27 ottobre 2008

Flop e manifestazioni


I numeri della manifestazione del 25 Ottobre non contano? Balle. Contano eccome. Veltroni, dopo la sconfitta delle politiche, aveva l’urgenza di difendersi dagli attacchi interni al partito per destabilizzarlo, portati dai moderati (Marini), dai prodiani (Parisi) e dai diessini (D’Alema). Quale migliore occasione quindi per una bella manifestazione contro il governo per rafforzare l' immagine ormai in declino ed un partito sempre meno considerato dall’opinione pubblica?

Certo le criticità non mancavano: prima fra tutte la spada di damocle della reunion di Cofferati nel 2002 – tenutasi nel medesimo ambiente - manifestazione indetta per protestare contro la possibile abrogazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Certo non si poteva prendere in considerazione il paragone con piazza San Giovanni, da sempre icona della sinistra italiana, perchè «profanata» dal centro destra di Berlusconi in quel del 2 Dicembre. Inoltre, come abbiamo già sottolineato, il paragone con il 2 di Dicembre - di quel che poi divenne il PdL - era impossibile. All’epoca il Cavaliere riteneva - e con ragione – che la maggioranza guidata dal Professore, numericamente esile al Senato, fosse drammaticamente predestinata al collasso sia per l’esiguo numero di voti a disposizione sia per le sue contraddizioni interne. Con la manifestazione Silvio Berlusconi puntava a rinvigorire la sua leadership – allora contestata - attorno agli alleati del futuro PdL oltre che a concretizzare una opposizione coesa al solo fine di sciogliere quanto prima le camere per tornare al voto anticipato. Berlusconi era certo di poter vincere e così di fatto è successo.
Anche il Partito Democratico nasce come alternativa maggioritaria al centro destra con l’obiettivo di far cadere governo. Purtroppo però i numeri per la sinistra riformista latitano ed è per questo che non è stato possibile per Veltroni e soci richiamare un possibile scioglimento delle camere come fece a suo tempo il Cavaliere a San Giovanni. Alla luce di questi fatti e non potendo minimamente pensare di potersi sostituire al governo in carica - che invece di perdere consenso ne acquista ogni giorno di più - a Veltroni non restava altro che la difesa della sua leadership sempre più in bilico dopo gli schiaffi primaverili. Sfortuna ha voluto però che tutto ciò accadesse in un momento di crisi economica alla quale il governo pare aver provveduto in maniera più che tempestiva e con misure anche accettate proprio dalla stessa opposizione. Infatti gli unici argomenti tirati in ballo dalla sinistra in questi giorni non si sono soffermati - in maniera esaustiva - sui temi economici che ormai tengono banco in tutto il mondo come primo fattore di interesse, ma sulle occupazioni scolastiche e la proposta del ministro Gelmini, l’unico provvedimento in grado di poter essere un po’ strumentalizzato. Veltroni per salvare capra e cavoli doveva per forza di cose riempire all’inverosimile Roma. Così non è stato.

D’altronde non ci si sarebbe potuto aspettare altro e non solo per i sondaggi che danno il Governo al massimo del gradimento. Se pensiamo che i manifesti su Roma con cui si pubblicizzava la manifestazione del Partito Democratico si basavano su una foto di folla falsa - che non ritraeva militanti della sinistra ma solo uno spaccato di fedeli di Piazza San Pietro (erano presenti nella foto troppi Sacerdoti e troppe Suore anche per un partito riformista che si è avvalso di componente cattolica) - come poter pretendere che la manifestazione stessa non potesse essere una enorme burla? E non per colpa del popolo presente, intendiamoci. Ma per la sua dirigenza, scialba, falsa ed inadatta a rappresentarli. La stessa «sparata» dei «2.500.000» dà l’idea di un Partito Democratico in malafede e completamente fuori dal tempo.

In realtà i tempi delle manifestazioni sono finiti. Perché per un solo militante che urla e fischia insieme ad altri in una piazza, ne corrispondono almeno dieci a casa che, vedendolo, possono non essere d’accordo lui. Tanto più sono i manifestanti, tanto più possono far paura e tanto più crescerà la reazione degli avversari. La verità è che la psicologia della comunicazione di massa è cambiata. Forse la piazza poteva funzionare vent’anni fa. Oggi non più. Ormai utilizzare queste ritualità, completamente obsolete per l’era moderna, fa più male che bene. Se oggi - direttamente dalla propria «cameretta» - basta accendere un computer e fare un filmato per farsi vedere da migliaia di persone all’altro capo del mondo, a cosa serve riunirsi in qualche migliaio quando con la tecnologia posso raggiungerne milioni?

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