31 dicembre 2006

Grazie




Te Deum Laudamus
Te Dominum confitemur

Te aeternum Patrem
Omins terra veneratur

Tibi omnes angeli
Tibi coeli et universa e potestates

Tibi Cherubim et Seraphim
Inaccessibili voce proclamant

Sanctus Sanctus
Sanctus Dominus Dues Sabaoth

Pleni sunt Coeli et terra
Maiestatus glorie tuae

Te gloriosus
Apostolorum chorus

Te Prophetarum
laudabilis numerus

Te Martyrum candidatus
laudat exercitus

Te per orbem terrarum
Sancta confiteur Ecclesia

Patre
immensae maiestatis

Venerandum tuum verum
Et unicum Filium

Sanctum quoque
Paraclitum Spiritum

Tu Rex gloriae
Christe

Tu Patris
sempitenus es Filius

Tu ad liberandum suscepturus
Hominem
non horruisti Virginis uterum

Tu devicto mortis aculeo
aperuisti credentibus regna
coelorum

Tu ad dexteram Dei sedes
in gloria Patris

Judex crederis
Esse venturus

Te ergo quaesumus, tuis famulis
subveni
quos pretioso sanguine redemisti

Aeterna fac cum sanctis tuis
in gloria numerari

Salvum fac populum tuum, Domine,
et benedic haereditati tuae

Et rege eos
et extolle illos usque in aeternum

Per singulos dies
benedicimus te

Et laudamus nomen tuum in saeculum,
Et in saeculum saeculi

Dignare, Domine, die isto
sine peccato nos custodire

Miserere nostri, Domine,
miserere nostri

Fiat misericordia Tua, Domine, supernos

Quemadmodum speravimus in te

In te, Domine, speravi,
non confundar in aeternum


A rileggerci


Happy new Year!!!



Anno turbolento quello che stiamo lasciando. Sono successe tante cose poco edificanti per il Sig.World. Però tra maremoti, governi tristi, opposizioni tristi, violenze, terrorismi e persone care che non ci sono più, abbiamo la speranza che alla fine il male fa sempre più baccano, e che in mezzo a quel "chiasso" ci sono invece "Rumori di Venti diversi" e tanta, tantissima gente di buona volontà che non vuole dargliela vinta. Ed è la maggioranza per fortuna. Che sia un anno importante per tutti voi. Che vi porti serenità e salute. Che sia un anno in cui i vostri sogni possano trovare luce.
Che Dio ci illumini e ci faccia trovare buon senso al di là delle ideologie e degli estremismi.
Dio vi benedica, sempre e comunque.
E' l'alba di un nuovo anno. Buon 2007 a tutti voi!!!

A rileggerci

,

30 dicembre 2006

Siamo diventati come Saddam

Oggi muore Saddam Hussein. Un dittatore. Un Sanguinario. E l'Occidente è diventato come lui. Bush sbaglia quando parla di giustizia. E' questa la giustizia? Come sono pro America su tantissime cose, come ho sempre appoggiato la guerra contro l'Iraq, così credo che l'impiccagione dell'ex Rais sia stato un errore enorme, proprio nel rispetto di quella Democrazia, proprio rispetto a quello scontro "culturale" che c'è tra Occidente ed Islam. Noi che spesso additiamo gli Islamici come popoli mancanti di misericordia, di quell'assenza totale di perdono insita nella loro cultura medioevale, così anche noi alla fine ci siamo comportati come loro. Può un paese dirsi "democratico" è poi comportarsi in questo modo? Si è vero era un criminale, pazzo e sanguinario e l'Occidente che sta forgiando "l'Iraq democratico" si è comportato allo stesso modo.E' vero è stato l'Iraq democratico a decretare la pena capitale, ma può una cultura del genere essere lasciata sola in questi momenti? E in grado una "nuova Democrazia" ai suoi primi passi schiava del 400 poter capire e comprendere cosa sia la vera Democrazia che è frutto di anni di storia e di tradizioni? In nome della legge e della libertà si è ucciso un uomo. La violenza genera violenza, ed il muro contro muro non paga. Abbiamo visto immediatamente le reazioni sunnite con un autobomba che ha provocato la morte di 30 persone. La follia del sentirsi con la libertà al di sopra tutto e tutti porta poi a queste cose. Ma la Rivoluzione Francese è finita da un pezzo e riguardando i libri di storia non sembra neanche di essere nel 2006. Questo fa riemergere drammaticamente la situazione di un medio oriente fermo culturalmente e nel quale la cultura del perdono, della misericordia e della giustizia sono totalmente assenti. E' l'Occidente che dimentica troppo facilmente le sue radici cristiane ha appoggiato di fatto questa tremenda esecuzione. Alcuni commenti su molti siti americani conservatori dicono che questa sia la svolta per la democrazia in quel paese. Oggi invece la democrazia muore e la guerra in Iraq, comunque finisca, sarà già persa. Perchè è la rivoluzione culturale la vera guerra, la vera sfida. Oggi perde la nostra cultura ed un Occidente che stento sempre di più a riconoscere. Se il timore di perdere la "guerra culturale" è enorme, soprattutto per colpa nostra, di certo questa esecuzione sottolinea ancora di più una sconfitta che sembra annunciata causa un "relativismo maniacale" che ci fa perdere, ancora una volta il lume della ragione. Sono perplesso. Oggi davvero non ho voglia di sperare. Oggi davvero muore la vita e la Democrazia.

A rileggerci.

, , ,

29 dicembre 2006

La "Waterloo" delle Pensioni

La riforma delle pensioni, lodata dall'Unione Europea, esisteva già. Ed era quella formulata dall'ex ministro del Welfare Roberto Maroni.
il governo populista di Romano Prodi ha invece scritto sul suo programma che il salto previsto per l'anno prossimo per l'età pensionabile deve essere abolito. Il Governo però, riguardando "la menata" che aveva scritto si è reso conto che la loro idea sublime aprirebbe una tale voragine nei conti da mettere in ginocchio l'intero paese. Per questo adesso l'Unione, resasi finalmente conto della situazione e dopo aver regalato a Natale una calcolatrice a Padoa Schioppa (non potevano regalargliela prima di fare la finanziaria? ndChris), sta discutendo di un improbabile elevamento volontario dell'età pensionabile attraverso dei bonus, che potrebbero anche andare bene, ma hanno un costo e di disincentivi dei quali però la sinistra radicale...i comunisti insomma, non vuole nemmeno sentir nominare. Ma che bella situazione di "strateghi" che abbiamo a Palazzo Chigi! A questo punto è molto probabile che la maggioranza di governo non riesca a rifare una riforma delle pensioni che mantenga la sostenibilità dei conti dell'Inps ereditati (a proprosito del buco enorme lasciato dal centrodestra vero?ndChris). La riforma c'era già. Funzionava, ma si sa, l'aveva fatta il centrodestra. Era roba del diavolo!
L'equilibrio del nostro sistema previdenziale ha un enorme difetto, chiede ancora troppo ai giovani, che pagano i loro contributi per sanare le pensioni dei loro nonni. Si potrebbe quindi enunciare un nuovo "corollario" economico che alla fine le famose "paghette" dei nonni ai nipoti non sono altro che gli interessi "del prestito" fatto dai figli. Il problema e che quando i figli andranno in pensione si ritroveranno un assegno mensile ridicolo rispetto ai contributi pagati, a meno che non abbiamo provveduto a farsi una pensione integrativa. O a meno che i nipoti dei nonni non abbiano investito le paghette!
Il problema e che questo governo di sinistra, invece di voler fermare questo circolo vizioso e che può mandare in rovina il paese, lo vuole accentuare dato che l'estrema sinistra ancora si ostina a voler mandare in pensione i cinquantenni quando invece la longevità media aumenta e che quindi trova nella loro soluzione, non solo un'utopia, dato che i soldi non ci sono, ma una lettura dei tempi in cui viviamo totalmente illogica.
In tutto il sistema Europeo l'età pensionabile sale. Cambiare significherebbe una ripicca a livello politico ed un abbassamento della competitività del nostro paese. Se tanto mi da tanto quindi, sperando che ancora a questo Governo sia rimasto un pò di "sale in zucca", non si cambierà nulla. Sarà un altro punto delle promesse di Prodi, fatte in campagna elettorale, non mantenute. Ma meglio così che fare danni. Anche perchè di idee e strategie, come abbiamo visto dalla Finanziaria, non se ne vede l'ombra. Ora il rischio di una destabilizzazione dei conti previdenziali esiste, ma solo per colpa di una maggioranza che vuol far vedere a tutti i costi di essere meglio della passata legislatura. Peccato che le capacità non ci siano, se non quelle "straordinarie" di far peggio. Non vedo davvero i motivi di far pagare a tutti gli Italiani l'inefficenza congenita di questo governo. Sopratutto a quelli che questo governo, non l'hanno votato.

