25 marzo 2008

C'eravamo tanto amati


E’ durato poco l’idillio politico fra Walter Veltroni e l’ormai prossimo ex ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro.
I silenzi del premier democratico, rispetto alle dichiarazioni della settimana scorsa del “Tonino” nazionale alla trasmissione “Otto e Mezzo”, sul tema dell’obbligatorietà dell’azione penale, la dicono lunga.
Lo stesso Veltroni non ha mancato di dire la sua sul Riformista, anticipando la proposta di un procedimento che veda la partecipazione di Parlamento, Csm e procuratori nella fissazione dei criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale. Apriti cielo.

Un campione del giustizialismo, dell’antipolitica e delle manette facili difficilmente avrebbe potuto digerire siffatto calice amaro. “E’ impossibile – ha risposto alla stampa Di Pietro – mettere in discussione tale principio. L’obbligatorietà dell’azione penale – ha continuato l’ex pm – è un principio dettato dalla Costituzione italiana, ed escludo quindi categoricamente che Veltroni possa avere in testa l’idea di poterlo modificare”. Che ridere.

E’ stato furbo Veltroni ad evitare di tornare sull’argomento, ma meno lo è stato Di Pietro, che in quanto a furbizia difetta, e che alla trasmissione “Otto e Mezzo”, non solo ha sottolineato l’aspetto sopracitato, ma ha anche voluto evidenziare la sua posizione e quella dell’Italia dei Valori, rispetto alla “coesa” alleanza con il Partito Democratico.

Secondo l’ex pm – in questa campagna elettorale – sarebbe in atto un tentativo, da parte di alcuni media, di strumentalizzare alcune questioni che riguardano l’Italia dei Valori ed il Partito Democratico. Secondo Di Pietro “l ‘Italia dei Valori non è un partito satellite del Pd, ma una formazione politica che ha sottoscritto un programma, che non è quello del Partito Democratico, ma un programma che il Pd e l’IdV hanno scritto insieme dopo averlo rivisto, modificato e digerito. E’ cosa ben diversa – ha concluso Di Pietro - voler costituire un gruppo unitario alla Camera che sia rappresentato da una sola voce in campo. La costituente del Partito Democratico è già conclusa e l’IdV non ne fa parte”. Un amore, quello tra Tonino e Walter, nato presto e finito altrettanto in fretta.

Ben più volte avevamo sentito altre parole, sia da parte di Veltroni sia da parte di Di Pietro, riguardo una possibile fusione, una volta terminate le elezioni. Ed è impossibile non poter paragonare questo “accrocco” democratico con il fallimentare e dimissionario governo attuale, quella coalizione “coesa” che avrebbe dovuto traghettare l’Italia verso chissà quali atolli.

Questa è la sinistra che non cambia mai e che non è capace di stare assieme. Dopo tutto, come può un uomo di centrodestra come Di Pietro (perché Di Pietro è di destra come imprinting, non dimentichiamocelo mai), andare in accordo con Veltroni che, pur di “vivere” e vincere - sia dentro che fuori il suo partito - deve “comporre i contrasti”? Come può il “Uolter” nazionale andare in accordo con Di Pietro se non per cavalcare quella fascia antipolitica “grilliana”che fa numero, ma che alla fine è anche la parte più piatta e gretta del nostro paese?

Veltroni di certo non è da meno. Con l’operazione “Pd” sta di fatto cancellando cinquant’anni di cultura a sinistra livellando il tutto con un riformismo che appare, più che innovativo, solo cerchiobottista, tutto intento in una “pulizia etnica” dove i comunisti (Sinistra Arcobaleno) sembrano molto più simili ai passeggeri del Titanic che ad un partito politico.
Liberandoci del Professore, stiamo assistendo all’operazione “ricilaggio” con Walter a “gigioneggiarsi” fra un palco e qualche cena presso le povere famiglie ex borghesi. Veltroni, mascherandosi per bene, sta cercando di far dimenticare le vecchie politiche rosse, ormai stoiricamente fallimentari, ponendo l'àut àut su tutto quello che lo ha preceduto attirandosi i non pochi strali degli ultimi compagni rimasti.

Quindi, chi avrebbe mai potuto “imbarcare” Veltroni, se non uno come Di Pietro, sperando nel ritorno mediatico di un appiattimento culturale che fa del populismo becero il suo cavallo di battaglia, ma che alla fine lascia poco rispetto ai contenuti ed al buon senso?
Tutti noi sapevamo che lo “strano” connubio fra IdV e Pd, nato da promesse rinnegate ancor prima di iniziare e di fronte agli interessi elettorali, si sarebbe dissolto nell’aria al primo soffio di vento rispetto all'interesse dei singoli. Ad elezioni finite, l’Idv tornerà sulla sua strada e fregandosene del Pd tornerà a "roteare manette" (che è sempre un bel mezzo per ottenere consensi) all’ombra di comici genovesi.

Molto “si può fare” ma, come sempre, il troppo stroppia!

A rileggerci

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2 Comments:

Luce nella Rete said...

E' senz'altro innegabile che Di Pietro sia fondamentalmente di destra, ma la presenza di Berlusconi sulla scena politica esclude a priori la collocazione dell'IdV nella collocazione ad essa più naturale.
Lo sanno tutti che Veltroni anche in caso di vittoria, non avrebbe i numeri per governare l'intera legislatura, anche perchè Di Pietro non scenderà mai a patti su certi temi: vedi giustizia.
Però il problema della governabilità ci sarà anche con la vittoria del PdL, perchè questa legge elettorale è una bestemmia.
Ma la vera piaga di questa politica è che non c'è davvero nessun politico nuovo ne idee davvero innovative. Veltroni ne ha già sparato di grosse e Berlusconi cavalca l'Alitalia e tutti hanno capito che sono solo specchietti per le allodole.

Chris said...

La governabilità dipende dal voto al Senato. Come fai ad esserne così sicuro? I sondaggi, per esempio, dicono il contrario. Bisognerà aspettare i risultati.