Ci risiamo, ancora una volta c'è qualcuno che si è accorto che su internet ci sono anche brutte cose, interventi pericolosi, potenzialmente riconducibili all'istigazione a delinquere ed all'apologia di reato. Ma c'è anche di peggio: violenza, pornografia e su su fino all'associazione mafiosa. E' inutile negarlo, lo sappiamo ormai tutti che il web è come il mondo, con brave persone e delinquenti, con calibrati blogger e fans esaltati anche da chi dovrebbe rappresentare la feccia umana. C'è di tutto e di più. Ed il peggio è che la quantità di persone e informazioni, buone o cattive, è talmente stratosferica che è difficile, se non impossibile, colpire chirurgicamente. La Cina si sta perdendo in questo universo parallelo, non poi tanto virtuale, che rischia di destabilizzare l'autorità costituita e portare aria di libertà. Il "filtro" - purtroppo per loro - si dimostra insufficiente a bloccare notizie non conformi al regime rischiando di infiammare gli animi con malsane idee democratiche e liberali. Ricordiamo che il popolo del web ha messo in serio pericolo lo svolgimento dei recenti giochi olimpici con lo slogan: prima i diritti umani e poi le Olimpiadi. Lo stesso popolo e lo stesso mezzo è stato usato per portare alla luce atrocità come l'annientamento di feti in povere donne ree di non aver rispettato la legge per il controllo delle nascite: 1 donna - 1 figlio. E poi la mobilitazione per il Tibet, i fari puntati sul dramma del Darfur, ma se ne potrebbero elencare a centinaia.
Noi occidentali ci riteniamo immuni da censure perchè queste non rientrano nei nostri schemi mentali e la libera informazione e circolazione di idee è alla base della nostra civiltà. Eppure di tanto in tanto si tornano a proporre misure restrittive. Chiudere tutto per colpire una minoranza di delinquenti che, con o senza internet, troverebbero comunque il modo per fare proseliti. Ora è la volta del senatore Udc Gianpiero D'Alia che ha proposto un disegno di legge che, in caso di istigazione a delinquere ed apologia di reato su internet, permetterebbe al Ministro dell'Interno di oscurare, tramite imposizione ai provider, interi siti web. Fin qui non ci sarebbe nulla di male. Di fatto se la Camorra aprisse un proprio sito web sarebbe opportuno adoperarsi in tutti i modi per chiuderlo e sigillarlo. Purtroppo però il malaffare si insinua nei social network - Facebook e You Tube in particolare - e lì sarebbe molto difficle, se non realisticamente impossibile, filtrare. La legge, il cui criticatissimo emendamento di sicurezza è stato appena approvato, nasce come reazione alla nascita di gruppi che inneggiano alla criminalità nei maggiori siti di social network: su Facebook sono infatti recentemente apparsi gruppi di fan di noti mafiosi, ma anche petizioni a favore degli stupratori, o a sfondo xenofobo. La soluzione radicale del taglione rischia però di privare il web di importanti strumenti di informazione e confronto sociale e culturale. La reazione dei più importanti colossi a rischio censura non si è fatta attendere. Secondo la portavoce di Facebook Debbie Frost, l'emendamento di D'Alia "mira a chiudere l'intera ferrovia di una nazione a causa di alcuni discutibili graffiti in una singola stazione. Prendiamo molto seriamente la comparsa di contenuti che incitano alla violenza, e lavoriamo per rimuoverli nella maniera più celere possibile. Per ogni contenuto controverso pubblicato su Facebook, ci sono letteralmente migliaia di interazioni positive, che promuovono la comunicazione, l'amicizia ed il commercio". L'affermazione è suffragata dai numeri: sono ad esempio 433 i membri del fan club Provenzano, ma il gruppo dedicato agli eroici magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino conta circa 370.000 sostenitori.
Naturalmente i commenti, le critiche e le osservazioni le leggerete su Facebook, ed è questo il ridicolo.
Technorati Tags: Blog, Facebook, Censura
Noi occidentali ci riteniamo immuni da censure perchè queste non rientrano nei nostri schemi mentali e la libera informazione e circolazione di idee è alla base della nostra civiltà. Eppure di tanto in tanto si tornano a proporre misure restrittive. Chiudere tutto per colpire una minoranza di delinquenti che, con o senza internet, troverebbero comunque il modo per fare proseliti. Ora è la volta del senatore Udc Gianpiero D'Alia che ha proposto un disegno di legge che, in caso di istigazione a delinquere ed apologia di reato su internet, permetterebbe al Ministro dell'Interno di oscurare, tramite imposizione ai provider, interi siti web. Fin qui non ci sarebbe nulla di male. Di fatto se la Camorra aprisse un proprio sito web sarebbe opportuno adoperarsi in tutti i modi per chiuderlo e sigillarlo. Purtroppo però il malaffare si insinua nei social network - Facebook e You Tube in particolare - e lì sarebbe molto difficle, se non realisticamente impossibile, filtrare. La legge, il cui criticatissimo emendamento di sicurezza è stato appena approvato, nasce come reazione alla nascita di gruppi che inneggiano alla criminalità nei maggiori siti di social network: su Facebook sono infatti recentemente apparsi gruppi di fan di noti mafiosi, ma anche petizioni a favore degli stupratori, o a sfondo xenofobo. La soluzione radicale del taglione rischia però di privare il web di importanti strumenti di informazione e confronto sociale e culturale. La reazione dei più importanti colossi a rischio censura non si è fatta attendere. Secondo la portavoce di Facebook Debbie Frost, l'emendamento di D'Alia "mira a chiudere l'intera ferrovia di una nazione a causa di alcuni discutibili graffiti in una singola stazione. Prendiamo molto seriamente la comparsa di contenuti che incitano alla violenza, e lavoriamo per rimuoverli nella maniera più celere possibile. Per ogni contenuto controverso pubblicato su Facebook, ci sono letteralmente migliaia di interazioni positive, che promuovono la comunicazione, l'amicizia ed il commercio". L'affermazione è suffragata dai numeri: sono ad esempio 433 i membri del fan club Provenzano, ma il gruppo dedicato agli eroici magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino conta circa 370.000 sostenitori.
Naturalmente i commenti, le critiche e le osservazioni le leggerete su Facebook, ed è questo il ridicolo.
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7 Comments:
Sig. Marzocchi, lei che si dimostra cosi preciso e rispettoso dei valori, a quando un bel post sulla berlusconiana censura che intende colpire i giornalisti?
E' chiedere troppo lo so.....
Una legge sulle intercettazioni ci vuole. Poi si può discutere se quella messa in campo dal governo può essere giusta o sbagliata. A me non interessa di sapere in prima pagina che il Cavaliere si è fatto questo o quello o ha raccomandato qualcuno. A me, non interessa di sapere di vicende private di inquisiti. Non mi cambia la vita. E non mi interessa nemmeno sapere delle interminabili vicende delle sentenze. A me interessa che chi sbaglia paghi commisurato al suo reato. Tutto quello che sta intorno è per morbosi e anti garantisti. Non il mio pane insomma.
imparato molto
leggere l'intero blog, pretty good
Si, probabilmente lo e
La ringrazio per Blog intiresny
leggere l'intero blog, pretty good
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