A rileggerci.

[Fonti Indipendente del 28 Dicembre 2006]



UPDATE 2 Dicembre 2007

Come volevasi dimostrare...conosco i miei polli:

Dichierazione di Romano Prodi

LE PENSIONI
In tema di pensioni Prodi mira a "tranquillizzare i lavoratori che stanno per andare in pensione e quelli che restano ancora in servizio: nella riforma che faremo non ci sarà alcun aspetto punitivo. La riforma è da fare ma non e' urgente, va fatta con il dialogo con le forze politiche e sociali a tutto campo. Nessuno pensi che le cose si risolvono in un giorno".




, , ,

28 dicembre 2006

Ecco perchè l'Occidente rischia di perdere con l'Islam

Un altro grande articolo di Daniel Pipes che prende in esame il grande rischio che corre l'Occidente nella guerra "non solo" culturale contro l'Islam. Benchè Pipes sia sempre, almeno per miei gusti, troppo "law and order", vi consiglio vivamente di leggere queste sue riflessioni perchè nascondono enormi verità.
Buona lettura.


di Daniel Pipes
New York Sun
26 dicembre 2006


Pezzo in lingua originale How the West Could Lose


Dopo aver sconfitto fascisti e comunisti, l'Occidente può adesso sconfiggere gli islamisti?

D'acchito, la sua preponderanza militare fa sembrare la vittoria inevitabile. Anche se Teheran fosse in possesso di armi nucleari, gli islamisti non hanno niente di simile alla macchina militare dispiegata dall'Asse nella Seconda guerra mondiale e nemmeno a quella utilizzata dall'Unione Sovietica nella Guerra Fredda. In cosa gli islamisti vanno paragonati alla Wehrmacht o all'Armata Rossa? Alle SS o agli Spetznaz? Alla Gestapo o al KGB? Oppure ad Auschwitz o al Gulag?

Finora, più di qualche analista, incluso me, teme che ciò non sia così semplice. Gli islamisti (definiti come quelle persone che pretendono di vivere secondo i dettami della Shari'a, la sacra legge islamica) potrebbero in realtà far meglio dei precedenti totalitari. Costoro potrebbero perfino vincere. E questo perché, per quanto solidi possano essere gli hardware occidentali, i loro software contengono alcuni bug potenzialmente fatali. Tre di essi – il pacifismo, l'odio di sé e il compiacimento – meritano attenzione.

Pacifismo. Le persone colte sono ampiamente convinte che "non esiste una soluzione militare" ai problemi attuali, un mantra applicato a tutte le questioni mediorientali – al Libano, all'Iraq, all'Iran, all'Afghanistan, ai curdi, al terrorismo e al conflitto arabo-israeliano. Ma questo pragmatico pacifismo tralascia il fatto che la storia moderna abbonda di soluzioni militari. Cosa furono la sconfitta dell'Asse, quella incassata dagli Stati Uniti in Vietnam oppure la disfatta dell'Unione Sovietica in Afghanistan, se non delle soluzioni militari?

L'odio di sé. Importanti elementi di diversi paesi occidentali – specie di Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele – credono che i loro governi siano depositari del male e considerano il terrorismo come una punizione per i passati peccati. Questa attitudine del tipo "Abbiamo incontrato il Nemico. E il Nemico siamo Noi" rimpiazza un'efficace reazione con l'appeasement, inclusa una disponibilità a rinunciare alle tradizioni e ai successi. Significativamente, a questo proposito, Osama bin Laden festeggia elementi della sinistra come Robert Fisk e William Blum. Gli occidentali che nutrono odio verso se stessi sono notevolmente importanti a causa del ruolo di spicco da loro rivestito come opinion-maker nelle università, nei media, in seno alle istituzioni religiose e nell'ambito delle arti. Costoro fungono da mujahideen ausiliari degli islamisti.

Compiacimento. La mancanza di una imponente macchina militare islamista suscita a parecchi occidentali, specie di sinistra, un senso di disprezzo. Mentre la guerra convenzionale, con i suoi uomini in uniforme, le navi da guerra, i carri armati, gli aerei e le sue cruenti battaglie volte a guadagnare territori e risorse, è facile da comprendere, la guerra asimmetrica con l'Islam radicale è inintelligibile. Taglierini e cinture esplosive per terroristi suicidi rendono difficile la percezione di questo nemico come un degno avversario. Sono in parecchi coloro che, insieme a John Kerry, considerano il terrorismo come una mera "scocciatura".

Ma gli islamisti dispongono di formidabili risorse che superano di gran lunga il terrorismo su piccola scala:

* Un potenziale accesso ad armi di distruzione di massa che potrebbero sconvolgere la vita occidentale.
* Un fascino religioso che offre una più profonda risonanza e una maggiore garanzia di detenere più a lungo il potere rispetto alle ideologie artificiali del fascismo e del comunismo.
* Una macchina istituzionale ideata, finanziata e organizzata in modo strabiliante, che costruisce con successo credibilità, buona reputazione e successo elettorale.
* Un'ideologia capace di attrarre musulmani di ogni tipo: dal sottoproletariato ai ceti privilegiati, dagli analfabeti a coloro che sono in possesso di un Ph.D., da coloro che sono ben inseriti nella società agli psicopatici, dagli yemeniti ai canadesi. Il movimento non tiene pressoché conto della definizione sociologica.
* Un approccio non-violento – che io definisco "rispettoso della legge" – che persegue l'islamizzazione attraverso mezzi educativi, politici e religiosi, senza ricorrere all'illegalità o al terrorismo. L'islamismo rispettoso della legge sta dimostrando di aver successo in paesi a maggioranza musulmana come l'Algeria e in quelli a minoranza musulmana come il Regno Unito.
* Un ingente numero di persone impegnate. Se gli islamisti costituiscono il 10-15 per cento della popolazione musulmana mondiale, il loro numero ammonta tra i 125 e i 200 milioni di persone ovvero essi superano di gran lunga il numero complessivo dei fascisti e dei comunisti mai vissuti.

Pacifismo, odio di sé e compiacimento procrastinano la guerra contro l'Islam radicale e provocano eccessive vittime. Solo dopo aver assimilato le catastrofiche perdite di cose e di vite umane gli occidentali che tenderanno a sinistra probabilmente supereranno questa triplice afflizione e affronteranno la reale portata della minaccia. Il mondo civilizzato probabilmente poi prevarrà, ma tardivamente, e dopo aver pagato un prezzo più alto del dovuto.

