TechnoratiTags: Happy new year, 2008
31 dicembre 2007
Happy new year!
TechnoratiTags: Happy new year, 2008
Pubblicato da Chris a 16:08 0 commenti Link a questo post
Etichette: personale
30 dicembre 2007
Il problema del Kosovo è culturale

Continua il muro contro muro tra la Serbia e la Russia da una parte, l’Europa e gli Usa dall’altra sul Kosovo. La comunità internazionale ha di fatto fallito i negoziati non capendo la valenza culturale del problema. Per questo un'indipendenza "forzata" non risolverà il problema della stabilità della regione.
Continua a leggere su © Confronto.it
A rileggerci
TechnoratiTags: Kosovo, Ue, Serbia, Onu
Pubblicato da Chris a 20:49 0 commenti Link a questo post
Etichette: Esteri
29 dicembre 2007
Benazir doveva morire?

E’ stata la prima donna premier islamica. Forse l’ultima. Di certo ora sarà difficile poter trovare un’altra personalità in Pakistan capace di contrastare il fondamentalismo islamico. Almeno non a medio termine.
La prima leader musulmana martire per la democrazia è stata Benazir Bhutto, uccisa spietatamente qualche giorno fa a Rawalpindi, la grande città-satellite alla periferia di Islamabad, alla fine di un comizio per le elezioni che, come dichiarato da Musharraf, dovrebbero comunque tenersi l'8 gennaio prossimo.
A bordo di una moto due uomini dal volto coperto, si sono affiancati all'auto che trasportava la leader dell'opposizione. Il primo colpo di kalashnikov, mortale, avrebbe colpito la Bhutto al collo. I killer poi ne hanno sparati almeno altri cinque mirando alla testa, per poi farsi esplodere tra la folla. Nell'esplosione sono morte altre 35 persone, fra le quali spiccano i nomi di altri tre leader dello stesso partito della Bhutto, (il Partito del Popolo Pakistano – Ppp): Zumarad Khan, Shert Rehman e Rehman Malik. 60 persone inoltre, sono rimaste ferite. Questo è il tragico bollettino difficilmente dimenticabile.
Il terzo attentato alla Bhutto dal 18 Ottobre di quest’anno (da quando le pressioni di Washington hanno posto fine al suo esilio per contrastare le mosse di Musharraf) , senza che la comunità internazionale abbia di fatto alzato un significativo “muro” diplomatico. Non è strano?
Tre ore dopo la rivendicazione di Al Qaeda, di fatto ispiratrice e autrice dell’assassinio dell’esponente “Kennediana” in medio oriente (sì, la Bhutto era socialdemocratica).
Per i principali analisti tutto questo è solo un alibi parziale per il presidente Pervez Musharraf (rieletto per un secondo mandato il 6 ottobre scorso da un parlamento sotto controllo), essendo noti gli stretti legami tra i servizi segreti pakistani e i talebani, e tra questi Al Qaeda.
Difficile dimenticarsi, le sommosse di poche settimane fa, causa strane elezioni, ed il pugno di ferro usato dal leader militare per interrompere qualsiasi ribellione alla sua tirannia.
Gli stessi Stati Uniti, per via di Condoleezza Rice, stavano cessando gli appoggi diplomatici (e di conseguenza quelli monetari) verso un atteggiamento di Musharraf ormai insostenibile: dalla parte dell’Occidente ed al tempo stesso con i taliban ed Al Qaeda. Posizione “al limite”, che avrebbe dovuto presto potare il leader pakistano ad una scelta radicale, che lo avrebbe di fatto posto in una situazione scomoda.
Logico quindi immaginare una “condanna a morte” della Bhutto, da parte del Capo di stato maggiore delle forze armate del Pakistan? Analizzando bene i fatti la questione è invece molto più complicata rispetto a quello che ci vogliono far credere.
Infatti oltre ai taliban, ad Al Qaeda ed a Mussharaf, in tanti avrebbero voluto vedere morta la giovane leader dell’opposizione Pakistana. Prima di tutto il mondo islamico in generale (soprattutto quello radicale), difficilmente in sintonia con una personalità troppo democratica, rispetto a una “vision” politica teocratica, che ben poco si presta ad "azionismi" troppo laici; la “pancia” del vecchio Stato Maggiore Pakistano, troppo ancorato alle vecchie ideologie e culture mediovali fondamentaliste; molti cittadini (se così possiamo chiamarli), ancora troppo “rigidi” davanti ad usanze “troppo” occidentali. Poter dire oggi, che la Bhutto sia morta solo per colpa di Musharraf (il quale anche lui molto spesso è stato oggetto di molti attentati terroristici di stessa matrice) è semplicistico ed affrettato.
Possiamo invece provare ad affermare che Benazir Bhutto è stata uccisa da quel mondo arabo fondamentalista e culturalmente immobile restio a prendere in considerazione altro se non una regolamentazione politica e civile che provenga da una matrice religiosa. La Bhutto avrebbe certamente vinto le elezioni, e se ciò fosse successo, forse avremmo assistito a violenze ed attentati ben peggiori. Questo non significa che l'islamismo moderato non esista, anzi. Tutto questo non significa altro che è il potere islamico a non essere moderato, proprio quello che, ancora oggi, tiene in un’epoca quattrocentesca il suo popolo.
Alla luce di questa riflessione, è forse possibile poter affermare che un medio oriente teocratico e forse più controllabile per l’occidente, di un medio oriente democratico? Uno stravolgimento “occidentale” in medio oriente - soprattutto in questo periodo storico - non avrebbe forse potuto causare ben più stragi e vittime, visto che di fatto avrebbe minato la cultura stessa dell’islam più radicale? In Iraq la strategia americana sta cambiando non solo per un aumento di truppe e per un cambio di atteggiamento americano, ma soprattutto perché la popolazione si è accorta che Al Qaeda voleva morti i suoi stessi fratelli iracheni. Non si tratta di uno stravolgimento culturale, ma solamente di pura sopravvivenza, davanti all’utopia di un “califfato medio orientale” che ancora il fondamentalismo sogna e spera. Il travolgere questa utopia con un’azione dirompente come la democrazia, davanti ad una cultura che ancora non è pronta, non sarebbe stato ancora più dirompente e deleterio rispetto alla “mission complete” occidentale?
Certo, questo non significa riporre il sogno democratico in un cassetto evitando di difendersi da dei pazzi, ma forse invece significa dosare le forze, finendo gli interventi azzeccando prima e meglio le strategie (vedi Iraq), per poi prendersi il giusto tempo per una vera “rivoluzione”, che però non può che passare dalla “formazione” cercando di non stravolgere le basi di una cultura completamente diversa dalla nostra. Tutto questo certo non si fa dall’oggi al domani ma, a mio parere, rimane l'unica strada da percorrere se non vogliamo poi ritrovarci altre Benazir Bhutto a riempire tristi pagine di cronaca estera, davanti ad una comunità internazionale che sì, annuncia sdegno, ma che poi a conti fatti, fa buon viso a cattivo gioco.
A rileggerci
Pubblicato da Chris a 00:51 2 commenti Link a questo post
Etichette: Esteri
25 dicembre 2007
Buon Natale
Sì, [questa storia] è accaduta realmente. Gesù non è un mito, è un uomo fatto di carne e sangue, una presenza tutta reale nella storia. Possiamo visitare i luoghi e seguire le vie che Egli ha percorso. Possiamo, per il tramite dei testimoni, udire le sue parole. Egli è morto ed è risorto, e i miti hanno aspettato Lui, in cui il desiderio è diventato realtà.
Benedetto XVI
Il cristianesimo non nasce come frutto di una nostra cultura o come scoperta della nostra intelligenza...si rivela in fatti, avvenimenti, che costituiscono una realtà nuova dentro il mondo, una realtà viva, in movimento.
La realtà cristiana è il mistero di Dio che è entrato nel mondo come storia umana.
Luigi Giussani
A rileggerci
Pubblicato da Chris a 22:32 3 commenti Link a questo post
Etichette: personale, Religione ed Etica
23 dicembre 2007
Alitalia alla resa dei conti
Alla fine si è deciso di aspettare a dopo le festività. E' stato il Ministro Bianchi a dare la notizia pochi giorni fa. Ora invece la notizia è certa: «Il Governo prevede di concludere la propria valutazione entro la prima metà di gennaio». Si conclude così il rincorrersi di voci riguardanti la gara per la cessione di Alitalia, la compagnia di bandiera italiana per il trasporto aereo. Ed il destino per nostra compagnia sembra ormai segnato: Prodi ha deciso che sarà Air France a vincerla. Neanche il Cda della compagnia nel giorno della verità, per via di Maurizio Prato, è riuscita a capire quale offerta fosse meglio congeniale, se quella appunto di Air France, oppure quella di Carlo Toto e di Corrado Passera, rispettivamente Ceo di Air One e Banca Intesa, salvo poi intervenire pochi giorni fa (non si sa bene sotto quale "pungolo") a favore della compagnia transalpina. Le pressioni è indubbio che siano state parecchio forti e non v'è dubbio che sulla diatriba fra le due società compratrici si sia diviso il mondo politico, ognuno con la sua cordata e con i suoi «amici». D'Alema (Ds), Minnitti (Ds) e buona parte dell'opposizione (compreso Silvio Berlusconi) preferirebbero la cordata italiana, mentre Romano Prodi ed il suo entourage è convinto che alla fine la pista parigina possa essere la migliore.
