono serviti gli "incensi" degli altri a ricordar quindici anni di vittorie perchè, parafrasando un vecchio titolo di un film, sembra che davvero "sotto il vestito non ci sia nulla".
E allora fuori la politica ed i programmi. Fuori il dibattito, a volte magari crudo ma che, sulla base di valori condivisi, non può che portare alla formazione di una nuova classe dirigente capace di portare il partito oltre l'ostacolo. Perchè purtroppo Berlusconi non sarà per sempre. E quando l'anagrafe batterà cassa e le fondamenta risulteranno poco solide, allora ci sarà da pianger lacrime amare.
Certo il paragone che abbiamo fatto in questi giorni, forse un po' forzato, con il Grand Old Party americano suona un po' eccessivo, soprattutto per il nostro paese così diverso da quello oltre atlantico. E' però quella la vera direzione da seguire, cioè quello che un grande partito deve fare: tante anime a confronto che si riuniscono nel momento di costruire le liste e decidere un leader, nel confronto dialettico anche acceso, dove sia la politica la vera regina e non le piccole correnti o i personalismi iniqui.
Berlusconi ha ragione quando dice che quello a cui abbiamo assistito oggi è stato un evento di portata storica, ma ha ragione nell'affermare che questo progetto potrà durare nel tempo? Questo dipenderà esclusivamente se sarà la politica farla da padrone perchè Silvio Berlusconi costa caro e le nostre tasche, forse, non sono ancora pronte per tale spesa. Tocca alla classe dirigente del neo nato PdL accumulare il capitale per non andare in "rosso". Ed in questo momento di "crisi economica" qualche dubbio nel riuscire a raggranellarlo, ahimè, nasce spontaneo.
Technorati Tags: Pdl, congresso, Berlusconi, Fini, politica

































































7 Comments:
Bel post "sincero".
Molto vero che ora ocme sempre sono tutti cavoli suoi, mentre la sua dirigenza si puo' permettere di tirare a campa' all'ombra sua.
Credo pero' due cose:
la prima, che tutto si possa e si debba chiedere al Cav., tranne che risolvere pure il tema di quando non ci sara' piu' ....
La seconda: saro' un illuso, ma la vera novita' portata dal Cav. non e' solo la "lucida follia" di crederci sempre (grande lezione ai navigatori tattici de'noantri comunque) e il post ideologismo (da cui i continui richiami chennoia ai comunisti e a quel suo discorso scritto da Dell'Utri nel '94), ma e' soprattutto quello che chiama "la politica del fare". Tradotto, evitare fin che si puo' la trappola delle chiacchiere vane sui massimi sistemi - quelli li lasciamo alle sinistre - e piu' temi concreti.
Per il Cav. in fondo parlare di testamento, bio- o meno, porta divisioni inutili oltre che sfiga. Un po' come Fini insomma. :0
ciao, Abr
Caro Abr, sai cosa mi ha colpito della tre giorni? Che l'unico discorso politico è stato fatto da un eterno perdente di nome Gianfranco Fini. Ecco, questo mi ha fatto incazzare come una bestia. Ed un'altra mia grande paura e che al cavaliere, colle a parte, di creare qualcosa di duraturo non gliene può fregere nulla. Ti ricordi a Sestri? E' tanto bello vincere Amedeo, ma dipende sempre come si vince perchè a me delle "vittorie di Pirro" frega assai poco!
ma ... avete fatto caso che il Berlusca era un po' "spento"? Molti, troppi piccoli errori, momenti in cui in altri tempi avrebbe ruggito ieri poco piu' che belava ...
Spero sinceramente di no ma non mi e' sembrato granche' in palla.
Forse la mancanza di certe parti del discorso, parti che molti attendevano, puo' dipendere da questo?
Io credo che Berlusconi abbia avuto un ruolo storico in ogni caso incancellabile, nel fornire un'alternativa alla sinistra comunista nel '94.
Tutto cio' che e' avvenuto dopo e' stato un processo lungo e complesso di avvicinamento al PDL. Se questo approdo sia stabile o meno lo scopriremo dopo l'uscita di scena del Cavaliere. Certo e' che oltre all'esperienza di governo c'e' anche bisogno, come dici giustamente tu, di dibattito politico interno, di costruzione di basi ideali solide. Per essere un partito conservatore che sopravviva al domani, e' oggi che il PDL deve trovare la forza di delineare con nettezza punti e target comuni come: 1.sacralita' della Vita, 2.responsabilita' personale, 3.stato efficacie e leggero allo stesso tempo, 4.politica estera saldamente occidentale. Di questi quattro punti solo l'ultimo pare ampiamente condiviso (anche se non dibattuto).
Un saluto
Wella, bentornato:)Tutto bene?
Tornando al tuo commento: sono tanti i punti non condivisi e, senza dialogo, non so come si potrà venirne a capo...
Grazie :) Sì tutto bene: sono ancora negli USA, ma per l'estate torno in Italia, e magari nei prossimi mesi riapro un blog.
Il rischio mi sembra quello di arrivare ad un partito delle correnti, che è proprio ciò che Berlusconi dice di voler evitare.
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