21 maggio 2008

Usa 2008: Cos'è che blocca ancora Barack Obama?


Hillary stravince in Kentucky, ma Obama ha risposto bene in Oregon, vincendo con 18 punti distacco. Il senatore dell’Illinois è quindi sempre primo e ad un passo dalla matematica certezza della nomination, anche se ancora non può dichiararsi vincitore. Hillary Clinton non mostra alcuna intenzione di abbandonare la corsa, ed oggi sarà in Florida a reclamare il suoi delegati. Intanto nell'ultima settimana, Obama si sta già rivolgendo a John McCain e al Presidente George Bush, su come l'America dovrebbe impegnarsi in politica estera, e questo forse già la dice lunga sulle convinzioni del leader di colore.

C’è però un dilemma che oggi si affaccia sulla campagna di Barack Obama: come sarà possibile gestire diplomaticamente l'uscita dal race di Hillary Clinton? Quali sono esattamente i mezzi che ha a disposizione Barack per uscire indenne da questo grande problema? Se non farà abbastanza pressione rischierebbe di conquistare una nomination più debole screditandosi davanti all’opinione pubblica. Dall’altra parte, se non riuscisse a far lasciare la corsa ad Hillary con minimo di dignità, rischierebbe di allontanare per sempre da lui l’elettorato della Clinton, che, almeno per un terzo, lo sta già odiando. Anche in Kentucky infatti, all’uscita dai polls, abbiamo rivisto tra gli elettori di Hillary, lo stesso atteggiamento, con un 30% che ha dichiarato la propria avversione per Obama, qualora fosse lui a vincere la nomination. Obama, senza questi elettori, non può sperare di battere McCain a Novembre. La troppa aggressività li farebbe allontanare in un istante.

Obama se ne è già accorto, ed è bastato sentire il suo victory speech di ieri notte per rendersene conto: « Nei suoi 35 anni di servizio pubblico, il senatore Hillary Rodham Clinton non ha mai rinunciato a lottare per il popolo americano. Abbiamo avuto i nostri disaccordi durante questa campagna, ma siamo tutti qui ad ammirare il suo coraggio, il suo impegno e la sua perseveranza. Non importa come finiranno questa primarie – ha infine concluso Obama - il senatore Clinton ha frantumato miti e rotto barriere. Ha cambiato l’ America in cui le mie figlie e le vostre stanno crescendo». Il messaggio a cercar di salvare il salvabile fra gli elettori di Hillary, è palese. Oltre a questo, è tutta la settimana che Barack sta evitando di sottolineare la sua vittoria, non solo perché la matematica ancora non gli da ragione, ma perchè tutto sembra lasciare intendere un suo approccio molto più soft, proprio per le cause che dicevamo prima. Hillary deve per forza cadere a testa alta, ed Obama ne è evidentemente consapevole.


La Clinton invece ci crede ancora, oppure continua a lottare solamente per vendere la sua sconfitta a caro prezzo? Sono ormai giorni che circolano voci riguardo le sue discussioni con Obama rispetto ad un possibile «ripianamento» del suo debito accumulato nella campagna elettorale. Se si dice in giro che solo Obama possa avere il peso politico per convincere i suoi ricchi sostenitori a fare colletta per la senatrice, da altre parti molti pezzi da novanta democratici, dicono che solo continuando la lotta, Hillary potrà poi inviare e-mail ai suoi sostenitori chiedendo loro di contribuire a pagare il suo debito. Sono comunque anche altri i segnali che indicano la ferrea volontà della Clinton a non abbandonare i giochi. E’ la stessa leader della campagna di Hillary, Maggie Williams, a dichiararlo ed inoltre, collaboratori ed alleati, sostengono che sarà il conteggio del voto popolare, e non i delegati, a pesare a Denver, e che quindi sarà d’obbligo aspettare il 3 di Giugno, dead end di questa incredibile corsa alla nomination.
Non c’erano tentennamenti infatti nello speech di Hillary ieri notte dopo i 35 punti di distacco dati ad Obama in Kentucky: «Dobbiamo continuare a lavorare ed a tenere duro» ha dichiarato ai suoi sostenitori, rimarcando il suo potere negli Stati forti e sottolineando il possibile conteggio dei delegati degli Stati «ribelli» del Michigan e della Florida, oltre a gridare a chiare lettere, la sua leadership nel voto popolare.

Obama non ha completamente la vittoria in tasca e le criticità potrebbero arrivare da un momento all’altro. Proprio oggi, il Washington Post, fa notare come l’atteggiamento di Obama contro la Clinton, sta rischiando di offendere milioni di donne, riproponendo il fattore «sessista» oltre al fattore «razza», ormai leitmotiv di queste primarie e caucuses democratiche. E la Clinton non ha perso tempo nel farlo notare ai suoi sostenitori. Se Obama vuole vincere contro McCain non potrà fare a meno del voto femminile democratico che, come sappiamo, è più numeroso di quello maschile. Per questo Barack dovrà stare molto attento d’ora in poi cercando di barcamenarsi fra il suo decisionismo ed il suo fair play, rispetto alla possibile nomination, dato che la Clinton è ancora molto influente presso fasce di elettorato, in cui Obama non riesce a fare presa.

Obama non potendo buttare fuori la Clinton dalla corsa in maniera palese, sta quindi indirettamente lavorando sui superdelegates, che sembra stiano facendo il lavoro sporco per lui. In tanti ormai hanno dichiarato che voteranno il candidato con la maggioranza dei delegati, e questo non può che essere un segnale importante per il senatore dell’Illinois. Se infatti Obama riuscisse ad ottenere, già dalle prossime primarie, un folto gruppo di superdelegati impegnati a fare pressione sul party e sugli elettori, ecco che la Clinton potrebbe essere costretta ad abbassare le armi prima del tempo.
Kentucky e Oregon, non hanno di fatto segnato la fine della corsa, anche se solo un miracolo, può ormai salvare Hillary Clinton.

A rileggerci

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1 Comment:

Old Whig said...

C'è la possibilità che la Clinton, guardando al futuro, tifi per una sconfitta di Obama contro McCain.
Mccain infatti ha dichiarato che, se dovesse vincere, al termine del mandato non si ricandiderebbe. Forse a questo punto la Clinton pensa già a quelle elezioni, quando potrà dire al suo partito: nel 2008 avete preferito Obama e vi ha fatto perdere, ora non rifate lo stesso errore e scegliete me.