Se gli islamisti dovessero diventare ragionevoli e non ricorressero all'uso delle armi di distruzione di massa, percorrendo invece la strada legittima, politica e non violenta, e se il loro movimento dovesse rimanere vitale, sarà difficile vedere cosa li fermerà.


A rileggerci.

, , ,

26 dicembre 2006

Il "regalo" dell'Unione

Neanche a Natale il governo Prodi ci finisce di stupire. E' sotto l'albero ci fa trovare la sorpresona di fine anno. Come volevasi dimostrare l'Unione, come al solito, stenta a trovare idee e se per 5 anni ci aveva detto che fare i condoni era da farabutti evidentemente si è ricreduta. Un pacco dono che, più che dono, è solo "pacco"! Infatti fra poco troveremo una serie di condoni riguardo il lavoro nero, che neanche la Casa delle Libertà aveva avuto il coraggio di attuare. Un serie di interventi così, non si erano mai visti.
Praticamente un colpo di spugna che spazza via tutte le pendenze, amministrative e persino penali a carico dell'imprenditore ad un costo irrisorio. La sinistra nei 5 anni di opposizione aveva attaccato duramente Berlusconi proprio sulle leggi troppo a favore delle imprese sacrificando il lavoratore, ma invece, guarda un pò, adesso siamo davanti ad una sanatoria che lascia sbigottiti. Infatti all'impresa, per regolarizzare un lavoratore in nero, basterà versare solo i due terzi dei contributi evasi, senza sanzioni , senza interessi e con pagamenti dilazionati. Paghi uno, compri tre! In materia di lavoro, in Italia non si era mai vista una cosa del genere. Infatti se prendiamo la sanatoria votata nella scorsa legislatura (quella del governo Berlusconi, tanto per intenderci) non esisteva la copertura penale. Ed invece l'Unione, che con le leggi ad personam, proimpresa, ci aveva fatto una testa grossa così mentre stava all'opposizione, adesso si tramuta "accondiscendente" sfornando questo simpatico "condono" che , ad occhio e croce, sembra tanto un colpo al cerchio ed uno alla botte verso Confindustria.
In più, la vecchia sanatoria fatta dal Berlusca (legge 383 del 2001), oltre a non prevedere "la sanatoria penale", richiedeva anche un "obolo" molto più sostanzioso dalle imprese ed un "minimo" contributo anche da parte del lavoratore.
Invece questa bella sanatoria prende in considerazione solo l'impresa e non sfiora minimamente il lavoratore, che perderà non solo un terzo della copertura previdenziale cui avrebbe avuto diritto se la situazione fosse stata trasparente fin dall'inizio, ma anche a livello pensionistico. Praticamente , facendo un rapido calcolo, lo sconto vero per le aziende sarà a livello previdenziale ed i soldi saranno proprio quel terzo che sarebbe spettato al lavoratore contribuendo così ad assottigliare la sua pensione! Viva la giustizia sociale! Ma la cosa meravigliosa e che per usufruire di tale condono, l'impresa non sarà neanche costretta a dover assumere il lavoratore, dato che basterà solo un contratto determinato di almeno due anni!!!! Saranno estremamente contenti gli elettori della sinistra radicale ed i lavoratori che verranno regolarizzati con questo condono, che potranno sorridenti festeggiare il loro splendido Natale.
Niente da dire, i "pacchi" dono del governo Prodi lasciano sempre...a bocca aperta!

A rileggerci

[Fonti Italia Oggi del 24 Dicembre 2006]

, ,

24 dicembre 2006

Buon Natale a tutti voi.





Gioiamo ed esultiamo, perchè Dio si è fatto carne ed è venuto in mezzo a noi per salvarci


Un augurio sincero di un sereno e Santo Natale, a voi e a tutti vostri cari, dalla redazione di RDM20.


A rileggerci.

,

22 dicembre 2006

Eutanasia

Del caso specifico di Welby non ne parlerò più. Solo rigoroso silenzio di rispetto per lui e per la sua famiglia. Però di tutto quello che sta intorno è difficile non parlarne, soprattutto dopo aver riflettuto. In poche righe è complicato poter esprimere e poter analizzare un problema così enorme tornato alla ribalta prepotentemente, ma ci proverò, perchè è impossibile non esprimerle le proprie opinioni in un momento come questo, soprattutto per me, dato che è una questione che mi sta molto a cuore. I Radicali rivendicano politicamente la morte di Welby. Il leader di Torre Argentina aveva dichiarato pochi giorni fa:" Se lui decidesse di procedere verso ciò che la sua etica gli chiede, stacco io la spina". Alla fine però la spina non l'hanno staccata "i liberali" Pannella o Bonino. No. Hanno lasciato la gravità dell'inconbenza a Mario Riccio un anestesista, su richiesta di Marco Cappato presidente dell'associazione Luca Coscioni. Insomma si predica molto bene ma si razzola molto male. Bene sia Cappato che Riccio, e giustamente, rischiano 15 anni di galera. A rendersi conto di quello che è successo davvero non ci si crede. Mi viene da fare la storica citazione scaturita da Berlusconi alle dichierazioni di Prodi durante il duello TV "surreale" pre 9 Aprile: "Mi stropiccio gli occhi ed anche le orecchie". Visto quello che combina il governo altro che occhi ed orecchie da "stropicciare" ci sarebbero. Tralasciando i motivi politici, forse non si è capito che qui si è infranto la legge ed è morta una persona, che magari voleva morire, ma è comunque morta. Ed il tutto fatto nel nome "del diritto di quella persona di decidere per se stessa" sotto la spinta mediatica politica di un partito che, bocca mia taci, preferirei non nominare. In nome di un ideale politico si è dato fine ad una vita (difficoltosa e tremenda da portare avanti) e se ci pensiamo tutto questo è abberrante. Al fine di provocare il dialogo politico per una decisione sull'eutanasia si è dovuto scavalcare la legge e porre fine all'esitenza di una persona. Nelle loro teste, la morte di Welby significherà un nuovo lustro per la civiltà di questo paese, ma intanto Welby è stato ucciso, perchè cosciente. Si è voluto far passare il suo respiratore come terapia quando invece non si trattava di accanimento terapeutico, ma solo di una macchina che lo teneva in vita. Si è usata "la vita" al fine di una conquista, secondo loro, di civiltà. Ma la vera civiltà non è salvaguardarla la vita? Il problema non è tanto nel caso specifico del povero Welby, in cui ripeto non mi voglio soffermare, ma nel modo arrogante di prevaricare le istituzioni, dando il "la" ad un circolo vizioso pericolosissimo. Adesso chiunque vorrà morire potrà rivolgersi ai Radicali che in nome del diritto di un etica soggettiva faranno staccare la spina da qualche anestesista di turno violando la legge? Ma è questa la vera libertà? La malattia deve essere presa come fatto da cancellare dalla crosta terrestre , perchè non è dignitosa e perchè fa soffrire? Ma chi lo dice questo?
Ma siete così sicuri? Non possono, anche la malattia e la sofferenza, essere un valore, solo ed esclusivamente perchè fanno parte della natura e della vita, ed anzi, innalzano la vita stessa? Per chi ha a cuore solo l'individuo e non l'oggettività della natura e della vita, probabilmente non è così. Il medico ha il dovere di curare un essere umano, certo. E di salvarlo con tutti i mezzi che ha a disposizione altrimenti a che cosa servirebbe la medicina e tutte le conquiste fatte dalla scienza fino ad oggi? Però guarda caso quando la persona si stufa - sotto terribili sofferenze è vero, non sto qui a disquisire su quello - i progressi della medicina scompaiono e rimane solo la malattia ed il corpo "illuminista" che, se non è "normale", allora non serve più. Allora anche un corpo con handicap non serve no? E come mai tante persone che io conosco affette da malformazioni terribili lottano per vivere nonostante atroci sofferenze e mortificazioni continue? Forse perchè oltre al corpo c'è anche qualche cosa d'altro? Forse perchè Dio esiste davvero e ragiona in maniera completamente diversa dalla nostra? Mah chissà. Forse perchè la malattia non rede degni le persone di restare al mondo? Perchè non sono normali? Si comportavano così gli Spartani che uccidevano i bambini malfermi, perchè non utili. Si comportavano così i nazi Fascisti solo perchè avevi avuto la "sfortuna"di essere di una razza diversa, e quindi non puro. Non "normale".
Si è sostuito il concetto di male con la lotta della scienza contro la natura, la fede trascendente con la fede nel progresso della storia e della tecnica.
Quindi, facciamo adesso una bella legge e senza rendercene conto andremo verso la rottamazione degli anziani, dei feti malformati, dell'eugenetica.
Ripeto, le scelte di Welby sono insindacabili. Ma da tutto questo a far passare magari una legge di Stato, o addirittura ad andare in un partito e di scavalcare le istituzioni nel nome dell'Individuo ce ne corre. Anche perchè varrebbe in centomila altri casi oltre l'Eutanasia. E' questa a casa mia non è libertà, ma anarchia!
Si aprirebbe una strada incredibilmente pericolosa sopra la quale una società dove i più deboli, anziani soli che pesano sul sistema sanitario o su parenti disinteressati, potrebbereo essere terminati con l'avallo della legge. Una vera follia!! Non riflettiamo su Welby, anzi dobbiamo stare in silenzio ed in preghiera per la sua terribile vicenda. Riflettiamo invece sul percorso che stiamo intraprendendo ed in cui anche un eccezzione come quella che è appena accaduta può dare il là a situazioni poi non più riparabili. La magistratura faccia ora il suo corso ed indaghi. Indaghi su tutti gli attori della vicenda, senza distinzione. Ma stiamo molto attenti, perchè in nome dell'Io stiamo percorrendo un sentiero che potrebbe diventare un vicolo cieco senza ritorno.

