Parliamo «fuori dai denti» una volta tanto. Nell’«affaire» Alitalia, oramai concluso nel bene e nel male, Silvio Berlusconi ha preso per la «collottola» l’accordo Sarkozy/Prodi gettandolo nel cestino più vicino alla sua scrivania. Dopo tutto, forte del suo risultato elettorale, non avrebbe potuto fare altrimenti, come qualsiasi altro politico al suo posto avrebbe fatto. L’accordo «CAI/Sindacati/Piloti/Hostess/Uomini di fatica e Lavoratori della terra» di certo farà felice i nuovi padroni ed i loro azionisti che, fra pochi anni, svenderanno tutto ad Air France (come il nuovo accordo nuovo di zecca prevede), facendo un mare di soldi. Non certo ai danni degli italiani, visto che ormai sono vent’anni che la compagnia di bandiera grava sulle spalle dei contribuenti. Qualche anno in più di certo non peggiorerà una situazione già di per se comica e drammatica al tempo stesso. Ragion per cui alla fine non tutto il male verrà per nuocere dato che, persa per persa, Alitalia verrà barattata presto con tecnologia nucleare francese per le nuove centrali italiane. Il tutto ovviamente «aggratis». Con Alitalia ormai nel baratro da diversi lustri, l’accordo non fa una grinza. Prodi dal canto suo aveva barattato con Sarkozy più posti di lavoro con Air France (soprattutto nel lungo termine) in cambio di accondiscendenza rispetto alla lunga mano francese sull’unico «atollo» di grande distribuzione rimanente in Italia (Coop). A conti fatti, nel disastro inevitabile, qualcosa forse ci abbiamo guadagnato.
Altro che mercato. Da sempre è la politica a farla da padrone in queste cose. L’economia non esiste senza la politica, come la politica non esiste senza l’economia. Il connubio è inscindibile. E fa riflettere come su tutti e due gli accordi, quello di Prodi come quello di Berlusconi, risulti palese l’intervento dello Stato. Persino in questo governo che, da sempre, vuole dimostrarsi portatore sano dell’ideologia liberale. E fanno altrettanto sorridere, in questi giorni di «earthquake» finanziario, i liberali a bocca aperta davanti all’evidenza palese di una nazione oltre atlantico (gli Stati Uniti) che alla fine si scopre «statalista», scoprendo inevitabilmente la sola ed unica verità: che ognuno cerca di farsi gli affari propri in barba alle ideologie. Soprattutto quelle impossibili ed irreali. Un «ciondolino», il piano di risanamento statunitense, da 700 miliardi di dollari statali per salvare un sistema (non solo americano a questo punto) ormai alla canna del gas, che va riformato oltre che controllato. Neanche un quarto di quello che realmente servirebbe. Pazzesco.
Anche i sassi sanno che il piano di George W. Bush passerà al Congresso. Forse un po’ modificato, ma passerà nelle sue linee guida. Le ritrosie all’interno del partito repubblicano sono solamente dovute al fatto che un piano di salvataggio del genere potrebbe portare meno voti all’elefantino da parte dei duri e puri del partito. Il piano andrà avanti ugualmente e nonostante le elezioni imminenti. Barack Obama può di certo sfregarsi le mani dato che questa situazione potrebbe portargli risultati e voti insperati. Certamente mettere la polvere sotto il tappeto non elimina il problema ma, con l’acqua alla gola, anche un salvagente sgonfio risulta fondamentale per la sopravvivenza.
Ahimè la verità è dura da digerire e la realtà, solitamente, scopre tutti gli altarini trasformando il pragmatismo in una trivella da estrazione. Invadente, ma molto efficace. L’evidenza che trasuda da questi temi di attualità, presi qui velocemente in esame, non fanno altro che dimostrare - semmai ce ne fosse ancora bisogno - come l’idea del «mercato fai-da-te» sia impossibile quanto pericolosa davanti alla necessità del realismo e dimostrando come il liberismo «duro e puro», cioè uno dei tanti estremismi, non possa essere applicato facendolo assomigliare sempre più ad una bolla di sapone. Tanto bella da vedere, ma poco consistente. Certo, «meno Stato e più privato» sono due «paletti» importanti per le fondamenta di qualsiasi nazione e basterebbe prendere in esame un tema importante, e realizzabile, come quello della sussidiarietà per rendersene conto. Ciò però non significa che entrambi si debbano escludere per forza l’un con l’altro dato che, appena uno dei due prevale - ed è la storia ad insegnarcelo - tutto va alla rovina. Le ideologie hanno spesso fatto grande l’uomo che ha saputo modellarle ai suoi bisogni . Purtroppo però, nella maggior parte dei casi, ciò non è accaduto trasformando idee e valori in sofismi della realtà.
