30 novembre 2007

La scelta di Veltroni


Inutile tergiversare più di tanto. Romano Prodi sta in piedi perché sia FI, An che Lega non hanno la minima intenzione di prendere in esame un possibile governo di rimpasto che faccia da ponte verso nuove elezioni politiche.
Dini altrimenti avrebbe già fatto cadere il governo con tutti i filistei. Previo poltrona ovviamente. Ma tutto sommato, nonostante ogni giorno l’esecutivo in carica ci faccia ingoiare bocconi amari, ora lo scenario politico risulta talmente caotico, da risultare quasi interessante.

La tempesta si è già scatenata. Untore, Silvio Berlusconi, il quale, forse prematuramente (e senza preoccuparsi troppo delle conseguenze), da piazza San Babila ha lanciato il nuovo “partito del popolo della libertà” diventato poi il capro espiatorio delle ripicche alleate.
E fra Forza Italia data per dimissionaria, ma poi risorta in extremis, ed un Gianfranco Fini che forse si accorto di avere esagerato, a centrosinistra, Walter Veltroni, è ora davanti a delle scelte importanti da compiere, proprio come successe con la bicamerale a Massimo D’Alema. Sappiamo poi tutti come andò a finire.

La nascita del Partito Democratico sta facendo impazzire la sinistra radicale che non si sente più ago della bilancia ma bensì ultima ruota del carro. Non per nulla l’apertura alla Confederazione della “Cosa Rossa” da parte di Diliberto verso Giordano, la dice lunga su quanto la sinistra massimalista stia cercando di correre ai ripari, non solo per scongiurare un referendum pericoloso, ma soprattutto per mantenere intatto il proprio backyard incancrenito per via di scelte poco felici che hanno messo all’angolo ideologie e di conseguenza gli elettori della sinistra estrema.
La “sparata” del Cavaliere ha però dato a Veltroni una enorme opportunità: liberarsi definitivamente della cordata rossa massimalista concordando una nuova legge elettorale ed un nuovo assetto istituzionale del capo dell’opposizione oltre che a liberarsi degli alleati infidi (i prodiani).

Il “servizio lento” del Cavaliere offerto a Veltroni (si chiacchera oggi sul Corriere della Sera di un incontro segreto di un mese fa tra il Cav e l’ex primo cittadino della capitale, che spiegherebbe il perché di tanta fibrillazione politica), potrebbe però rivelarsi un boomerang. Ora infatti l’ex sindaco di Roma dovrà scegliere la strada giusta che – per forza di cose – non potrà non essere accompagnata da conseguenze impossibili da evitare. Manca poco (già abbiamo visto le prime avvisaglie alla Camera dei deputati), ma una vera e propria rivoluzione a sinistra sta per iniziare. Il segretario del Pd dovrà adesso dimostrare davvero di quale pasta è fatto. Per il momento è bastata una foglia di ulivo nel simbolo del Pd, ma è certo che alla lunga Prodi vorrà di più.
La necessità per il Presidente del Consiglio di rimanere in sella a palazzo Chigi (visto che questa sarà l’ultima occasione che avrà per governare il paese) darà a Veltroni enorme filo da torcere, nonostante le dichiarazioni all’acqua di rose riguardanti l’esecutivo.

Un sistema in cui i pesci più piccoli possono diventare determinanti, è certamente il problema più ostico per Veltroni, il quale però ha un progetto in cui, proprio i piccoli, dovranno essere esentati dal presentarsi in aula. L’ex sindaco di Roma però non è che abbia tanto le mani libere, senza inciucio con il Cavaliere risulterà poi sempre più difficile poter attuare il suo piano e rischierebbe (come detto all’inizio) di fare la stessa fine che toccò a Massimo D’Alema con la bicamerale di dieci anni fa, diventando, da potenziale leader, a sicuro capro espiatorio.
A questo punto - con Berlusconi a voler a tutti i costi le elezioni anticipate - il segretario del Pd potrebbe mettere sul piatto un governo di larghe intese rimpastando il tutto.
Se il Cavaliere dovesse cambiare idea i giorni di Romano Prodi sarebbero contati ponendo definitivamente fine al governo. Di certo non avremo grossi rimpianti.

A rileggerci.


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