A rileggerci


,

Sarkozy Vs Royal

Non sembra, però il natale passerà in fretta, e la primavera è molto vicina. Ségolène Royal, che era stata rinominata "nostra signora dei sondaggi", si ritrova adesso al 50% di possibilità rispetto a Nicolas Sarkozy. Insomma varcare la porta dell'Eliseo non sarà così semplice come si poteva sospettare fino a poche settimane fa. Se infatti si votasse adesso la Royal vincerebbe solo per un pungo di voti, e con la campagna elettorale ormai alle porte tutto è davvero possibile. Il vero obiettivo dei due contendenti sono i voti ancora "vacanti" e che in Francia si possono trovare solo in tre bacini d'utenza: negli astensionisti, nelle banlieue e nell'elettorato di Le Pen. Si, proprio lui, il leader xenofobo che da un pò di tempo sta facendo pubblicità in Francia rappresentato sui cartelloni da una donna di colore, la quale con pollice verso, addita il governo in carica. Una novella "Cesare" al servizio della mediatica politica dell'opportunismo. La prima a cercare di "imbonire"è stata senza dubbio la Royal che andando nelle banlieue (una puntatina di 40 minuti nd Chris) ha lanciato l'appello a quei giovani, saliti alla notorietà causa le ormai famose rivolte, al fine di mandarli nelle urne elettorali, magari per votare lei. "Cogliete il diritto di voto, abbiamo bisogno di voi", queste le parole di Ségolène all'avvio quasi ufficiale della sua campagna elettorale tutta improntata (per il momento) in favore delle iscrizioni sulle liste elettorali di tutti i giovani delle periferie. Se solo pensiamo un attimo che alle liste elettorali non risulta iscritto circa il 12% della popolazione Francese (cioè circa 5 milioni di voti), si capisce benissimo come mai la Royal ci metta così tanto impegno. Per l'istituto nazionale di statistica francese (Insee) tutto questo bacino di voti è rappresentato dai neo maggiorenni e dalle classi sociali meno agiate (operai e disoccupati), tutte categorie che per tradizione e per cultura votano più volentieri a sinistra. Il partito socialista quindi non ha perso tempo nel fare in modo di far iscrivere più gente possibile alle liste elettorali (il termine ultimo è il 31 Dicembre prossimo). La Ségolène nell'incontro con i giovani non ha perso tempo per lanciare frecciate politiche a Sarko, additandolo di avere nominato i cittadini delle Banlieue come "feccia", per poi concludere il suo discorso ricordando che sarebbe ora di smetterla di dare la colpa ai giovani, i quali non sono "portatori sani di violenza". La risposta del ministro dell'interno non si è fatta attendere più di tanto. Al dipertimento delle Ardenne, Sarkozy ha voluto sottolineare di volersi mettere all'ascolto della "Francia che soffre ma che non brucia le macchine". Ricordiamo che le Ardenne stanno vivendo e hanno vissuto un processo di "deindustrializzazione" e il tasso di disoccupazione è altissimo, peraltro è anche un territorio noto come un bacino di voti di protesta. Le scorse presidenziali francesi hanno visto un 40% degli elettori votare partiti estremisti fra cui il "Fronte Nazionale" (Le Pen) mentre sempre nel 2005, un 62% ha votato contro il trattato costituzionale europeo.
I sodaggi hanno dimostrato come questo tipo di elettorato abbia apprezzato la politica "law and order" di Sarko in occasione della rivolta nelle periferie francesi e quindi adesso il ministro dell'interno sta cercando di capitalizzare quell'approvazione recuperando il voto di protesta, che altrimenti andrebbe a Le Pen, cercando quindi di dirottarlo. Le Pen continua a salire, ha oramai toccato nei sondaggi circa il 17%, risultato incredibile, quando si pensava, fino a pochi mesi fa, che il partito super nazionalista non avrebbe mai superato il 15%. Se Sarko riuscirà a rubargli spazio, la strada per l'Eliseo sarebbe spianata.

A rileggerci.

[fonti Indipendente del 22 Dicembre 2006]

Technorati Tags: , , , ,

21 dicembre 2006

Piergiorgio non morirà mai

Ho appreso, dai mezzi di informazione non scioperanti, della morte del povero Welby. Da tempo ormai la sua vicenda aveva preso possesso delle prime pagine dei giornali sia italiani che esteri. Anche io, un pò "sotto torchio" (perchè non ne volevo parlare) ho detto la mia qualche post fa. E sono contento che oggi ci sia sciopero dei mezzi di informazione, almeno non potranno, almeno per oggi, strumentalizzare anche la sua morte. Lui però non morirà mai, perchè adesso si trova fra le braccia di Dio per chi crede e nella memoria di chi non crede. Rimmarrà un esempio di lucidità, di forza e di coraggio nonostante la sua condizione. E non mi va di commentare la sua volontà di suicidio, non voglio giudicare, non lo merita e non lo farò ne ora e ne in futuro. Quello che avevo da dire sulla faccenda l'ho già espresso. Ora, in un dignitoso silenzio, c'è da pregare per la sua anima. E basta. Invece oggi muoiono definitivamente i mezzi di informazione e la politica italiana, dove i primi hanno sfruttato l'evento mediatico ed i secondi hanno sapientemente glissato il problema senza prendere una posizione concreta, sia per una o l'altra soluzione.
Non si sa ancora come sia deceduto, si è solo saputo da Radio Radicale che Pannella avrebbe confermato la sua morte, e forse è stato meglio così, perchè Dio vede e provvede. Magari fra qualche ora si sapranno forse notizie più certe.
Quel che è certo e che ora Welby sta continuando a vivere.