Non si può non nascondere che l'Alitalia sia ormai una azienda disastrata. I suoi problemi arrivano da lontano a causa di decisioni mai prese da chiunque abbia avuto in mano la compagnia. Il fatto economico ha di certo un suo peso, ma se osserviamo meglio, anche le linee, il numero delle rotte e gli slot sono senz'altro un ottimo pretesto per l'acquisto, nonostante i forti debiti. Sarebbe anche complicato poter pensare di poter fare intervenire lo Stato, visto che di soldi non ce ne sono. A questo punto bisognerà fare affidamento al centesimo per azione di Air One o ai 35 centesimi di Air France. Forse qualcuno spera di poter sedere nei salotti francesi che contano grazie ad un passaggio quasi obbligato, ma in fin dei conti sarebbe utopistico pensare, una volta seduto, di avere voce in causa. Al contrario l'offerta italiana è si modesta, ma chiara, semplice e dice realmente ciò che si vorrebbe fare. Ovvero mantenere stabile Malpensa, cosa che Air France non vorrebbe.
Diventa quindi l'aeroporto di Malpensa il centro della questione, con i professionisti che invece di consumare e spendere a Milano se ne andrebbero a spendere in altri hub (Parigi - Olanda), lasciando a bocca asciutta non tanto la nostra compagnia, che non sarà più nostra, ma tutto quello che gli gravita intorno, esercizi commerciali e tutti gli altri servizi. Inoltre, il fatto dell'italianità questa volta non è una scusa. Una nazione che perde le proprie aziende importanti, non solo perde produttività ma perde soprattutto credibilità politica. Lo stiamo vedendo con la grande distribuzione, ormai tutta in mano ai francesi, o con i tedeschi di cui noi siamo solo semplici fornitori. La libera concorrenza, in questo caso, risulta una scusa. Senza aziende, addio peso politico e diplomatico. Senza aziende addio produttività e Pil. Senza Pil addio salari, direttamente proporzionali al prodotto interno lordo. Spero ne tengano conto i «signori» del nostro governo quando dovranno scegliere il 15 di Gennaio a chi «regalare» Alitalia. Nonostante tutto il futuro del nostro Paese passa anche da lì.
21 Dicembre 2007 - © Ragionpolitica.it
A rileggerci
Technorati Tags: Alitalia, Prodi, centrosinistra, Air France, Air One
Pubblicato da Chris a 17:41 3 commenti Link a questo post
E chi se ne frega, coglioni!

Avviso ai "Parenti": Questo è uno sfogo, e come tale, non si sofferma molto sulle "rime baciate". In periodo natalizio in "cui siamo tutti più buoni", chi non se la sente di prendere pugni nello stomaco, può evitare di continuare la lettura
Usa 2008: Programmi? Idee? Macchè! I media nostrani si soffermano sulle "musichine"! Fanno vedere quella "beota" di Hillary Clinton, che regala nei suoi spot una vita migliore al mondo, con i pacchi regalo delle energie alternative e delle truppe che tornano a casa (tanto domani per raccogliere voti dirà il contrario)!
Ci fanno vedere Giuliani con Babbo Natale che prende un pezzo della colonna sonora di "Cars" della Disney e ne fa la sua canzone portabandiera! Ma diamine, e la politica? C'è tanto da dire dell'oltre atlantico, basta sfogliarsi i quotidiani online a stelle e strisce, o parlare un po' con gli americani per capire un po' meglio! Caspita, lo faccio io, non lo possono fare loro molto meglio con i loro potenti mezzi? Nulla di tutto ciò. I nostri inviati ed i nostri giornalisti si soffermano sulle cazzate! Huckabee che va a braccetto con Chuck Norris, comunicando una corsa alle presidenziali per la Casa Bianca che sembra da pagliacci, ma che invece non lo è, perchè i temi sono tantissimi!
'Fanculo, invece di far capire che succede realmente, spiegando i sondaggi, giudicando le alleanze, insomma informandoci, il mainstream media italiano si sofferma solo sui fatti di costume e sulle stronzate! Certo fa comodo lasciare il "popolino" nel suo brodo con una informazione schifosa fatta con i piedi. Vero? State attenti però, che il "popolino" si è veramente rotto i coglioni!
A rileggerci
Technorati Tags: Usa 2008, Imbecilli, coglioni, Corriere della Sera, braccia levate all'agricoltura, media in generale
Pubblicato da Chris a 03:49 2 commenti Link a questo post
Etichette: Blog e Media, USA 2008
22 dicembre 2007
Amen, fratello John
Ma guarda un po'. La National Review, quella che poco tempo fa ha dato l'endorsement a Mitt Romney, ha pubblicato un articolo molto interessante su John McCain, dicendo che di fatto anch'egli potrebbe avere qualche chance. Il sunto dell'articolo è sostanzialmente questo: "Se è vero - com'è vero - che tutti i sondaggi sono fatti su un campione piccolo, e quindi presentano dei range di errore, non si può non notare l'ascesa del vecchio senatore in New Hampshire e in Iowa. Considerando che la vera partita si gioca in New Hamshire, se si fosse deciso di accantonare per partito preso McCain, sarebbe proprio quello il momento in cui potrebbero scattare le grosse sorprese"
Il fatto che sia proprio la National Review a notarlo, fa pensare. Prepariamoci per un Gennaio di caucus e primarie non proprio così scontate, sia sul fronte Repubblicano sia su quello Democratico.
Stay tuned!
A rileggerci
Technorati Tags: Usa 2008, John McCain, Mitt Romney, Gop, Democrats, Iowa, New Hampshire
Pubblicato da Chris a 17:36 2 commenti Link a questo post
21 dicembre 2007
Sguardi tesi
Persino Anna Finocchiaro, il capogruppo del Pd, l’ha ammesso:”non sono abituata - dice - a nascondere le difficoltà. Il dissenso politico c'é - ammette - altrimenti Prodi non avrebbe convocato un vertice"
La Finocchiaro invece si sbaglia. Noi tutti ci ricordiamo l’arroganza e la faccia tosta da lei dimostrata in innumerevoli occasioni durante questi due anni striminziti di governo. Ormai la sicumera dell’esecutivo si sta scontrando contro l’evidenza di una crisi che ormai si sta allargando a macchia di leopardo. Non basterà più sotterrare la testa sotto la sabbia come gli struzzi, anche perché la sabbia è finita.
Le parole dichiarate ieri in Aula da Domenico Fisichella, durante la votazione in Senato ("Devo registrare una serie di insipienze, di scelte improvvide ed errori tecnico-giuridici"), hanno lasciato il segno e sono stati molti i senatori, che nelle pause dei lavori, ci hanno rimuginato su. Nonostante questo però il governo ha incassato due dei tre voti utili per il bilancio. L'ultimo voto, ormai scontato, è arrivato pochi minuti fa.
Ed è stato lo stesso Dini ad ammettere che il suo “sì” è stato dato con riserva, solo tanto quanto bastava per non portare il paese all’esercizio provvisorio, pur avendo davanti una Finanziaria senza capo ne coda. Sul welfare succederà la stessa cosa. Tutto finito comunque? Sì, perché l'approvazione della Finanziaria sembra delineare un deciso cambio di scenario. Il 2008 inizierà in salita, anche se questo non appare dai numeri visti ieri e da quelli che abbiamo visto oggi. Cinque voti di scarto la prima volta, addirittura sei nella seconda votazione: ma la maggioranza è debitrice soprattutto verso i senatori a vita, come oggi del resto. In Aula sono sei e votano tutti a favore. L'Unione invece registra un’altra perdita importante: l'ex senatore del Prc Franco Turigliatto sceglie e vota contro la fiducia. Ancora una volta. Senza senatori a vita quindi alla prima fiducia di ieri sarebbe stato pareggio e l'Aula avrebbe bocciato il primo articolo della manovra aprendo di fatto la crisi di governo.
