06 maggio 2007

Berlusconi cambia tattica?

E' già finito l'idillio? Con la proposta della legge sul conflitto di interessi salta tutto l'accordo, le larghe intese e i bei propositi del cavaliere? Forse si. Proprio nel mio ultimo post avevo ipotizzato una spiegazione "più filosofica" dell'atteggiamento di buonismo del Cavaliere basata sulla sua personalità e su regole politiche non a lui troppo congeniali. In parte è vero, ma però c'è anche un altra spiegazione, forse più azzardata ma nello stesso tempo altrettanto affascinante e che ha anche a che fare - oltre che con la politica - anche con il caso Telecom. Si vociferava ormai da diverso tempo di un patto occulto D'Alema- Berlusconi per un progetto di larghe intese con il Pd (ecco il perchè delle esternazioni benevole dopo il congresso Ds del Cavaliere) ma anche di un accordo sottobanco nell'affare Telecom. Il tutto sembrava filare via liscio con At&t in cordata e Mediaset ed altri attori che avrebbero spartito il resto. Telecom da sempre è un pallino del Cav. L'occasione era ghiotta e da prendere al volo. Un accordo del genere sia politico che economino tra D'Alema ed il Berlusca avrebbe però di fatto tagliato fuori altri "competitors" politici: Prodi, Rutelli e Fassino and Co. Fantascienza? Mah, io credo che ragionandoci sopra forse la mia ipotesi potrebbe essere catalogata come un qualcosa di più che una voce di corridoio. L'intesa tra - e non è un segreto - D'Alema e Berlusconi non è un affare di questi mesi. Fra il "baffino" ed il magnate di Arcore c'è sempre stato feeling, nonostante in pubblico si siano spesso beccati. Ma questo fa parte del gioco della politica. Un accordo preventivo quindi fra i due, sia politico che economico, ci sta tutto. Ecco quindi le ragioni delle enormi ingerenze del governo nell'affare Telecom propinateci dall'esecutivo che forse non sono solo un caso di protezionismo dell'Italianità, ma di un discorso ben più profondo che riguarda solo una cosa: il potere. Ecco allora mettere in campo e con qualsiasi mezzo: Norme dell'ultimo minuto, regolamentazioni, chiamate in extremis a banche amiche ed altro ancora. Il tutto per sparigliare le carte e mettere i bastoni fra le ruote all'accordo sotto banco D'Alema-Cav che avrebbe anche riguardato non solo l'entrata di Mediaset, ma anche una larga intesa con il Pd in modo da non litigare troppo sulla riforma elettorale, spartirsi il "malloppo" e stare tutti contenti e felici. Almeno chi aveva da esserlo. A quel punto, Prodi, Rutelli e Fassino sarebbero stati per forza tagliati fuori dai giochi con D'Alema vincitore a spartirsi la torta con Berlusconi. Certo l'ipostesi è azzardata, ma non tanto fantascentifica da non essere un minimo credibile . Ecco quindi l'ultima ciliegina sulla torta con l'uscita della proposta di legge sul conflitto di interessi o regolamentazioni TV (chiamatela un pò come vi pare) che alla fine ha fatto saltare fuori dai gangheri il Cavaliere. Insomma quando è troppo è troppo. Ora che il buonismo del Cav è andato a farsi friggere e sembra essersi disciolto come neve al sole bisognerà vedere come andrà a finire la lotta e come la triade del Pd, talmente inesistente quanto il loro progetto "democrat alla pummarola", saprà difendere il proprio status quo conquistato con lacrime e sangue.

A rileggerci.

P.s Sono fuori per lavoro ma comunque sarà probabile il mio Liveblogging per il ballottaggio tra Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal dalle 17:00 circa.
Restate "sintonizzati".


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