A rileggerci

UPDATE - 13:00

Niente da aggiungere. Ora riposa in pace Piergiorgio.





Technorati Tags: , ,

Per gli studenti Iraniani

Oggi giovedì 21 alle ore 20.00, si terrà davanti all'ambasciata Iraniana di Roma, in via Nomentana 361, una grande manifestazione a sostegno dei coraggiosi studenti dell'Università Amir Kebir di Teheran che hanno protestato contro Ahmadinejad. L'iniziativa che coinvolge tantissime associazioni è stata promossa dall'Unione giovani ebrei d'Italia (Ugei).
E' un segno importante di democrazia civile a difesa del pensiero e della libertà.
Accorrete numerosi!


A rileggerci.

Technorati Tags: , , ,

20 dicembre 2006

Waiting for Iraq

Questa secondo me è la fase più importante per gli Stati Uniti dall'inzio del conflitto Iracheno. Si è fatto mente locale sugli errori, si sono cambiati alcuni uomini e il rapporto dell'Iraq Study Group è stato utilizzato per pulire le cuccie dei cani di George "Dabliu". Almeno queste cose le abbiamo chiare. Meglio che niente no?
Stabilito questo, ora l'amministrazione Bush è in attesa. Proprio oggi il Presidente ha esplicitamente detto che in Iraq non va bene come si poteva sperare all'inzio. Ovvero che non si è perso, ma non si è neanche vinto. E questo cambio di atteggiamento mediatico non potrà che far bene al calo dell'opinione pubblica nei suoi confronti e nelle scelte strategiche di politica estera che fino ad adesso non hanno portato molti frutti.
«Francamente, il presidente ha deciso che non è ancora pronto», ha ammesso a denti stretti il portavoce Tony Snow pochi fa alla Casa Bianca. Ed in effetti Bush attende il da farsi per "districarsi" da questo "nodo iracheno" infinito.
"Le strade per risolvere la situazione sono soltanto due" hanno in pratica detto al Presidente gli alti militari convocati alle riunioni ,"O si aumentano consistentemente le truppe, almeno nei prossimi sei mesi, hanno detto i responsabili militari, o si ritirano del tutto le forze americane". Ma dirò di più, qualora si scelga di restare in Iraq per vincere, non basteranno 30.000 Marines in più. A mio parere, come avevo già scritto, gli USA hanno anche bisogno di dotarsi di un apparato militare soddisfacente che supporti la fanteria, hanno bisogno di non appoggiarsi troppo sull'esercito governativo Iracheno che alla fine, come riferito dal Pentagono, è la vera causa della debacle americana ed hanno bisogno di un rapporto più stretto e deciso con gli alleati che ancora vogliono risolvere il problema Baghdad fino in fondo.
In più, in questo momento, il Pentagono non sarebbe in grado di mobilitare le forze consistenti che sarebbero necessarie a meno di non introdurre la leva obbligatoria. Scelta che renderebbe l'amministrazione Bush ancora più impopolare di quello che è già ora. Ma i problemi non sono solo questi.
L'Arabia Saudita, tramite il suo portavoce, ha infatti dichierato pochi giorni fa, proprio durante il viaggio del Vice Presidente Cheney, che qualora le truppe americane dovessero andarsene dall'Iraq, i sauditi si vedrebbero costretti a intervenire per difendere la minoranza sunnita da un possibile massacro. Quindi i timori del fatto che la ritirata Americana potesse dare il via ad un allargamento del conflitto, erano ben fondati.
In pratica ormai, da quello che si è capito, si è quasi deciso di accettare le proposte fatte pubblicamente da John McCain (papabile prossimo candidato dell'elefantino per il 2008) e di aumentare il contingente militare in Iraq di venti o trentamila soldati, non abbastanza per vincere la guerra, ma sufficienti per stabilizzare temporaneamente la situazione. Il ritiro entro il 2008, a questo punto sembra una soluzione lontana. Bush dovrà fare tesoro degli errori commessi e concepire una nuova strategia militare, completamente diversa da quella adottata fino a questo momento. Sempre se si decida di rimanere, anche se a occhio e croce, altra soluzione pare non ci sia.

A rileggerci.


Technorati Tags: , , ,

La musica è finita

Gli amici se ne vanno. E la fiducia anche. E senza quella va tutto a rotoli. Secondo alcune anticipazioni del rapporto che verrà reso pubblico a gennaio "Climi sociali e di consumo" della Gfk Eurisko - istituto di statistica indipendente e terza realtà del settore al mondo - mai la fiducia degli italiani è stata così bassa dal 2002 - data in cui l'Italia è entrata nella moneta unica.
I dati parlano chiaro, l'indice ha toccato quota 66, avvicinandosi pericolosamente al picco negativo del 2002 di 62, periodo di entrata nell'eurozona.
Come spiega Eurisko c'è una percezione negativa nel breve data dalla nuova manovra finanziaria. E ha un bel da dire Padoa Schioppa a parlare di "difetti comunicazionali". Purtroppo gli Italiani i conti in tasca se li fanno e sanno benissimo che i piccoli aumenti in busta paga verranno vanificati da tutte le nuove tasse che presenta la manovra. Se pensiamo che da Settembre 2005 ad Ottobre 2006 l'indice era cresciuto di ben 14 punti, vediamo come il pessimismo sia esploso molto velocemente, causa, non solo, di un errata comunicazione della manovra finanziaria, ma purtroppo anche dei contenuti della manovra stessa, che non taglia la spesa pubblica ma l'aumenta, che non presenta riforme strutturali e che è troppo basata sulle entrate.
E le prime ripercussioni - dice Eurisko - si avranno già a Natale con un incremento di spesa ad Italiano - rispetto all'anno in corso - di soli 20 euro. Ma se a Natale qualche regalo alla fine si fa, ed il cenone comunque è di tradizione, a gennaio invece la tendenza negativa si inizierà a sentire. A meno che, chi governa, non mandi qualche segnale di fiducia. A giudicare da chi sta a palazzo Chigi credo che non possiamo dormire sonni tranquilli, anzi dobbiamo iniziare a preoccuparci. La fiducia del consumatore è basilare in economia, come nella speculazioni, come nel mercato. Manca quella e si affonda. Gli studi di Eurisko ci fanno notare come nel 2007, a fronte di un aumento del PIL dell'1,2%, ci sarà un aumento dei consumi familiare solo dello 0,8% da sommare ai ritocchi dei tassi di interesse della Bce che faranno salire, anzi lo hanno già fatto, il costo del denaro - con la conseguenza ovvia di un più oneroso interesse su mutui e prestiti.
L'Italia reclama certezze, ma il governo latita, non sa comunicare, e ad onor del vero è davvero difficile poter difendere una Finanziaria come questa. Possiamo andare indietro nel tempo finchè si vuole, ma una manovra "tutta tasse" e così priva di strategia non si era mai vista nel nostro paese. L'Italia che aveva vissuto dal 2001 al 2004 un periodo economico difficile , investita da quella crisi mondiale che ha toccato perfino l'America e che stava nel 2005 rivendendo la luce ora invece rischia di ripiombare di un baratro senza fine, anche perchè la bolla immobiliare americana non tarderà ad arrivare anche da noi. Da sempre l'incertezza tende a non chiarire le strategie negli investitori ed a frenare i consumi. O il governo riuscirà a cambiare rotta o altrimenti la stagnazione e la recessione non tarderanno ad arrivare.