Ecco quindi perché a Palazzo Madama abbiamo visto tante facce cupe ieri. Oltre ai diniani e all’Udeur e alla “new entry” del Sen. Fisichella, tutta la Cosa Rossa è adesso compatta ad andare verso la verifica di governo di Gennaio con la consapevolezza di volere una nuova direzione dell’esecutivo di Romano Prodi. Se non ci si dovesse riuscire, sarebbe crisi.
Con una opposizione un po’ meno litigiosa e più compatta si potrebbe farne un sol boccone della sgangherata compagine di Palazzo Chigi. Invece, un po’ perché ancora non sono chiari i vari spostamenti a centrodestra, ed un po’ perché non si poteva evitare di chiudere la legge di bilancio, ci ritroviamo per un altro Natale la maggioranza seduta al caldo.
Qualche telefonata uscita provvidenzialmente (in un momento in cui il governo di centrosinistra è nei sondaggi ai minimi storici) da qualche giornale e trasmissione compiacente, non servirà a far dimenticare le difficoltà e le gaffes degli uomini che compongono il nostro esecutivo. Ormai è tempo di fare i conti. E non basteranno solo i pallottolieri.
A rileggerci
Technorati Tags: Finanziaria
Pubblicato da Chris a 11:39 3 commenti Link a questo post
Etichette: Politica
20 dicembre 2007
Ciao, sicurezza!
“Questa operazione risponde ad un progetto che ha come motore gli esponenti della sinistra più radicale che rappresenta chi non crede nella legalità. Saranno attriti che si ripresenteranno anche a livello nazionale”. Con queste parole, dichiarate qualche mese fa, il sindaco di Bologna Sergio Cofferati aveva stigmatizzato quello che stava succedendo. Ed era impossibile non poter prevedere le stesse problematiche anche in ambito nazionale davanti alla fuoriuscita dalla maggioranza di molti esponenti Ds nel capoluogo emiliano, proprio riguardo ad alcune proposte sulla sicurezza. E così di fatto è stato.
Il dibattito promosso da Giuliano Amato sul famoso “pacchetto sicurezza”, voluto dopo il terribile omicidio Reggiani, aveva già da subito evidenziato le prime problematiche all’interno della maggioranza.
Già Gennaro Migliore, deputato del Prc, aveva sottolineato le sue perplessità sul disegno di legge,puntando il dito sulle espulsioni per i cittadini comunitari.
Ma anche gli stessi penalisti - per bocca di Oreste Dominioni presidente dell’Unione delle Camere Penali - avevano sollevato non poche problematiche rispetto ad un decreto “poco garantista”, che puntava esclusivamente sulla pena è non al valore della giustizia oltre ad imporre insensatamente la celebrazione del giudizio di secondo grado che si sarebbe tradotto in un inutile sperpero di risorse. Fu lo stesso Giuliano Amato, a dir poco, sconsolato a ribadire all’epoca dei primi attriti sul disegno di legge, di trovarsi davanti a “ posizioni anacronistiche, che vanno contro gli interessi del paese". Come dargli torto?
La introduzione poi di allarmanti norme che disegnano reati di opinione (omofobia), come quelli inseriti nel provvedimento, solo per dare un contentino all’estrema sinistra dello schieramento governativo, hanno di fatto dato il colpo di grazia ad un “pacchetto sicurezza” che è nato male ed è finito peggio.
Infatti proprio ieri il governo ha comunicato, tramite Vannino Chiti, la decisione di rinunciare alla conversione del decreto legge in materia di sicurezza, aggiungendo che il Viminale sta lavorando a "un altro provvedimento legislativo con carattere di necessità e urgenza ", che sarà varato nella riunione del Consiglio dei ministri del 28 dicembre, "prima della scadenza dell'attuale decreto".
Il nuovo testo sostanzialmente dovrà supplire a possibili “vuoti legislativi” lasciati dalla non attuazione del disegno di legge originario, che rendono di fatto illegali, i procedimenti fin qui attuati dagli organi di competenza. Tanto per intenderci, il nuovo testo dovrà contenere in particolare indicazioni sull'espulsione dei cittadini comunitari pericolosi, in modo da impedire il rientro dei romeni già allontanati dall'Italia. Sarebbe stata davvero una beffa per il governo avere di fatto reso illegali alcuni procedimenti di espulsione verso extracomunitari di fatto giudicati pericolosi per la collettività.
Non ci saranno invece, secondo quanto anticipato da Chiti, le norme sull'omofobia al centro di un duro scontro con l'ala TeoDem del Partito Democratico. Queste, ha chiarito il ministro, "non rientrano nella materia della sicurezza" e quindi saranno ospitate in un ddl all'esame della commissione Giustizia della Camera. Romano Prodi ha dichiarato (come suo solito) di essere parecchio fiducioso sulla risoluzione del problema omettendo però di ricordare la sua origine, ovvero dall’ennesima svista del governo, un errore materiale (e madornale), che faceva riferimento al Trattato di Amsterdam citando l'articolo sbagliato (il 13 invece che il 2 comma 7). Esilarante.
Si sarebbe potuto eliminare già da subito il seguente articolo, facendo così passare un già traballante disegno di legge sulla sicurezza ma, come comunicato dal ministro Chiti, la strada non sarebbe stata praticabile poiché il Senato è troppo impegnato in questi giorni per la legge Finanziaria e successivamente per il welfare.
Dura, per forza di cose, la reazione dell’opposizione, che davanti all’ennesima scivolata, ha chiesto a gran voce la “testa” di Giuliano Amato.
A parte le lotte politiche, che un decreto così importante per tutti noi, non sia riuscito a passare per ragioni di fatto “ideologiche”, lascia davvero con l’amaro in bocca, ed ancora una volta dimostra come questo governo, diviso su tutto, non sia la giusta soluzione per governare il paese.
A rileggerci
Technorati Tags: Sicurezza, Giuliano Amato, Omofobia
Pubblicato da Chris a 10:35 4 commenti Link a questo post
Etichette: Politica
17 dicembre 2007
Go John!

Fuoco di paglia? La corsa alle presidenziali americane del 2008 si infiamma per il Grand Old Party, ed il “vecchietto” dell’elefantino, lo “Zio D’America” sempre presente in ogni battaglia repubblicana, ma mai risultato vincente, in meno di 24 ore ha avuto l’endorsement del senatore Joe Lieberman in ticket nel 2000 con Al Gore per la vice presidenza.
Il buon John, oltre a tutti i voti indipendenti che si beccherà in Iowa ed in New Hampshire grazie a Lieberman (purtroppo ai danni Obama, favorendo la Clinton che deve avere forse qualche santo in paradiso), ha anche incassato l’appoggio del Des Moines Register per il caucus e del Boston Globe
Datemi retta, se al posto di George Bush ci fosse stato John McCain (vedi il 2000), l’America e l’Occidente si sarebbero risparmiati “alcuni paraocchi neocon” e si sarebbe vinto molto prima la guerra in Iraq, evitando adesso di temere di perdere contro quella “cosa” chiamata Hillary Clinton.
Il vecchio della “Mod Squad” (i 7 democratici e i 7 Repubblicani che salvarono Bush al congresso), quello della politica moderata del buon senso, che non guarda con ottusità i problemi, ma anzi, cerca di trovare le giuste strade anche se, qualche volta, c’è da votare democratico, ha fatto veramente il “colpo grosso”.
Può McCain adesso tornare in corsa in Iowa? Non impossibile, anche se però a pochi giorni dal caucus, diventa difficile poter prevedere un’ascesa tale da poter scavalcare Huckabee (per Rasmussen ha oltre 10 punti su Romney). Molto dipenderà da questi ultimi appoggi, sempre se avranno i risultati sperati.
In un momento internazionale così delicato, chi potrebbe veramente difendere l’America e l’Occidente dai suoi nemici? Solo due nomi: John McCain e Rudolph Giuliani.
Anche se Romney continua ancora a non essere fuori definitivamente dai giochi, qui si tiferà sempre per gli unici due personaggi in grado di garantire sicurezza e legalità per il mondo intero. Ed è evidente che non sono il solo a pensarla in questo modo.
A rileggerci
Technorati Tags: John McCain, Joe Lieberman, Gop, Usa 2008, Iowa, Caucus, New Hampshire
Pubblicato da Chris a 10:23 4 commenti Link a questo post
16 dicembre 2007
La Finanziaria tutta articoli e spesa

Era partita con 100 articoli la Finanziaria 2008. Ora se ne contano ben 213. Più del doppio.
