Non volevo parlare del povero Welby. Avevo evitato, non tanto perchè non avessi idee sull'argomento, quanto perchè mi pareva ipocrita mercificare su una tragedia del genere al fine di difendere una posizione di pensiero o ideologica (liberale, di destra, di sinistra e cosi via..). Anche adesso non ne sono molto convinto, ma ormai ho promesso di rispondere ad alcune persone riguardo diverse posizioni di vedute riguardo al concetto di vita, che alla fine credo sia il "nocciolo" per poter affrontare questa terribile vicenda.
Premesso che a Welby, anche se non lo conosco, voglio bene, voglio precisare che con questo post non si ha la benchè minima presunzione di voler risolvere il problema ,che è enorme, o convincere qualcuno riguardo al mio pensiero. E questa premessa era basilare farla, dato che qua riporterò esclusivamente le mie convinzioni, che sono solo mie, attraverso un piccolo ragionamento.
Su questo caso ormai si è detto di tutto è di più anche, a volte non sempre, a sproposito senza rispettare per nulla quella povera persona ma mercificandola in un modo a dir poco abominevole, senza alcun rispetto per lui e per la sofferenza della sua famiglia. Il caso Welby, a mio modestissimo parere, è un problema di Valori.
Che cos'è dunque un valore? Prendendo spunto da una riflessione di Salvatore Natoli (docente di Logica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Venezia e di Filosofia della Politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Milano), che trovo veramente calzante, e con il quale mi trovo assolutamente d'accordo, incominciamo a ragionare. "Valore" è un termine che appartiene originariamente al linguaggio economico e che poi trapassa in quello etico. La parola "valore", nella morale, è una parola molto tarda. Nei tempi antichi, nelle antiche società, ma fino all'Ottocento, anche in alcune propaggini novecentesche, quando si parlava di vita morale, il concetto dominante non era valore, il concetto dominante era il "bene", la differenza tra il "bene" e il "male". E la definizione del "bene" nel mondo antico era anche abbastanza semplice, perché il "bene" si identificava col costume ordinario, con la vita di una comunità, con le regole che si ripetevano attraverso la tradizione.
L'atteggiamento etico era sostanzialmente un atteggiamento di conformità a queste regole. Più avanti poi si stabilì che il concetto stesso oggettivo di "bene" consisteva nel seguire la natura, perché si partiva dall'idea che la natura avesse un decorso, e un decorso obbligato. Staccarsi dalla natura, violarla, significava appunto fare il "male". A quei tempi quindi il "bene" e il "male" erano molto evidenti, molto chiari e così sono arrivati fino ad i giorni nostri. Essere difformi dalla tradizione diventava "male", essere difformi dalla natura diventava "male", essere conformi diventava "bene".
Ed erano società fondate fondamentalmente sulla obbedienza. Le regole si trasmettevano di generazione in generazione e, attraverso questo, le società si conservavano, perché la morale, che noi facciamo coincidere molto spesso con il dovere; è qualcosa di più. La morale fa parte, laicamente, di un grande disegno (non solo cristiano) che nel tempo l'umanità ha elaborato per conservarsi, per riuscire, per vivere, al di là che essa derivi da concetti religiosi. Tutto questo fino ad arrivare alla modernità di cui noi adesso facciamo parte. L'Uomo immerso nella modernità, piano piano, comincia a "staccarsi" e ad andare per il mondo. Gli uomini non morivano più dove nascevano, conoscevano altre realtà, altre storie, altri popoli. E questo metteva in crisi i valori originari, i valori di appartenenza. E allora in questa dimensione il valore tende sempre di più a staccarsi dall'oggettività del bene, per diventare invece la scelta di un individuo, il termine di una valutazione del soggetto. Il che significa esclusivamente una totale perdità di "valori" che come abbiamo visto non sono solamente di carattere religioso, ma addirittura laico. Nella modernità fondamentalmente il soggetto diventa il titolare del valore, perché valuta. Quindi dalla oggettività del "bene" si passa alla prospettiva della valutazione.
Dalla moderinità il sistema dei valori è diventato un sistema di accordi-disaccordi, di patti. Lo stato moderno nasce in base al "patto" e, così, avanti fino ad oggi. Cosa si è fatto però per sconfiggere il grande cancro del realtivismo? La modernità ha cercato di costruire progetti universali di valore. Allora i grandi ideali, dalla Rivoluzione Francese in avanti, erano ideali universali e, nello stesso tempo, salvaguardia delle prerogative individuali. Insomma una "bilancia" fra un progetto di universale e la istanza a garantire i successi personali, i successi individuali.
E i grandi ideali, i grandi totalitarismi, il comunismo, i grandi progetti di trasformazione erano dei progetti in cui si cercava di combinare insieme l'estrema libertà dei singoli, ma anche la realizzazione complessiva della comunità e della società.
Se avete letto qualche libro di storia sapete benissimo come sono andati a finire questi progetti. Una catastrofe. Oggi noi ci troviamo invece in una situazione in cui l'universalità dei valori sembra finita, sembra che il soggetto possa decidere così, della propria vita. Il problema vero e che nonostante l'uomo sia ricco di sfaccettature e di esigenze personali, senza valori, non può vivere. Quindi un valore senza riferimento oggettivo, senza una base, diventerà libero arbitrio, ovvero soggettivo, portando l'uomo verso la catastrofe come la storia ci ha insegnato. Oggi noi viviamo , anche nel caso del povero Welby, questa presunzione di poter "decidere da soli", che porta a null'altro che alla catastrofe.
Portando la cosa adesso verso il lato cristiano possiamo dire che l'uomo nasce per l'infinito, quel "grande vuoto" che solo Cristo può colmare, e finchè non lo colmerà non sarà mai felice, e non sarà di certo la libertà di fare del proprio corpo quello che si vuole ciò che servirà a riempirlo questo vuoto, che rimarrà sempre, fino a che non sarà colmo. Per questo fare del proprio corpo quello che si vuole, non solo è contro Dio, ma è contro la natura stessa e contro le tradizioni della storia del mondo e delle nostre origini. Come abbiamo visto il perdere tragicamente i valori non ha fatto altro che peggiorarlo il mondo, esclusivamente per dar sfogo al nostro egoismo, credendo, mgari incosciamente, di migliorarlo a torto.
E ovvio che si tratta di una mia riflessione che prende spunto da parecchi fattori, perchè ho voluto affrontare il problema soprattutto dal punto di vista laico. Il caso Welby è di certo è un problema complesso al quale spero si ponga rimedio, almeno in futuro, soprattutto per altri casi simili al suo. Ma nel risolverlo, si tenga conto della natura dell'uomo, che va anche al di la del fatto di credere o meno in Cristo (fede e ragione). Chi invece ci crede in Dio, questa sera dica con me una preghiera per Welby e per la sua famiglia.
A rileggerci.
P.s.
Spero di avere risposto alle persone che volevano da me un parere su questa faccenda.
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