A rileggerci.


Technorati Tags: , , , , , , ,

19 dicembre 2006

Il caso Welby ed i "Valori"

Non volevo parlare del povero Welby. Avevo evitato, non tanto perchè non avessi idee sull'argomento, quanto perchè mi pareva ipocrita mercificare su una tragedia del genere al fine di difendere una posizione di pensiero o ideologica (liberale, di destra, di sinistra e cosi via..). Anche adesso non ne sono molto convinto, ma ormai ho promesso di rispondere ad alcune persone riguardo diverse posizioni di vedute riguardo al concetto di vita, che alla fine credo sia il "nocciolo" per poter affrontare questa terribile vicenda.
Premesso che a Welby, anche se non lo conosco, voglio bene, voglio precisare che con questo post non si ha la benchè minima presunzione di voler risolvere il problema ,che è enorme, o convincere qualcuno riguardo al mio pensiero. E questa premessa era basilare farla, dato che qua riporterò esclusivamente le mie convinzioni, che sono solo mie, attraverso un piccolo ragionamento.
Su questo caso ormai si è detto di tutto è di più anche, a volte non sempre, a sproposito senza rispettare per nulla quella povera persona ma mercificandola in un modo a dir poco abominevole, senza alcun rispetto per lui e per la sofferenza della sua famiglia. Il caso Welby, a mio modestissimo parere, è un problema di Valori.
Che cos'è dunque un valore? Prendendo spunto da una riflessione di Salvatore Natoli (docente di Logica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Venezia e di Filosofia della Politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Milano), che trovo veramente calzante, e con il quale mi trovo assolutamente d'accordo, incominciamo a ragionare. "Valore" è un termine che appartiene originariamente al linguaggio economico e che poi trapassa in quello etico. La parola "valore", nella morale, è una parola molto tarda. Nei tempi antichi, nelle antiche società, ma fino all'Ottocento, anche in alcune propaggini novecentesche, quando si parlava di vita morale, il concetto dominante non era valore, il concetto dominante era il "bene", la differenza tra il "bene" e il "male". E la definizione del "bene" nel mondo antico era anche abbastanza semplice, perché il "bene" si identificava col costume ordinario, con la vita di una comunità, con le regole che si ripetevano attraverso la tradizione.
L'atteggiamento etico era sostanzialmente un atteggiamento di conformità a queste regole. Più avanti poi si stabilì che il concetto stesso oggettivo di "bene" consisteva nel seguire la natura, perché si partiva dall'idea che la natura avesse un decorso, e un decorso obbligato. Staccarsi dalla natura, violarla, significava appunto fare il "male". A quei tempi quindi il "bene" e il "male" erano molto evidenti, molto chiari e così sono arrivati fino ad i giorni nostri. Essere difformi dalla tradizione diventava "male", essere difformi dalla natura diventava "male", essere conformi diventava "bene".
Ed erano società fondate fondamentalmente sulla obbedienza. Le regole si trasmettevano di generazione in generazione e, attraverso questo, le società si conservavano, perché la morale, che noi facciamo coincidere molto spesso con il dovere; è qualcosa di più. La morale fa parte, laicamente, di un grande disegno (non solo cristiano) che nel tempo l'umanità ha elaborato per conservarsi, per riuscire, per vivere, al di là che essa derivi da concetti religiosi. Tutto questo fino ad arrivare alla modernità di cui noi adesso facciamo parte. L'Uomo immerso nella modernità, piano piano, comincia a "staccarsi" e ad andare per il mondo. Gli uomini non morivano più dove nascevano, conoscevano altre realtà, altre storie, altri popoli. E questo metteva in crisi i valori originari, i valori di appartenenza. E allora in questa dimensione il valore tende sempre di più a staccarsi dall'oggettività del bene, per diventare invece la scelta di un individuo, il termine di una valutazione del soggetto. Il che significa esclusivamente una totale perdità di "valori" che come abbiamo visto non sono solamente di carattere religioso, ma addirittura laico. Nella modernità fondamentalmente il soggetto diventa il titolare del valore, perché valuta. Quindi dalla oggettività del "bene" si passa alla prospettiva della valutazione.
Dalla moderinità il sistema dei valori è diventato un sistema di accordi-disaccordi, di patti. Lo stato moderno nasce in base al "patto" e, così, avanti fino ad oggi. Cosa si è fatto però per sconfiggere il grande cancro del realtivismo? La modernità ha cercato di costruire progetti universali di valore. Allora i grandi ideali, dalla Rivoluzione Francese in avanti, erano ideali universali e, nello stesso tempo, salvaguardia delle prerogative individuali. Insomma una "bilancia" fra un progetto di universale e la istanza a garantire i successi personali, i successi individuali.
E i grandi ideali, i grandi totalitarismi, il comunismo, i grandi progetti di trasformazione erano dei progetti in cui si cercava di combinare insieme l'estrema libertà dei singoli, ma anche la realizzazione complessiva della comunità e della società.
Se avete letto qualche libro di storia sapete benissimo come sono andati a finire questi progetti. Una catastrofe. Oggi noi ci troviamo invece in una situazione in cui l'universalità dei valori sembra finita, sembra che il soggetto possa decidere così, della propria vita. Il problema vero e che nonostante l'uomo sia ricco di sfaccettature e di esigenze personali, senza valori, non può vivere. Quindi un valore senza riferimento oggettivo, senza una base, diventerà libero arbitrio, ovvero soggettivo, portando l'uomo verso la catastrofe come la storia ci ha insegnato. Oggi noi viviamo , anche nel caso del povero Welby, questa presunzione di poter "decidere da soli", che porta a null'altro che alla catastrofe.
Portando la cosa adesso verso il lato cristiano possiamo dire che l'uomo nasce per l'infinito, quel "grande vuoto" che solo Cristo può colmare, e finchè non lo colmerà non sarà mai felice, e non sarà di certo la libertà di fare del proprio corpo quello che si vuole ciò che servirà a riempirlo questo vuoto, che rimarrà sempre, fino a che non sarà colmo. Per questo fare del proprio corpo quello che si vuole, non solo è contro Dio, ma è contro la natura stessa e contro le tradizioni della storia del mondo e delle nostre origini. Come abbiamo visto il perdere tragicamente i valori non ha fatto altro che peggiorarlo il mondo, esclusivamente per dar sfogo al nostro egoismo, credendo, mgari incosciamente, di migliorarlo a torto.
E ovvio che si tratta di una mia riflessione che prende spunto da parecchi fattori, perchè ho voluto affrontare il problema soprattutto dal punto di vista laico. Il caso Welby è di certo è un problema complesso al quale spero si ponga rimedio, almeno in futuro, soprattutto per altri casi simili al suo. Ma nel risolverlo, si tenga conto della natura dell'uomo, che va anche al di la del fatto di credere o meno in Cristo (fede e ragione). Chi invece ci crede in Dio, questa sera dica con me una preghiera per Welby e per la sua famiglia.

A rileggerci.

P.s.
Spero di avere risposto alle persone che volevano da me un parere su questa faccenda.