Le buone notizie che Romano Prodi stava cercando di “spacciare” attraverso una propaganda un po’ becera, gli sono tornate indietro come un boomerang. La spesa infatti, come ha dichiarato anche il governo, salirà, grazie all’aumento degli articoli, di circa 800 milioni di euro. L’opposizione dice addirittura di 2 miliardi ed è quindi molto probabile che la verità si trovi esattamente nel mezzo (circa un miliardo).
Un’operazione di bilancio, come la Finanziaria, dovrebbe servire per dare slancio all’economia, con pochi disegni di legge precisi e non invasivi per la vita dei cittadini. In due anni di governo invece abbiamo solo assistito ad un aumento spropositato delle tasse, delle leggi e della spesa pubblica senza un minimo di strategia per il paese. Neanche a medio termine.
Anche questa volta le buone intenzioni hanno trovato il muro del parlamento, e il buon funzionamento della legge Finanziaria ha trovato i soliti ostacoli, perché sostanzialmente non si dovrebbe solamente applicare le norme e neanche modificare le procedure, ma decentrare i contenuti verso tutto il bilancio. Non facendo in questo modo ecco arrivare una miriade di maxi emendamenti inutili, che non hanno fatto altro che aumentare la spesa pubblica a danno dei contribuenti italiani, già oberati da una tassazione folle che non ripaga in servizi resi.
Ma, come era logico prevedere, con 206 sì, 92 no e 1 astenuto l’Aula della Camera ha approvato la manovra da 16 miliardi, dopo la fiducia sui tre maxiemendamenti di ieri l’altro. Nelle novità tutti i “bonus propaganda”: Dagli asili nido al bonus famiglie, dallo sconto sull’ICI al bonus “bamboccioni” per gli affitti, dal bonus ristrutturazione per le Eco Case al riccometro “anti furbi”.
Fanno anche capolino il super eroe “Mister Prezzi” (da morir dal ridere) e gli aiuti sulla sicurezza con le “telecamerine” per i tabaccai.
Certo, alcune cose sono lodevoli, ma però non risolvono i problemi alla radice, aumentano in maniera spropositata la spesa pubblica e incidono pochissimo sui problemi degli italiani.
La Finanziaria 2008 – che dalla prossima settimana approderà al Senato – ha però espresso il suo massimo con un disegno di legge “straordinario” sui tagli dei ministeri. Dalla prossima legislatura – avete capito bene, DALLA PROSSIMA LEGISLATURA - il numero dei ministri non potrà superare quota 12. La nostra carica dei “103” invece: ministri, sottosegretari, aiutanti, facchini, uomini di fatica e lavoratori della terra rimarrà intatta al suo posto. Difficile a questo punto poter trovare aggettivi al riguardo. Si rischierebbe di essere scurrili.
I tagli invece sono stati pochi e mal fatti: sull’Università, con Fabio Mussi sul piede di guerra che si è visto decurtare i fondi degli atenei per accontentare i camionisti e sullo sgravio fiscale al Sud che si è volatilizzato come per incanto.
Questa è stata di certo una chiusura di bilancio impossibile da bloccare per ovvie ragioni di stabilità del paese (sempre se di stabilità posiamo parlare) e nonostante le numerose storture ed i numerosi sprechi di denaro pubblico, Romano Prodi può respirare ancora qualche boccata di ossigeno almeno in questo week end, per poi ripiombare nuovamente nella battaglia a Palazzo Madama. La Finanziaria ha di nuovo salvato il Professore che però a Gennaio, con la “Cosa Rossa” inviperita, dovrà dimostrare davvero la tenuta di questo governo ormai tenuto in scacco dal “neonato” feeling fra Veltroni e Berlusconi. Certo non basteranno intercettazioni inconsistenti a frenare il percorso delle riforme che aprirà la strada verso un nuovo sistema di voto. Quello sarà il momento in cui Romano Prodi dirà definitivamente addio al suo governo.
A rileggerci
Technorati Tags: Finanziaria 2008
Pubblicato da Chris a 03:07 2 commenti Link a questo post
14 dicembre 2007
Hillary, fly down!
Portarsi Chelsea in Iowa, avrà funzionato come mossa propagandistica per la mamma Hillary Clinton? Ad occhi ed orecchi attenti, una cosa del genere fa immediatamente capire di che pasta sia fatta la ex first lady. Una persona che, pur di arrivare ai suoi scopi riesce a mettere in mezzo persino la figlia, parla da sola.
Chelsea in effetti mi ha sempre fatto un po’ pena fin dai tempi della presidenza del Padre (Bill Clinton), sempre messa in mezzo fra le beghe politiche e matrimoniali dei suoi genitori, quasi come un barboncino da compagnia, piuttosto che come essere umano. Come un pesce fuor d’acqua, con un sorriso stampato sulle labbra ma che alla fine ha sempre nascosto malinconia, Chelsea si è sempre barcamenata come spettatore stanco ed annoiato dei problemi paterni, oltre che a far parlare di se in situazioni quasi comiche. In effetti non posso che nutrire simpatia ed affetto per una persona che alla fine, suo malgrado, è costretta a vivere una vita da “maschera” per via del destino dei propri genitori.
Al di là delle vicende familiari dei Clinton (di cui comunque mi frega assai poco), le cose in Iowa per Hillary non vanno tanto bene. Obama ha superato la scorsa settimana l’es first lady nei sondaggi e sta consolidando sempre di più il suo vantaggio.
Oprah Winfrey, la star incontestata dei talk show quotidiani americani, è la vera artefice dell’ascesa in Iowa del candidato di colore Democratico. Ogni pomeriggio i suoi programmi toccano oltre i 9 milioni di telespettatori, quasi tutte donne di medio/alto livello culturale. Insomma una piccola parte della mid e dell’upper class americana, quella che in sostanza (tutta insieme) traina il paese.
Hillary Clinton, proprio per questo motivo sta cercando di correre ai ripari, molto preoccupata di non riuscire a convincere le donne imprenditrici (che sostanzialmente in America vanno a destra) accusando, per altro, l’influenza di Oprah che le sta rubando persino l’elettorato femminile meno abbiente. L’ex first lady rischierebbe di rimanere a bocca asciutta e l’Iowa è un chiaro segnale di allarme per la macchina elettorale dei Clinton.
Per il momento la Clinton detiene il 53% ( in calo) delle preferenze delle donne americane democratiche, prevalentemente cameriere ed infermiere, anche se, come ha sottolineato il Wall Street Journal la settimana scorsa, l’ex first lady sta faticando anche con le donne famose, identità che alla fine possono diventare ago della bilancia per una qualsiasi campagna elettorale.
Sommando poi come anche le donne imprenditrici americane facciano fatica a digerire Hillary (soprattutto per via del problema fiscale), capiamo subito quanto il momento sia delicato per la candidata principale dei Dem per le elezioni di Novembre.
Il cammino di Hillary che, fino a pochi mesi fa, sembrava senza ostacoli sta invece incontrando sentieri oscuri e pieni di pericoli. L’ex first lady comunque rimane l’indiscussa front runner fianco a Giuliani, ma è certo che non sarà più così semplice spuntarla rispetto ad avversari organizzati, che le daranno filo da torcere fino alla fine.
A rileggerci
Technorati Tags: Hillary Clinton, Usa 2008, Chelsea
Pubblicato da Chris a 12:58 8 commenti Link a questo post
13 dicembre 2007
Un regalo "Speciale"

Natale. Tempo di regali. I bambini, intenti a scrivere letterine a Gesù Bambino, stanno aspettando davanti ai camini con le orecchie tese verso la finestra, attenti ai primi scampanellii di “slitte volanti” in lontananza. E ci si stringe il cuore a vederli felici mentre scartano i loro doni come premio per il loro anno da bravi angioletti.
Il Generale Roberto Speciale tanto pargoletto non lo è, ed a differenza dei piccolini, le sue lettere non hanno raggiunto Gesù Bambino, ma il Tar del Lazio, che gli farà trovare in dono sotto l’albero 3 milioni di euro.
Regalo esoso? Non credo visto quello che il Generale ha dovuto subire per colpa dell’incuria di un governo che una ne fa e cento “non ne pensa”.
Fonti ben accreditate hanno fatto trapelare che il ricorso del Generale Roberto Speciale, per via della sua epurazione dal comando della GdF di qualche mese fa, sia stato accolto dal Tar che gli farà trovare un bellissimo regalo sotto l’albero di Natale: tre dei cinque milioni di Euro richiesti. La sentenza sarà depositata entro fine anno e rischia di diventre l’ennesima tegola su un governo che ormai non ha più nulla da salvare. Neanche la faccia.
