
Il caso di Eluana Englaro non ha solo riportato di diritto il tema bio-etico all’interno della politica (ed era ora), ma sta, di fatto, spostando nuovamente gli equilibri politici dentro e fuori le varie coalizioni.
Probabilmente, per un quadro più chiaro, dovremo aspettare il voto alle europee ed il voto regionale in Sardegna.
Il voto, che terminerà oggi, vedrà scontrarsi Soru (Pd) da una parte e Cappellacci (PdL) dall’altra. In sostanza però lo scontro reale Soru lo sta avendo con Silvio Berlusconi, sceso più volte in campo, fianco il suo rappresentante. Per contro Soru, pur essendo sostenuto da Veltroni, non lo ha mai voluto a suo fianco nel corso della campagna elettorale, sintomo importante e rivelatore della condizione politica traballante dell’ex sindaco di Roma.
Walter Veltroni sta attendendo, con non poche ansie, il voto dell’isola e non solo per timore di una possibile, quanto probabile, sconfitta del candidato riformista. Infatti, per il segretario del Pd non esisterebbe solo il dramma di dover giustificare la sua ennesima sconfitta a dimostrare – se mai ce ne fosse ancora bisogno – la fragilità della sua leadership, ma anche - “pacatamente e serenamente” - di perdere terreno nei confronti sia di Pierluigi Bersani (D’Alema), nuovo candidato alla segreteria del partito, sia di quel Soru, imprenditore di successo prestato alla politica, proprietario tra l’altro dell’Unità. Un outsider ed una ventata di novità, quella portata da Soru ( fuori dai vecchi giochi comunisti e democristiani), che potrebbe diventare quel “quid” vincente che tanto manca al Partito Democratico di oggi, impaludato ed avvilito, dove Walter Veltroni e soci (Bettini), non fanno altro che raccoglier cocci. Insomma qualunque possa essere l’esito del voto in Sardegna per Veltroni si preannuncia una “lunga estate calda” che lo vedrà impegnato in una lunga battaglia che lo vedrà, purtroppo per lui, comunque sconfitto.
Ma sarà il nuovo scenario politico da qui alle europee che riserverà le sorprese più rilevanti. A partire dalla CGIL di Epifani, sempre meno sindacato e sempre più partito, a voler sfidare quasi sullo stesso terreno l’area riformista di sinistra distrutta al suo interno dall’area catto-comunista che, dopo lo scontro aperto sul caso Englaro, si sente sempre meno comoda in una coalizione che non la capisce o che non ne difende i valori. E non a caso è risultato emblematico l’editoriale di ieri di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera a sottolineare lo strappo del dialogo tra credenti e non credenti (dialogo a mio parere, mai partito). Se da centrodestra la parte liberale o per lo meno libertaria risulta sempre meno incisiva e meno numerosa, nel Pd l’area cattolica di centro rischia non solo di destabilizzare la leadership di Veltroni, ma addirittura rischia di minare la stessa esistenza del partito. La “galassia” della vecchia sinistra, con CGIL in testa, contro l’area riformista e cattolica si sta già sfaldando e l’artificio provato da Veltroni di riunire tutti sotto la bandiera della difesa della Costituzione non ha funzionato, come ha dimostrato il triste esito della manifestazione intorno ad Oscar Luigi Scalfaro.
Ed un altro interessante tema potrebbe presentarlo l’area moderata capitanata dagli ex DC duri e puri che, dopo le prese di posizione di Berlusconi sul caso Englaro, sembra ci stiano ripensando. L’avvicinamento a Veltroni, su un caso come quello della povera Eluana, si è sciolto come neve al sole, e sono in molti a prevedere un ritorno del “figliol prodigo” all’ovile per le prossime amministrative primaverili. Il ritrovato incontro Casini e D’Alema sembrerebbe quindi finito perché sarebbe impossibile per i “balenotteri bianchi” poter anche solo pensare di poter stringer rapporti con la parte estrema della sinistra laica.
Un quadro politico che ormai sembrava ben definito, per lo meno a centrodestra (nonostante Mastella), sta invece rischiando di subire scossoni non indifferenti a danno della sinistra riformista, sempre più all’angolo causa le incomprensioni con Di Pietro ed il risveglio delle frange rosse più estreme dai sentimenti, evidentemente, mai sopiti.
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