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01 ottobre 2008
Utopie
Pubblicato da Chris a 12.31
Etichette: Economia, Politica, Storia e Cultura


































































7 Comments:
La crisi attuale non ha molto a che fare con il liberismo "duro e puro". Si tratta di un fallimento dello Stato, almeno quanto si e' trattato del fallimento di un mercato in larga parte parastatale ed anche troppo "pragmatico". Siamo finiti in questa situazione a furia di rappezzi pragmatici, non dimentichiamolo. A saltare sono stati enti parastatali, societa' fortemente regolamentate, banche sempre pronte a danzare agli ordini del pifferaio politico.
Io non ho detto che la crisi attuale è colpa del liberismo. Io dico che i liberisti stanno li a strabuzzare gli occhi davanti alle scelte, tra virgolette,"stataliste" (e visto il momento a mio parere giuste)promosse da Bush. Il che fa vedere che il liberismo non funziona ed è irrealizzabile a portare soluzioni. Impraticabile. sai cosa sarebbe successo senza neanche quei pochi controlli che sono stati fatti in USA? Ancora peggio. L'America, dove non ci sono controlli, è il paese più corrotto del mondo. Non dimenticarlo mai. E se te lo dico io che amo l'America...
E la cosa lampante è che l'America non è mai stata liberista. Almeno nei processi economici che contano. Lo zoccolo di imprese sono sempre state targate USA. Un super potenza non può esercitare il suo potere senza quello economico. E' un dato di fatto. Altro che apertura dei mercati...a parole.
il problema sta proprio nell'inadeguatezza della soluzione "statalista": rischia di essere dannosa. Allo stesso modo, il falso senso di sicurezza dato dalla regolamentazione ha permesso a certa dirigenza bancaria di farsi i propri comodi, in una maniera impensabile in aziende non regolate, ma perlomeno dotate di azionisti e prprietari che si devono fidare del proprio giudizio ed esercitare prudenza, perche' non verranno salvati.
L'ho scritto: buttando la polvere sotto il tappeto, risolvi il problema temporaneamente, ma non c'è altro modo, al momento, di rispondere a quello che sta succendendo. Certamente è vero che riformare il sistema del credito americano va fatto.
No Chris, devo appoggiare Falkenberg.
La crisi odierna è una (ennesima) crisi dello statalismo. Sono le regole imposte dalla politica che hanno permesso questo. E' chi ha creato un mercato parastatale che ne ha colpa, è chi ha permesso che la moneta fosse un qualcosa moltiplicabile all'infinito tramite stampante che ha causato il danno. E tutto questo non è liberismo duro e puro. Ed è proprio per questo che ha fallito.
L'America approverà il piano Paulson. E sbaglierà. L'America è statalista? Sono daccordo. Ma questo dimostra solo che politica e libero mercato non vanno daccordo. Esattamente il contrario di quello che dici tu, ovvero di un equilibrio. La politica non può cercare equilibri con nulla, perché é lei stessa ad essere senza equilibri. Uomini con il potere di fare di tutto. Inventano leggi, spostano uomini, estorcono denari. Come speri di far convivere la legge della domanda e dell'offerta con la legge di "quello che voglio mi prendo?"
700 miliardi di dollari. Li voglio. Li voglio dare alle banche che li han persi. Non li ho. Li prendo dal popolo. Questa è la politica.
Il mercato non avrebbe permesso alla FED di "iniettare liquidità". La politica glielo ha permesso.
Adesso, come al solito, la politica da la colpa agli altri. Ma è solo l'ennesima presa in giro.
Ti pare che possano dirti la verità?
Può un domani arrivare Greenspan o Bush e raccontarci che la crisi è scoppiata perché loro rubavano soldi da mane a sera e li distribuivano secondo i loro criteri in cambio di favori e appoggi?
Riguardo poi al pessimo piano Bush, tu dici che è come mettere lo sporco sotto il tappeto. Non è esatto. Assomiglia più a quello che vede il termometro di un reattore nucleare salire, e pensa di gettare ghiaccio sul termometro. La situazione è che andremo al collasso. E prima ci andiamo, prima ne veniamo fuori. Questo è inevitabile. Aggiungere moneta fittizia è solo aumentare le dimensioni del collasso. Ma in ogni caso, quando un paio di mesi dopo il piano Paulsen il sistema richiederà altra liquidità, nessuno si ricorderà di ciò che noi "liberisti duri e puri" dicevamo. E quando finalmente si collasserà tutti insieme e potremo usare dollari ed euro come imbottitura per i materassi, qualcuno, ci puoi scommettere, dirà che la colpa è del mercato.
Ti rispondo domani con un po' di calma. Ora sto aggregando su TQV e sono indietro da morire:S
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