La vicenda che riguarda questo ricorso è ben nota. Il lungo braccio di ferro avuto con Vincenzo Visco, vice ministro dell’economia, riguardo le indagini sul caso Unipol, avevano fatto venire a galla presunte ingerenze e pressioni su alcuni uomini della GdF e provocando poi di fatto la destituzione del Generale Speciale. Come potersi dimenticare “lo straordinario” discorso, di Tommaso Padoa Schioppa al Parlamento - in sostituzione allo “scansapericoli” (Prodi) - intento a difendere l’indifendibile? Come abbia potuto il ministro dell'Economia proporre il Generale Speciale per quell'alto incarico alla Corte dei Conti, mentre di lui pensava tutto il male possibile, è ancora un mistero. Le accuse: gestioni "opache" e "personalistiche" della Guardia di Finanza piene di favoritismi compiuti usando in modo disinvolto trasferimenti, premi ed encomi; "venute meno le regole etiche e deontologiche" e di "mancanza di lealtà" nei riguardi dell'autorità politica, l'assenza di una comunicazione serena, di trasparenza, di prudenza e di riservatezza. C'è da gridar vendetta.
Il ricorso del Generale ha insistito sull’argomento più evidente: se, come detto da Tommaso Padoa Schioppa, Speciale avrebbe tenuto un comportamento scorretto, come mai rimuoverlo con l’infamia per poi promuoverlo alla Corte dei Conti? La funzione giurisdizionale del nostro paese serve esclusivamente come bacino di utenza degli epurati scartati con l’infamia? Oppure le ingiurie verso il Generale erano prive di fondamenta solide? Se le accuse mosse da Tommso Padoa Schioppa fossero davvero state tali, non sarebbe stato difficile poter trovare delle prove ben prima che scoppiasse il caso Visco. E non sarebbe stato difficile cacciarlo con l'ingiuria invece di promuoverlo presso la Corte dei Conti. Anche il Tar l’ha pensata allo stesso modo, ma si dovrà aspettare la chiusura della Finanziaria per far vedere la luce alla sentenza, il che consentirà a Romano Prodi almeno di passare il Natale senza un’altra bella “gatta da pelare”.
Un governo di pasticcioni, che mette le mani nella marmellata e senza pulirsi poi si mette le mani in tasca, avrà adesso un bel da fare per rimuovere delle macchie ormai indelebili.
Le lottizzazioni di poltrone, fatte e poi maldestramente coperte, sono di certo l’ennesimo caso di malgoverno di questo esecutivo del quale non si aspetta altro che la caduta.
A rileggerci
UPDATE 16/12/2007 ore 12:32 - Sembra che al Generale Speciale, nonostante l'accettazione del ricorso, non venga dato alcun risarcimento in denaro. Il Ministero dell'Econimia, per il momento, dovrà pagare solo le spese processuali (6000 euro). Le notizie sono però discordanti le une dalle altre. Cercheremo di saperne di più al più presto.
UPDATE 17/12/2007 ore 13:00 -«Per me, Signor Presidente della Repubblica - sottolinea nella lettera a Napolitano il generale Speciale - l'annullamento giurisdizionale della mia rimozione vale più di qualunque somma, perché un riscatto morale non ha prezzo. Attendo, con eguale pazienza, l'ora in cui saranno smentite le calunnie violentemente indirizzatemi contro nel tentativo, indegno, di condizionare la magistratura che doveva giudicarmi».
Technorati Tags: Roberto Speciale, Tar del Lazio, TPS, GdF, Visco,
Pubblicato da Chris a 10:55 4 commenti Link a questo post
12 dicembre 2007
National Review indica Mitt Romney
Sono perplesso. Poter dire a chiare lettere che Mitt Romney possa essere il meglio fra i candidati Repubblicani significa a mio parere non vedere la realtà. Per carità, siamo tutti liberi di scegliere e Romney forse potrà anche essere formalmente il più "presidenziale" di tutti, ma in un momento internazionale come quello che stiamo vivendo, c'è bisogno per il mondo di un Presidente con idee chiare proprio in politica estera. Romney purtroppo non le ha. Non basterà di certo la "vision" repubblicana a cambiare l'ex governatore del Massachusetts.
Troppi sono i problemi su piatto che inizia a scottare: la mission complete in Iraq, il problema Iran, L'Afghanistan, la pace in medio-oriente, il rapporto con l'Asia ed i suoi interlocutori.
Questi temi sono solo la punta dell'iceberg per un paese che cerca di gestire tutto questo e molto di più, tracciando la linea per tutta Europa ed oltre.
Romney non ha la stoffa e l'intelligenza politica per affrontare tutto questo e - guardando al presente - non ha nemmeno il carisma sufficente per scalzare Hillary in un "one vs one".
Rimandato a data da destinarsi.
A rileggerci
Technorati Tags: Romney, usa 2008, National Review
Pubblicato da Chris a 10:07 3 commenti Link a questo post
11 dicembre 2007
Tutti tedeschi!
Difficile, se non impossibile, essere certi di quello che sta accadendo . Il panorama, che spinge i partiti a guardare di più al proprio “backyard” (piuttosto che al vecchio sistema di coalizione che andrà presto a scomparire), fa indurre a pensare che questa volta qualcosa di grosso stia "bollendo in pentola" rispetto alla questione della riforma della legge elettorale. La notizia di oggi è certamente lo “pseudo” accordo tacito fra centrodestra e centrosinistra sul testo di riforma che Enzo Bianco presenterà alla commissione Affari costituzionali del Senato, ovvero: Sistema alla Tedesca con sbarramento al 5%, nessun premio di maggioranza e nessun vincolo formale di coalizione, ma con la possibilità di un'indicazione politica volontaria di alleanza prima del voto, con un 50 per cento di collegi uninominali e 50 per cento di liste bloccate.
L’ipotesi piace ovviamente all’UDC, che fin da tempi non sospetti ha sempre sostenuto il modello tedesco per chiari motivi elettorali ed ideologici; piace alla “Cosa Rossa”, anche detta “Sinistra Arcobaleno” (sempre che si mettano d’accordo sul simbolo), che non avrebbe problema
a passare nonostante lo sbarramento; piace alla Lega Nord che, pur di non vedere il referendum riuscirebbero a sostenere persino un sistema elettorale sul modello dell’ex Rhodesia; piace a Mastella che vedrebbe inalterato il suo potere in Campania grazie alla clausola circoscrizionale o regionale che garantirebbe i partiti ed i movimenti locali; piacerebbe persino a Fini che, piuttosto che vedere il “Vassallum”, si accontenterebbe della possibilità di definire le alleanze prima del voto, e piacerebbe persino al Cavaliere che – sogni referendari a parte - con il PpL rimarrebbe il primo partito d’Italia (stando ai sondaggi), consentendogli di ammazzare il “vitello grasso” con Fini e Casini.
Niente "Vassallum", il mix fra tedesco e spagnolo abbozzato dal "CaW" (Berlusconi/Veltroni), ma un bel sistema proporzionale, che comunque non negherebbe a Veltroni la vocazione maggioritaria del Pd, salvando capra, cavoli e forse (purtroppo) anche Romano Prodi che, con il sistema spagnolo, avrebbe avuto delle belle"gatte da pelare" con la sinistra radicale. Insomma, tutti contenti e felici, ma con nodi ancora da sciogliere sul testo presentato da Bianco.
Bisognerà decidere se il 5% di sbarramento sarà a livello nazionale o circoscrizionale e se sarà da stabilire anche un vincolo giuridico sulla definizione delle dichiarazioni di alleanze prima del voto. Il rischio sarebbe quello di trovare ostruzionismi proprio alla presentazione del testo, bloccando un qualsiasi inizio di riforma elettorale che aprirebbe di fatto il reale cammino verso le urne.
Un po’ di difficoltà ci sono, anche ammesse
dallo stesso Bianco, il quale però si sente fiducioso e possibilista sul via libera da parte delle varie forze politiche sul campo.
L’unico infatti che a questo punto potrebbe mettere i bastoni tra le ruote potrebbe essere proprio Romano Prodi: una riforma elettorale prematura porrebbe definitivamente la fine al suo mandato e di conseguenza alla sua vita politica (ricordiamo infatti che Prodi è senza partito ed è tenuto in vita dal “cartello” dell’Ulivo).
Con il Vassallum archiviato ed un mese di Gennaio decisivo per il governo con la “Cosa Rossa” sul piede di guerra, Romano Prodi avrà un bel da fare per accontentare gli uni e gli altri e per allungare il processo riformista che gli consentirebbe di rimanere sulla poltrona ancora per un po’ di tempo.
La tenacia ha dimostrato di averla, ma la fortuna, non sempre aiuta gli audaci.
