Non si può dire altrimenti vedendo la lista dei ministri del nuovo governo. 12 con portafoglio e 9 senza. Varato alla velocità della luce, tanto da stabilire un nuovo record nella storia della Repubblica italiana. Certo il rinnovato spirito tra il Presidente Napolitano ed il Cavaliere fa venir voglia di iniettarsi insulina, ma nonostante tutto, per quel che conta, Berlusconi sembra essere tornato ai tempi d'oro: una maggioranza forte e tutto il potere che serve per dirigere il paese verso una nuova stagione. Quale sia poi, ancora non è appurato.
Quello che si nota è il primato netto del Cavaliere sugli alleati. Sia sulla Lega, forte delle sue alte percentuali alle politiche, e sia su AN, rinvigorita dalla vittoria su Roma. Chiaro sintomo che, di signori e di padroni, qua, c'è n'è uno solo. Non ci sono vice-presidenti, ma un solo sottosegretario a Palazzo Chigi. Quel Gianni Letta che, ora più che mai, è candidato ad essere l'ombra di Berlusconi. Il vero spin doctor e numero due del Cav IV.
L'impressione che balza subito agli occhi è che Silvio Berlusconi non si sia lasciato intimorire dai "colpi di testa" dei suoi alleati e, con una sinistra alla ricerca del "filo d'arianna" che la faccia uscire dal labirinto, il Cavaliere ha tutte le possibilità di manovra che il suo rinnovato potere offre. Senza alibi e senza scuse questa volta.
"Stavolta non abbiamo scuse. Ci sono tutte le condizioni per fare. E se non faremo sarà solo colpa nostra. Se non faremo saremo travolti". Ed il Cavaliere, come da sue parole, non può rischiare di essere travolto. Come abbiamo sempre detto, Silvio Berlusconi vuole entrare di forza nella storia della nostra Repubblica, per finire in gloria al Quirinale. E' quello il posto che ha sempre voluto e desiderato e, per averlo, i passi falsi non saranno contemplati. La punizione sarebbe altrimenti esemplare per lui: niente fama, niente gloria e niente colle. Non se lo può permettere. Non vuole permetterselo.
Forse potevamo aspettarci qualcosa di più dai nomi che formeranno il nuovo governo, ma considerando i due anni di governo Prodi e le innumerevoli poltrone elargite a destra e a manca senza un minimo di criterio, forse il gioco vale la candela e, qualche rospo, si riuscirà ad inghiottire più serenamente. Ottimo Sacconi al welfare, molto meno la Carfagna alle pari opportunità. Bene Maroni agli interni e Tremonti all'Economia, un po' meno Bondi ai Beni Culturali. Coraggiose le scelte di giovani come Zaia alle politiche agricole e Gelmini all'Istruzione. Bossi alle Riforme e Rotondi all'Attuazione del Programma, lasciano un po' l'amaro in bocca ma, nella gestione della maggioranza forse, potevamo aspettarci anche peggio. Bene la grintosa Meloni alle Politiche Giovanili, mentre Fitto (Affari Regionali), Ronchi (Politiche Comunitarie) e Matteoli (Infrastrutture) sembrano più "oboli" che scelte ragionate. Alfano raccoglie la patata bollente del ministero della Giustizia. C'è da scommettere che il suo sarà il ministero peggiore da dover gestire. Vito (Rapporti con il Parlamento) e a nostro parere sprecato in questa posizione defilata, mentre Calderoli (Semplificazione Legislativa) esce parecchio ridimensionato dopo le voci dei giorni scorsi. La rossa Brambilla esce quasi di scena (un posticino da vice presidente alla Sanità sembra più che probabile) ed arriva al suo posto un Brunetta come outsider (funzione pubblica). La Prestigiacomo si dovrà accontentare del ministero dell'Ambiente (chi può fare peggio di Pecoraro Scanio?) e Frattini (ahimè agli esteri), La Russa (Difesa) e Scajola (Attività Produttive) chiudono il cerchio della compagine di governo con, e senza, portafoglio.
I segnali a breve termine che il governo saprà dare in "pasto" all'opinione pubblica saranno senz'altro importanti. Ma ancora di più sarà dimostrare la volontà delle scelte strategiche a lungo termine, quelle basilari di cui il nostro paese ha più bisogno. E' un percorso di guerra quello che attende Silvio Berlusconi ed il suo esecutivo. Gli italiani hanno dimostrato, mai quanto in queste elezioni, che senza risultati non si va avanti e la disfatta della sinistra, con untore Romano Prodi, ne è stata la conferma più lampante. Ci vuole poco per passare dalle stelle alle stalle e questo Berlusconi lo sa fin troppo bene. Ora c'è solo da lavorare e scegliere per il meglio. Per gli italiani e per il Paese.
A rileggerci
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6 Comments:
Perchè di Frattini dici ahimè? E' uno dei politici che più mi piace e come Ministro degli Esteri ha già fatto bene. Secondo me è l'ideale per ricostruire i rapporti distrutti dalle passeggiate di D'Alema a braccetto con i terroristi...
Allora le passeggiate di D'Alema sono state costrette, perchè erano presenti i nostri militari. Non poteva fare altrimenti. D'Alema non mi sta simpatico, non sono sulla linea d'onda delle sue idee, ma non è uno stupido e neanche un pazzo. Frattini non mi piace, e ci sono delle ragioni che se vuoi ti dirò in separata sede.
Capisco.
Per Frattini se ti va scrivimi pure a matteo.salonia@libero.it
Appena posso ti mando qualcosa. E' un periodaccio al lavoro e non ho neanche il tempo di andare in bagno!!!
sono abbastanza d'accordo sui tuoi giudizi, frattini incluso. meno sul fatto che berlusconi sia al riparo dalle pretese degli alleati.
Completamente al riparo, no. Ma che sia meno esposto è un dato di fatto, altrimenti non sarebbe riuscito a costruire un governo del genere. E' nella spartizione del potere che si vede il potere delle varie correnti.In questo caso c'era la "prova del nove".
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