13 luglio 2007

Ave Romano, morituri te salutant

E' nuovamente accaduto al Senato come era logico prevedere. Ieri sulle votazioni per la riforma della giustizia proposta da Clemente Mastella il governo è caduto di nuovo. Ma non come successe per la politica estera. Questa volta è stata la stessa maggioranza con un emendamento dall'ulivista Manzione votato poi in massa dalla Cdl.
A mia memoria un governo che cade grazie a se stesso è difficile da ricordare nella nostra repubblica, ma come ho più volte scritto il vero alleato dell'opposizione rimane proprio questo esecutivo neanche più in agonia ma ormai riposto in una camera ardente. Non ci si vuole arrendere al coma irreversibile e ci si ostina nell'ottica di mandare avanti una maggioranza fantoccio oramai ombra di se stessa. E' il caso proprio di Mastella, che sta lottando col coltello fra i denti per far passare questo straccio di riforma della giustizia (oggi voto decisivo), minacciando dimissioni. Certo lui con i suoi "pizzini" aveva già dall'inizio di questo sciagurato governo fatto vedere di che pasta era fatto e che per un posto in poltrona avrebbe fatto carte false. Per il momento però il "mazzo" lo stanno facendo solo a lui. Intanto Prodi, un altro personaggio dal consumato cinismo, è ancora, secondo me, uno dei pochi che crede in questo esecutivo, come un giapponese su qualche isola del Sud Pacifico a cui nessuno ha ancora detto che la seconda guerra mondiale è finita da un pezzo. Fuori dal mondo insomma. A guardarci bene ormai nella maggioranza è tempo di grandi manovre al grido di "un ognun per se e Dio per tutti" e nell'escalation di cadute politiche che si susseguono in maniera costante, ognuno cerca di raccattare il più possibile per se. Prodi però, nonostante la sua inefficenza, va avanti come gli hanno insegnato fin dai vecchi tempi della scuola Andreatta (pace all'anima sua), lavandosene le mani: sui ricatti della sinistra radicale, sul Partito Democratico (già sulla buona strada con Veltroni degno erede del prof), sui giudizi impietosi della Ue riguardo i conti pubblici davanti ai quali rischiamo grosso, ect ect.
E' non è l'unico perchè la lezione la stanno imparando anche gli altri. L'ha imparata (oramai da tempo) Veltroni che ha già dato spettacolo con le sue dichiarazioni sul referendum a rirpova che nella sinistra nulla è cambiato, è arrivata solo una "mummia" più giovane. L'ha imparata Bertinotti che giudica sconcertante il video Australiano dei brogli ma che non fa alcuna azione politica per porvi rimedio rimettendosi alla magistratura. L'ha imparata Francesco Rutelli, che fra siti web d'oro inguardabili e i "but pls" sta presentando una lista che sosterrà veltroni il 14 ottobre con l'intento di non scomparire del tutto nel nascituro "accrocco" Democratico. Anche i sindacati se ne lavano le mani, attendendo (dopo il contentino salvavoti dei 30 euro mensili) una proposta che salvi in extremis il Titanic previdenziale. Insomma tutti si lavano. A noi invece danno "lavate di capo". Il governo purtroppo nei suoi pochi interventi confusionari di quest'anno, non solo non ha prodotto il più piccolo risultato, ma ha peggiorato moltissimo la situazione nel nostro paese. Finanziarie assassine o liberalizzazioni fasulle ed ancora mai applicate (guardate per esempio quella sui correntisti)la dicono lunga sul fallimento completo dell'esecutivo. Il centrodestra, purtroppo, non ha avuto strategia politica per dare la spallata definitiva, si è solo accontentata di dare qualche piccolo scossone, per un motivo molto semplice: il dopo Prodi è oscuro senza una riforma elettorale certa e con grandi manovre all'orizzonte (l'uscita di Storace è sintomo che i confini politici, anche nell'opposizione, cambieranno entro l'anno). Come ho scritto in un articolo su ragionpolitica qualche giorno fa, il vero alleato del centrodestra è stata la sinistra stessa. Sono stati solo gli alleati e gli uomini del professore a farlo inciampare: Visco, la sinistra radicale, i capricci di Mastella e i sindacati sono solo alcuni esempi. Litigano in continuazione gli uni con gli altri, con ministri che prima si siedono in consiglio e poi uscendo dichiarano, schiavi dei loro interessi di partito, tutto il contrario di quello che hanno approvato. Tutti nella confusione più completa però sorridono aspettando le benedette ferie scaccia pensieri, nell'utopia che la situazione di stallo possa ancora dargli un pò di sopravvivenza. L'agenda però rimane densa di impegni, problemi ed appuntamenti inevasi ed a rimetterci siamo soltanto noi. Ormai il parlamento è diventato come un grande "Circo Romano" della politica, dove i gladiatori sono vittime sacrificali che aspettano solo la fiera giusta che gli dia il colpo di grazia.

A rileggerci

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