A rileggerci
Technorati Tags: riforma elettorale, sistema tedesco, proporzionale, Prodi, governo
Pubblicato da Chris a 16:19 4 commenti Link a questo post
Etichette: Politica
10 dicembre 2007
Consigli per gli acquisti
Pubblicato da Chris a 12:26 0 commenti Link a questo post
Etichette: Blog e Media
L'incompreso
Daniele Luttazzi è stato sospeso da La7. Motivo? Alcuni insulti lanciati in una delle sue puntate di Decameron, il grande ritorno sullo schermo dopo il fantomatico “editto bulgaro” di Silvio Berlusconi. La frase incriminata sarebbe questa: “Penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisc***o addosso, Previti che gli cag* in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti”. Esilarante.
A rifletterci però mi sono tornati in mente i giorni del prof. Fontecedro, il professore ”frikkettone” un po’ fumato, classica rivisitazione satirica dell’intellettuale un po’ a sinistra, pacifista e radical- chic. Sì dai, i radical-chic, quegli individui che sostanzialmente pretendono di insegnare agli altri ciò che loro stessi non sanno e non capiscono. Personalmente, quella caricatura fatta da Luttazzi, mi faceva ridere. Quasi quanto quelli veri.
Erano momenti in cui Daniele Fabbri (in arte Daniele Luttazzi), pur facendo propaganda, almeno “cercava” di essere intelligente. Poi però (in mezzo o dopo), si è messo a mangiare m***a finta in diretta e ad annusare mutandine di “dubbia provenienza”. Chiaro sintomo di idee “in latitanza”. L’esilio credo che abbia fatto il resto ed abbia dato il colpo di grazia.
Daniele Luttazzi, e giustamente, credo non abbia mai smesso di lavorare, per lo meno in teatro (non so con quali risultati, non sono mai andato a vederlo), anche se lui però, voleva tornare a fare televisione a tutti i costi. Quindi, dopo qualche anno di benservito, ecco spuntare la grande occasione: La7. Una bella rete televisiva (una delle tante di Tronchetti Provera) in cui convivono “diverse” anime “belle”: Daria Bignardi, con “Le invasioni Barbariche” (programma tristissimo e a sinistra), Maurizio Crozza, con “Crozza Live” (programma intelligente e a sinistra), Ilaria D’Amico con “EXIT” (programma populista, anticlericale che va tanto di moda e un po’ a sinistra), Piero Chiambretti con “Markette” (programma intelligente e a sinistra). Insomma una televisione pluralista! Se non fosse per Otto e mezzo di Giuliano Ferrara (che non fa mai sentire solo una “campana”), si potrebbe definire La7 come la figlia illegittima di Rai Tre. Impossibile per Daniele Luttazzi, in un ambiente del genere, non poter sguazzare come una “Annunziata” alla Rai che intervista Veltroni col “santino” di Berlinguer sulla scrivania.
In terza serata ecco quindi arrivare “Decameron”: sesso, amore, religione e qualche altra cosa che non mi ricordo. Media di share:dal 4 al 5%. Non se lo è filato nessuno.
Luttazzi avrebbe avuto la grandissima occasione di fregarsene di editti, esilii ed epurazioni per mettersi a fare comicità vera. Avrebbe così dimostrato tutto quello che aveva da sempre sostenuto oltre al papiro su Wikipedia (giuro, c’è scritto di meno per Einaudi): di esser stato il precursore di South Park e di Borat.
Primo, South Park è repubblicano e secondo, Borat è una forma di demenzialità mediocre.
Un vero peccato per Daniele Fabbri non riuscire ad essere talmente intelligente ed al di sopra delle parti, per non abbassarsi alle “ripicche” ed ai populismi. Invece purtroppo abbiamo assistito ad una manciata di puntate condite della solita trita e ritrita pedofila “clerical” (argomento estremamente in voga di questi tempi fra i sinistrorsi ed i “laiconi”), di attacchi al “demone” Silvio Berlusconi e a sketch di Jerry Lewis vecchi di trent’anni. Un po’ poco. Infatti, dopo la prima puntata, le sue volgarità fine a se stesse hanno finito, come era ovvio attendersi, per non interessare più neanche a sinistra.
Che se ne torni nei teatri a pianger miseria, forse quello sarà e rimarrà il suo "cantuccio" (per chi vorrà vederlo), e per spezzare una "piccola" lancia in suo favore lascio ai “posteri” una delle sue più grandi battute, ”partorite” proprio in quel di Decameron: “Prodi è lento, ma governa bene”. Ecco, questa sì che fa ridere. Dopotutto, qualche sorriso alla fine ce l’ha strappato.
A rileggerci
Technorati Tags: Daniele Luttazzi, La7, Decameron,
Pubblicato da Chris a 08:36 23 commenti Link a questo post
Etichette: Blog e Media, Cronaca, Politica
07 dicembre 2007
L'ombra della crisi
Prodi si salva in extremis e la “ventiquattresima” fiducia di questo sciagurato esecutivo, passa. Non però senza fratture, infatti la Binetti ed Andreotti non ce l’hanno fatta davanti al provvedimento “omofobo” ed in quattro e quattr’otto, si sono defilati alla bene e meglio creando una nuova incrinatura anche nei teodem che, dopo i lontani dissidi sui Di.co, sembrava ormai essere stata sanata. Ma il vero salvataggio è stato ad opera di “K”ossiga (con il partner d’eccezione Divella “stranamente” assente), il cui voto era stato tenuto segreto fino all’ultimo.
Ma Il governo ce l’ha fatta solo perché il paese non andasse verso l’esercizio provvisorio? Non credo. Certo, l’importante era di chiudere la Finanziaria entro l’anno, però a rifletterci meglio una prematura caduta dell'esecutivo a questo punto della legislatura avrebbe di fatto scongiurato il cammino di Veltroni e Berlusconi (l’ormai famoso “CaW”) verso il bipartitismo. A meno di sorprese a Gennaio, che avrebbero come “untore” la “Cosa Rossa”, il governo dovrebbe tenere, almeno fino a che una riforma elettorale bipartisan fatta dai due grandi partiti di riferimento, non trovi la luce.
Se invece a gennaio Prodi non riuscisse a trovare un accordo con i “ribelli” (Mastella ed il Prc sono davvero sul piede di guerra), a quel punto la maggioranza chiuderebbe baracca e burattini, in favore di un “rimpastone” che traghetterà il paese verso la riforma elettorale per poi andare a votare. Soluzione questa che non andrebbe molto a genio a Berlusconi, il reale motivo per cui il governo sta ancora al suo posto. Con un governo tecnico o di rimescolamento, Prodi sarebbe già caduto da un pezzo.
Di questo avviso è il senatore Bordon, uno degli irriducibili: “Da Bertinotti in avanti fino a quello che è successo ieri al Senato... la situazione dimostra che da tempo non c'è più la maggioranza politica. L'avevo già detto nella mia dichiarazione di voto in Aula, prima che avvenisse tutto questo putiferio.
E mi domandavo quanto ancora avremmo dovuto aspettare prima che se ne prendesse coscienza fino in fondo, reagendo e intervenendo. Non credo che si possa aspettare gennaio, così non si può andare avanti. Tutti, compreso il Centrodestra, in questo modo facciamo male all’Italia. In un Paese normale - spiega l'ex esponente della Margherita - o si ritrova la maggioranza o si va a votare. In un paese democratico, per fortuna, a un certo punto si ritorna a dare la parola ai cittadini. Certo, sarebbe drammatico, lo so. Prima bisognerebbe almeno fare una legge elettorale decente, ma andare avanti così è la cosa peggiore. Continuo a dire che Prodi sta facendo miracoli in questa condizione, però, ripeto, la maggioranza politica non c'è più. Ogni giorno si apre una falla e quella di ieri è enorme". Parole forti, che potrebbero turbare l’inizio anno di Romano Prodi e che nascondono la voglia di Bordon di un “rimpastino” che potrebbe riservagli un posto più “al sole” di quello attualmente occupato.
In mezzo a questi giochi i “pesci piccoli”, come abbiamo visto, non sono stati di certo a guardare. Dopo “l’uscita” creata ad arte, ma infelice di Bertinotti, e ritornato alla carica anche Clemente Mastella. Il Ministro della Giustizia non è andato certo per il sottile dopo il voto di ieri al Senato: “L'esperienza politica di questo governo finisce qui e rimarremo formalmente nel governo fino a fine anno”. Anche Antonio Di Pietro, in un momento politico che obbliga a stare sotto i riflettori, ha dichiarato che la “maggioranza non esiste più". Per questo, ha continuato il Ministro delle Infrastrutture, "l’Italia dei Valori non solo chiede una verifica politica, ma un nuovo processo costituente, affinchè la prossima sia una coalizione del fare fondata sullo stesso programma e non sulla logica dello stare insieme contro qualcuno.”