Technorati Tags: , , , , ,

Hamas fra due fuochi

Tempi duri nella striscia di Gaza. Proprio nello stesso periodo nel quale Abu Mazen ha indetto le elezioni anticipate ecco scoppiare disordini. Un morto e tre feriti e proprio sotto la sua abitazione. Insomma la tregua tra Hamas e Fatah è praticamente, come si è sempre sospettato, inesistente. E le restrizioni economiche sono il vero laitmotiv di questa escalation di cambiamento. I sondaggi infatti ci rivelano che se si votasse oggi sarebbe Al-Fatah a vincere con il 42% contro il 36% di Hamas. Se in più mettiamo come più del 61% vorrebbe le elezioni anticipate, nonostante il primo ministro Ismail Haniya le consideri come un "colpo di stato", fa capire lo stato d'animo della popolazione ormai stretta dall'embargo economico che non lascia tregua. Anche se, c'è da dire, che anche i sondaggi prima delle elezioni scorse diedero per vincente Fatah per poi sconfessare tutto alle urne. Infatti fu proprio Hamas ad ordinare ai suoi elettori di dire il falso ai sondaggisti. Dati da prendere quindi "con le molle". Israele intanto sta a guardare, perchè il futuro di una possibile pace in medio-oriente nasce proprio in quel pezzetto di terra. Di certo il tifo di Israele va tutto per Abu-Mazen contro Hamas, la quale fin dalla sua consacrazione politica non ha fatto altro che sabotare la pace, con metodi alla "Hezbollah" tanto per intenderci; rapimenti ed attentati suicidi volti a destabilizzare la regione per ottenere il potere. Strategia poi coaudiuvata da una politica assistenziale verso la popolazione che ha sempre pagato. Ma mentre il Partito di Dio libanese ha sempre avuto dietro la potenza Iraniana, il gruppo palestinese ha sempre mantenuto dei rapporti non troppo "all'acqua di Rose" con il sui finanziatore Saudita, anche per una contraddizione di fondo non da poco: l'esportare il rigorismo wahabita mantenendo contemporaneamente una partnership con gli Stati Uniti. Questa debolezza economica è stato il vero tallone di Achille che da sempre ha messo in crisi Hamas con Fatah che invece gode presso l'Occidente molto più rispetto e fiducia rispetto al suo antagonista principale.
In verità sembra he la leadership di Hamas incominci a scricchiolare, e più si incrinerà e più gli scontri aumenteranno. Non una bella notizia per una terra martoriata ormai da troppo tempo che altro non aspetta se non la pace.

A rileggerci


[fonti Indipendente del 19 Dicembre 2006]



Technorati Tags: , , ,

18 dicembre 2006

La blogosfera secondo Nova24 e Qix.it

Ho scoperto solo ora (su queste cose non sto mai troppo attento) che Qix.it ha pubblicato il lavoro del paginone centrale dell'ultimo numero di Nova24 raffigurante la blogosfera italiana. Paginone che tra le altre cose mi era piaciuto tantissimo anche in cartaceo.
L'idea è carina quindi pubblico la simpatica "mappona galattica" (ho visto che tantissimi altri blogger lo hanno fatto...che sono da meno?) della blogosfera. E' bello vedere come blog di sinistra e di destra siano mischiati tutti insieme. Tranne io che sono circondato dai "sinistri". Anche se qualche liberale mi viene in aiuto. Tengo duro, don't worry. Perchè tanto alla fine siamo sulla stessa barca (la mia con meno buchi però).
E la compagnia nella mia zona, nonostante sia un pò "troppo rossa", è buona (sopratutto perchè Beppe Grillo sta sulla mia scia a destra ma è lontano di almeno almeno 7 cm) c'è Capemaster (visitatelo), Il vaso di pandora (non so chi sia ma fateci una visitina dato che mi sta vicino), La Pulce di Voltaire (questo visitatelo con attenzione perchè è bello), Cantor (anche questo da vedere è roba da TocqueVillers), sulla scia galattica Quelli di Zeus (dovrebbe essere un multiblog, visitatelo sta sulla mia scia) e Mario Adinolfi (questo invece non visitatelo fa male alla salute...scherzo ovviamente...visitate anche lui...con moderazione però!)
Beh che dire? Idea carina ed un "bravo" a quelli di Nova (che sono da sempre linkati da me a scanso di equivoci) e bravi anche a quelli di Qix.it che con la loro classifica hanno un pò stravolto le solite trite e ritrite classifiche "only link" poco veritiere.

A rileggerci.


, , ,

I Beni pubblici non sono dello Stato.





Non mi ero ancora soffermato sulla mancata fusione Autrostrade/Abertis. La situazione che si è creata mi ha sempre un pò alterato l'umore e quindi ho evitato sapientemente di parlarne nei momenti burrascosi al fine di non essere linkato a Regina Coeli. Il circolo vizioso che da un pò di anni si è creato in Italia, questo modo di difendere l'Italianità delle Aziende, soprattutto di quelle imprese che per un motivo o per un altro sono direttamente proporzionali allo stato, mi ha sempre lasciato con l'amaro in bocca. Ora stiamo vivendo la stessa cosa con Alitalia e Ferrovie dello Stato. Problemi di imprese para-statali che, qualsiasi governo passato per palazzo Chigi, ha sapientemente evitato (o in alcuni casi non ha potuto) onde non intaccare quell'immobilismo tanto caro al potere.
Circa un mese fa (quando la trattativa Autostrade-Abertis) stava entrando nel vivo, Il ministro Di Pietro si scagliò contro Benetton sostenendo che sarebbe stato inopportuno distribuire un maxidividendo prima di garantire, magari con una fideiussione, il debito di 2,5 miliardi di euro verso lo Stato italiano. Come sappiamo però le fusioni non comportano una remissione del debito. Di Pietro poi spiegò il perchè della sua "sortita". Un decreto collegato alla legge finanziaria (chissà se poi è ancora così, appena possibile cercherò di leggermi l'ultima versione ndChris) supera il divieto per la presenza di costruttori nel capitale delle concessionarie. Ma, sostiene Di Pietro, le società che stipulano convenzioni per la gestione delle autostrade a pagamento sono concessionarie di un servizio pubblico. Praticamente "Autostrade" per Di Pietro sarebbe ontologicamente un bene pubblico, anche se gestito da un privato, perchè la gestione dei sistemi di trasporto e la possibilità di potersi spostare del cittadino, verrebbero considerati come un diritto insopprimibile, a prescindere dal reddito e dalla posizione sociale. Questa inusuale percezione di bene pubblico però non trova reale riscontro nella teoria economica.
Sul fatto che un cittadino si possa spostare liberamente, quando vuole e dove vuole mi sembra che siamo tutti d'accordo no? E' ovvio che questa garanzia debba essere data. Peccato però che lo Stato non abbia il monopolio leggitimo dei trasporti. Stiglitz grandissimo economista statunitense e premio Nobel nel 2001, descrive che il bene pubblico è "realmente tale" se offrirlo ad un consumatore aggiuntivo presenta un costo marginale nullo e per la sua somministrazione non esistono barriere, fisiche o giuridiche, perché l’evento si compia. Facciamo mente locale sulle nostre Autostrade e subito ci rendiamo conto che la realtà non è quella enunciata dall'Economista.
Se si leggono i commi 82/90 del decreto collegato alla legge finanziaria (sempre che negli ultimi giorni non sia cambiata nd Chris) che piacciono a Di Pietro, si capisce che regolamentare vuol dire controllare minuziosamente sia la produzione che la gestione di quelle imprese che abbiano la “fortuna” di stipulare convenzioni per gestire autostrade e beni pubblici e, come tutte le imprese, scadute le convenzioni vigenti, debbano uniformarsi a questa disciplina vessatoria.
Questa fusione (poi saltata e verso la quale la commissione Europea sta ancora indagando ndChris) fa saltare subito all'occhio, la reale filosofia statalista di questo governo che tende sempre di più a far "finta di privatizzare" (vedi Bersani) volendo invece mantenere il controllo statale in tutto e per tutto. E come si controlla meglio il cittadino se non dai "servizi pubblici fintamente privatizzati"? E' questa la giusta ricetta per ottenere uno stato che garantisca diritti e doveri della persona intervenendo solo dove il cittadino non può arrivare?