In fondo il Ministro Di Pietro ha poco da perdere: se il governo resisterà ancora qualche mese lui continuerà a governare, se dovesse cadere, l’ipotesi del rimpasto gli darebbe l’opportunità di sedere comunque su un’altra poltrona.
Il futuro è invece assai vago. Per questo il ministro ha voluto sottolineare che l’incontro Fini/Casini/Montezemolo si è svolto “dopo” il “caffè in amicizia” preso tra l’Italia dei Valori ed il leader di Confindustria. Di Pietro ha dovuto comunicare che “qualsiasi” gioco in contrapposizione al “CaW” non può passare senza che lui ci possa "mettere il naso".
Ognuno ormai fa buon viso a cattivo gioco, e le contrattazioni ed i riposizionamenti incalzano. Prodi non durerà comunque ancora a lungo. Già a gennaio la “Cosa Rossa” (già in disaccordo solo per un simbolo) sarà al tavolo con il governo (ma non stava nella maggioranza?) per ricucire un rapporto politico ormai scomparso.
Lo spauracchio della riforma elettorale e del referendum, con i promotori “tedeschi” (Udc-Prc-Pdci e Lega) a far da contraltare ai promotori “spagnoli” (il “CaW”), stanno facendo il resto, con i partiti politici che ormai non hanno davvero più alcuna strategia, se non tenersi aperte più strade, in modo da non trovarsi impreparati davanti ad un cambiamento repentino della situazione politica.
A rileggerci
Prodi, Unione, centrosinistra, Cosa Rossa, Veltroni, Senato, Cossiga, Berlusconi
Pubblicato da Chris a 22:12 0 commenti Link a questo post
Etichette: Politica
06 dicembre 2007
Al Qaeda ammette la sconfitta in Iraq
In un messaggio audio di più di 46 minuti, diffuso via Internet dal sito integralista Al-Ikhlass, legato ad Al-Qaeda, il leader di Osama Bin Laden, Abu Omar al-Baghdadi, ha implicitamente ammesso i duri colpi subiti dagli “infedeli americani” esortando poi lo “Stato Islamico in Iraq” a produrre una celere controffensiva. Al-Baghdadi - in un arabo dal forte accento saudita – avrebbe sollecitato i miliziani integralisti di far esplodere "almeno tre bombe" ciascuno entro la fine dell' offensiva "contro apostati e traditori", fissata al ventesimo giorno del mese islamico di Muharram, vale a dire al prossimo 29 gennaio. Un monito alle forze di interposizione Occidentali in Iraq e dirette soprattutto al Generale Petraeus ed al suo entourage.
Per tutti quei seguaci che invece non fossero in grado di far esplodere le bombe, l’invasato Al –Baghdadi, avrebbe imposto in alternativa, di uccidere nove "mortaddin', nove ‘apostati' dei ‘Consigli del risveglio', le milizie anti Al-Qaeda create dalle tribù sunnite.
Come sappiamo una delle tante componenti del successo della strategia di Petraeus in Iraq, è stata l’alleanza con queste truppe sunnite. Quasi scontato quindi una ritorsione da parte dei luogotenenti e dei fedeli ad Al Qaeda. Le milizie tribali sunnite infatti sono state il bersaglio privilegiato nel lungo messaggio audio del leader dello Stato islamico in Iraq, non a caso intitolato ‘Al-Raad' (Il Tuono), nel quale Al-Baghdadi ha cercato di minimizzare il pericolo rappresentato per Al-Qaeda limitato a parte degli Al-Dulaimi e Al-Juburi", principali tribù sunnite della provincia di Al-Anbar, a ovest di Baghdad.
Ormai Al Qaeda non può più nascondersi dovendo fare i conti con questi gruppi di sunniti, stanchi dei sanguinosi attacchi organizzati dalla rete terroristica di Osama bin Laden. Negli ultimi due mesi il numero delle vittime militari e civili in Iraq e' bruscamente calato, ma secondo il Pentagono tutto questo sarebbe anche merito dell'incremento di 30mila uomini deciso a inizio anno se gli attacchi sono diminuiti del 55 per cento, oltre ad una strategia più “dura” e più “risoluta” nell’approccio al nemico da parte dei marines americani.
L’audio di fatto, non solo conferma che la strategia del Generale Petraeus sta ottenendo risultati (persino il Democratico Murtha di ritorno dall’Iraq – da sempre contro la guerra - ha dichiarato alla stampa dei progressi a Baghdad), ma sottolinea la preoccupazione che la nascita delle milizie tribali sunnite ha suscitato nel braccio iracheno di Al-Qaeda, il cui stesso leader ne valuta peraltro gli effettivi in ben 70.000 miliziani.
Grossi problemi all'orizzonte per i Democratici che, tutti in corsa per i caucus e le primarie, non potranno più usare la guerra in Iraq per la loro propaganda.
Ed i pools riguardo il Job approval del Presidente Bush, stanno iniziando a colmare il gap negativo, segno che anche l’opinione pubblica americana, sta lentamente cambiando idea.
A rileggerci
Technorati Tags: Iraq, Baghdad, Bin Laden, Petraeus, Usa, terrorismo, islam, Occidente, Al Qaeda
Pubblicato da Chris a 16:11 2 commenti Link a questo post
Etichette: Esteri
05 dicembre 2007
USA 2008. Inizia il conto alla rovescia
Manca poco meno di un mese all'inizio delle primarie e dei caucus che segneranno l'avvio della corsa alla presidenza degli Stati Uniti D'America. Il 3 gennaio si svolgeranno i caucuses in Iowa; il 5 sarà la volta del caucus in Wyoming (solo per i Repubblicani); l'8 si proseguirà con le primarie in New Hampshire; il 15 con le primarie in Michigan; il 19 il caucus in Nevada, per poi concludere il 29 con le primarie in Florida e in South Carolina (queste ultime solo per i Democratici). I caucuses e le primarie assegneranno ai contendenti i vari delegati che poi, a livello nazionale (nelle varie conventions), decideranno i candidati ufficiali alla presidenza e alla vice-presidenza per i partiti repubblicano e democratico.
E' proprio dall'Iowa - dicevamo - che si partirà per la grande corsa verso la sala ovale, con un caucus che, già da adesso, sta riservando delle sorprese. Per i Repubblicani, Mitt Romney, da qualche settimana, sta incominciando a sentire il fiato sul collo dell'outsider Mike Huckabee, la vera sorpresa d'autunno per il Grand Old Party. L'ex pastore battista ha recuperato, in un mese, ben 17 punti sull'ex governatore del Massachusetts. La sua dialettica, la simpatia disarmante che sta riempiendo i tabloid ed anche i giornali di gossip di mezza America oltre al suo essere conservatore vecchio stampo - riuscendo tra l'altro ad essere trascinatore di quella destra religiosa che regalò a George W. Bush la presidenza alle ultime elezioni - fanno di Huckabee un avversario scomodo sia per Giuliani (che comunque rimane saldamente in testa nei sondaggi nazionali), ma soprattutto per Romney, il quale - certamente più presidenziale di Huckabee - sta però subendo alcune battute d'arresto, come ad esempio l'endorsement di Pat Robertson (uno dei leader più influenti della destra religiosa) a Giuliani. Robertson era di certo il nome per eccellenza su cui Romney puntava per far propria buona parte dei voti dei conservatori religiosi. Due dei maggiori polls americani (Rasmussen e il Des Moines Register) danno addirittura Huckabee con un vantaggio su Romney che va dai 3 ai 5 punti percentuali.
Chi vincerà in Iowa potrà puntare a vedersela sul nazionale con Giuliani? Forse. L'ex sindaco di New York, nonostante si trovi, proprio in Iowa, dietro a Romney, rimane comunque il candidato principe per il finale incandescente di novembre contro Hillary Clinton. E' importante ricordare che la vittoria nel caucus in Iowa, l'assemblea pubblica con cui avviene il voto, può offrire uno slancio e una copertura mediatica impagabili per chi trionfa. I candidati sono impegnati in questi giorni a tempo pieno in Iowa e New Hampshire, che ospita le primarie solo cinque giorni dopo, nel tentativo di finire in posizioni di spicco nel momento in cui arriverà l'ora dei primi verdetti.
Per i Democratici, invece, tutto è noia. Barack Obama è saldamente in testa in Iowa in quasi tutti i sondaggi, con un range che va dai 2 ai 4 punti percentuali sugli avversari (tranne il sondaggio di Rasmussen, che vede la Clinton prima con due punti percentuali su Obama). Sostanzialmente, per i Democratici vedremo una corsa a tre, dove il terzo classificato - molto probabilmente sarà Edwards a doversi defilare dal duo Clinton/Obama - dovrà dire addio alle speranze per la sala ovale.
Così tutti i riflettori, in questo momento, sono puntati sull'outsider del Gop, Huckabee, il quale, come tutti gli outsider, sta in queste settimane concentrando su di sé tutte le attenzioni possibili dei media americani. L'ex governatore dell'Arkansas è ancora sconosciuto alla grande maggioranza del popolo americano ed è per questo che una possibile vittoria in Iowa potrebbe dargli quello slancio che gli servirebbe per gli altri Stati, dove Giuliani ha il grosso delle sue preferenze. Huckabee piace ai conservatori vecchio stampo americani: ha posizioni senza compromessi contro l'aborto e i matrimoni gay e non nasconde l'influsso della religione sulle sue idee politiche. Ma è nello stesso tempo un conservatore anomalo e un predicatore diverso dalla consueta tradizione evangelica. «È un conservatore da Nuovo Testamento, non solo da Vecchio Testamento», ha sintetizzato poco tempo fa Dick Morris, ex consulente politico di Clinton e che ora alcune indiscrezioni sembrano indicare alla corte di Huckabee. A differenza di Thompson, pigro e non incisivo, Huckabee si è dimostrato un grande comunicatore, infiammando spesso la folla nei dibattiti e strappando applausi a scena aperta grazie alla sua simpatia (ricordiamo il video creato per la sua campagna elettorale con Chuck Norris). Insomma, l'ex governatore potrebbe avere tutte le carte in regola per andare ad intaccare il duo Giuliani/Romney (forse più Romney), che comunque rimane la coppia più accreditata nella sfida per il posto di avversario della Clinton per la Casa Bianca.
4 Dicembre 2007 © Ragionpolitica.it
A rileggerci
Usa 2008, Giuliani, Romney, Obama, Clinton, Iowa, primarie, caucus
Pubblicato da Chris a 09:07 7 commenti Link a questo post
04 dicembre 2007
La Germania è ancora divisa
Malgrado la caduta del Muro di Berlino, il divario tra l’occidente e l’oriente tedesco ha sempre caratterizzato l’economia della Germania. Ora si verifica un’ulteriore nuova divisione: quella tra nord e sud del paese. La prospettiva di disuguaglianza economica tra un Nord povero ed un Sud ricco pone il primo vero problema della effettiva unificazione della Germania...
L'articolo continua su © Confronto.it
A rileggerci
Technorati Tags: Germania, Europa, disuguaglianza
Pubblicato da Chris a 08:40 4 commenti Link a questo post
03 dicembre 2007
Accettare Israele come stato ebraico?

di Daniel Pipes
Jerusalem Post
29 novembre 2007
Articolo in lingua originale: Accept Israel as the Jewish state?
A sorpresa, qualcosa di utile è emerso dalla combinazione del mal concepito vertice di Annapolis e un debole premier israeliano, Ehud Olmert (secondo il quale "la pace va raggiunta con le concessioni"). Rompendo con la tradizione dei suoi predecessori, Olmert ha coraggiosamente chiesto che i suoi partner negoziali palestinesi accettino l'esistenza di Israele come stato ebraico, suscitando così una eloquente reazione.
A meno che i palestinesi non riconoscano Israele come "stato ebraico", ha annunciato Olmert l'11 novembre scorso, i colloqui di Annapolis avrebbero subito una battuta d'arresto. "Non intendo in alcun modo trovare un compromesso sulla questione dello stato ebraico. Ciò costituirà una condizione per il nostro riconoscimento di uno stato palestinese".Il giorno dopo, egli ha confermato questi punti definendo il "riconoscimento di Israele come stato per gli ebrei" come il "trampolino di lancio per tutti i negoziati. È assolutamente fuori discussione il fatto che Israele sia uno stato degli ebrei". La leadership palestinese, egli ha osservato, deve "voler fare pace con Israele, inteso come stato ebraico".
Sollevare tale questione ha il vantaggio di focalizzare finalmente l'attenzione su quello che costituisce il punto nevralgico del conflitto arabo-israeliano: il sionismo, il movimento nazionalista ebraico, un tema che come al solito viene ignorato nel parapiglia dei negoziati. Pressoché sin dalla nascita dello stato, l'attenzione è stata focalizzata su grovigli di questioni secondarie come i confini, dislocamento delle truppe, il controllo degli armamenti e delle armi, i principi sacrosanti, le risorse naturali, i diritti di residenza, la rappresentanza diplomatica e i rapporti esteri.
La leadership palestinese ha replicato prontamente e inequivocabilmente alle richieste di Olmert:
* The Higher Arab Monitoring Committee, di Nazareth, ha chiesto all'unanimità all'Autorità palestinese di non riconoscere Israele come stato ebraico.
* Salam Fayad, "premier" dell'Autorità palestinese, ha così asserito: "Israele può definirsi come vuole, ma i palestinesi non lo riconosceranno come stato ebraico".
* Yasser Abed Rabbo, segretario generale del Comitato esecutivo dell'OLP, ha così chiosato: "Tale questione non è negoziabile; è stata sollevata ad uso e consumo interno [israeliano]".
* Ahmad Qurei, capo-negoziatore palestinese, ha così commentato: "Tale richiesta è del tutto inaccettabile".
* Saeb Erekat, a capo del Dipartimento Negoziati dell'OLP, ha così asseverato: "I palestinesi non riconosceranno mai l'identità ebraica di Israele (…) Non esiste alcun paese al mondo dove l'identità religiosa e quella nazionale si intrecciano".
La generalizzazione di Erekat è al contempo curiosa e significativa. Non solo 56 paesi e l'OLP fanno parte dell'Organizzazione della Conferenza islamica; ma la maggior parte di questi membri, inclusa l'OLP, considerano la Shari'a (la legge islamica) come la loro principale, se non unica, fonte di legislazione. L'Arabia Saudita esige perfino che ogni suddito sia musulmano.
Inoltre, il nesso religioso-nazionale si estende ben oltre i paesi musulmani. Jeff Jacoby del Boston Globe fa notare che la legislazione argentina "autorizza l'appoggio governativo alla fede cattolico-romana. La Regina Elisabetta II è il governatore supremo della Chiesa Anglicana. Nel regno himalayano del Bhutan, la Costituzione proclama il Buddismo ‘patrimonio spirituale' della nazione (…) ‘La religione predominante in Grecia', dichiara il paragrafo II della Costituzione ellenica, ‘è quella della Chiesa Ortodossa Orientale di Cristo' ".
E allora, perché il rifiuto camuffato da principio di riconoscere Israele come stato ebraico? Probabilmente perché l'OLP vuole ancora eliminare Israele come stato ebraico.
Si noti l'utilizzo del verbo "eliminare", non distruggere. Sì, è vero, l'antisionismo ha prevalentemente assunto fino ad ora una forma militare, dal proclama di Gamal Abdel Nasser di "gettare gli ebrei in mare" a quello di Mahmoud Ahmadinejad che "Israele deve essere cancellato dalle carte geografiche". Ma la potenza delle IDF ha spinto l'antisionismo verso un più sottile approccio volto ad accettare uno stato israeliano, ma smantellando il suo carattere ebraico. Gli antisionisti prendono in considerazione diversi modi per conseguire ciò:
Demografia. I palestinesi potrebbero sopraffare demograficamente la popolazione ebraica di Israele, un obiettivo evidenziato dalla loro pretesa di esercitare un "diritto al ritorno" e dalla loro cosiddetta guerra dell'utero.
Politica. I cittadini arabi di Israele ricusano sempre più la natura ebraica del paese ed esigono che esso diventi uno stato binazionale.
Terrorismo. Il centinaio di attacchi sferrati settimanalmente dai palestinesi dal settembre 2000 al settembre 2005 cercarono di provocare il declino economico, l'emigrazione e l'appeasement.
Isolamento. Tutte quelle risoluzioni delle Nazioni Unite, le condanne editoriali e le aggressioni nei campus intendono intaccare lo spirito sionista.
Il riconoscimento da parte araba della natura ebraica di Israele deve avere la massima priorità diplomatica. Finché i palestinesi non accetteranno ufficialmente il sionismo, seguitando poi a porre fine a tutte le loro varie strategie per eliminare Israele, i negoziati dovrebbero essere interrotti e non riavviati. Fino ad allora, non c'è nulla di cui discutere.
A rileggerci
Technorati Tags: Annapolis, Israele, Palestina, Islam
Pubblicato da Chris a 13:06 6 commenti Link a questo post
Etichette: Esteri

































