A rileggerci.


Technorati Tags: , , , , ,

Il rapporto Baker è un buco nell'acqua

Daniel Pipes commenta per noi lo studio dell'Iraq study Group, dandoci ulteriori prove di come il rapporto sia un completo buco nell'acqua perchè recupera le passate politiche fallimentari degli Stati Uniti in Medio Oriente per riciclarle come attuale linea politica da adottare.
Dettagliatamente Pipes c'è l'ho spiega, dandoci un altro reale segnale di come il rapporto Baker sia una totale bufala. Questo ci dovrebbe insegnare che il lamentarsi, senza dare reale soluzioni, non serve a nulla se non a creare altra confusione.


di Daniel Pipes
New York Sun
12 dicembre 2006



Pezzo in lingua originale:James Baker's Terrible Iraq Report

Il rapporto del Gruppo di Studio sull'Iraq, redatto da dieci individui privi di una specifica conoscenza dell'Iraq, recupera le passate politiche fallimentari degli Stati Uniti in Medio Oriente per riciclarle come attuale linea politica da adottare.

Più dettagliatamente, riguardo al ruolo americano in Iraq il documento raggiunge stupidamente un compromesso tra lasciare le truppe al loro posto o procedere al loro ritiro, senza affatto esaminare la premessa fondamentale del governo statunitense che si assume la responsabilità dei minimi particolari del paese, come ad esempio predisporre i progetti delle opere pubbliche. Il documento, piuttosto, accetta sconsideratamente quella congettura strategica e si limita a ritoccare lievemente la tattica.

Il rapporto consta di una lista assurdamente interminabile di 79 raccomandazioni. Tra esse spiccano delle chicche come, ad esempio, l'idea di fare intervenire l'Organizzazione della Conferenza islamica (patrocinata dai sauditi) o la Lega araba (# 3) per decidere del futuro dell'Iraq; o ancora, creare un "gruppo internazionale di sostegno all'Iraq" di cui facciano parte Iran, Siria (#5) e il Segretario generale delle Nazioni Unite (#7).

Altre raccomandazioni brillanti chiedono al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di far fronte al problema del programma nucleare iraniano (#10) e al gruppo di sostegno di persuadere Teheran a "prendere specifici provvedimenti per migliorare la situazione in Iraq" (#11). Benissimo! Il regime iraniano, il cui presidente immagina un "mondo senza l'America", salverà la pelle a Washington. Un simile consiglio sa nella migliore delle ipotesi di ciò che il Jerusalem Post definisce come "una sconcertante ingenuità", e nella peggiore delle ipotesi sa di orribile stupidità.

Naturalmente, le piccole menti asseriscono che i problemi in Iraq siano "inestricabilmente collegati" al conflitto arabo-israeliano così da indurre il copresidente James A. Baker III a ripetere lo stesso errore commesso nel 1991. Egli allora condusse il tentativo di abbandonare il Golfo Persico e rivolgere l'attenzione ai palestinesi, lasciando che Saddam Hussein rimanesse al potere per un'altra dozzina di anni e contribuendo direttamente all'attuale caos. Nel nuovo rapporto, Baker e i suoi colleghi chiedono la creazione di uno Stato palestinese (#12) e chiedono perfino che si arrivi a un accordo finale che si occupi della questione del "diritto al ritorno" dei palestinesi – codice per smantellare lo Stato ebraico. Gli autori del documento dichiarano perentoriamente che "gli israeliani dovrebbero restituire le alture del Golan" in cambio di una garanzia di sicurezza da parte degli Stati Uniti (#16).

Oltre a ravvisare l'incredibile presunzione di queste dichiarazioni fuori dalla realtà, ci si chiede come andrebbe esattamente a finire la guerra civile irachena, accontentando i palestinesi. Oppure, per quale motivo l'irrisolto conflitto arabo-israeliano sia più pertinente all'Iraq rispetto all'aperto conflitto azero-armeno, che riguarda maggiormente la regione mesopotamica.

Per peggiorare le cose, Baker ha avuto il coraggio di esortare l'amministrazione Bush a non considerare le 79 raccomandazioni contenute nel rapporto alla stregua di una "macedonia di frutta", accettando un'idea e ricusandone un'altra, bensì di accoglierle in toto. Questa asserzione ha fatto perdere la calma perfino a Washington, città famosa per l'arroganza. Il fatto che Baker e il suo copresidente abbiano posato davanti all'obiettivo della famosa fotografa Annie Liebovitz per un servizio pubblicato sulla rivista di moda Men's Vogue non fa altro che confermare l'inconsistenza del loro sforzo, come conferma l'ingaggio di Edelman, il colosso di pubbliche relazioni.

Tutto sommato, il rapporto del Gruppo di Studio sull'Iraq offre un'eccezionale combinazione di prudenza burocratica, false iniziative bipartisan, analisi risapute e banalità convenzionali trite e ritrite.

Sebbene la stampa abbia reagito a queste sciocchezze con "allegria nevrotica", come ha scritto Daniel Henninger sul Wall Street Journal, Robert Kagan e William Kristol considerano tali stupidaggini come "morte prima di nascere" mentre il presidente iracheno Jalal Talabani le definisce "morte per annegamento". Speriamo che costoro abbiano ragione, che il presidente George W. Bush ignori le raccomandazioni contenute nel documento e che questo "nuovo rossetto su un maiale vecchissimo" (Spencer Ackerman) scompaia rapidamente dalla vista.

Questo non vuol dire che Bush dovrebbe "proseguire l'azione", dal momento che ciò non ha funzionato. Un mucchio di idee creative sono state lanciate da individui ben informati sull'Iraq, compassionevoli verso gli obiettivi dell'Amministrazione di costruire un Iraq libero, democratico e prospero, e non tentati a considerare il loro ruolo come un esercizio di pavoneggiamento. La Casa Bianca dovrebbe chiedere a questi talentuosi individui di partecipare ai brainstorming, di discutere e di presentarsi con qualche idea utile in merito al futuro ruolo americano in Iraq.

Fare questo significa rompere con una tradizione presidenziale, che risale almeno al 1919, e che io definisco come una diplomazia "che non sa nulla" in merito al Medio Oriente. Woodrow Wilson designò a capo di una commissione di inchiesta sul Levante due americani del tutto incompetenti poiché, come spiegò un collaboratore di Wilson, il Presidente "riteneva che questi due uomini fossero particolarmente qualificati ad andare in Siria dal momento che non sapevano nulla riguardo a questo paese". Questo approccio americano del "non so nulla" è fallito 87 anni fa ed è destinato a fallire ancora.



A rileggerci.

Technorati Tags: , , ,

15 dicembre 2006

The falling dollar

Ieri ho parlato delle criticità in cui versa la strategia di politica estera Statunitense. Per capire però a fondo i reali motivi di difficoltà americani non basta solo quella riflessione, ma occorre andare a cercare più a fondo ad un sistema complesso di cause sia esterne che interne. Per concludere il discorso oggi mi soffermerò sulle reali cause "dell'empasse" U.S.A . Il fattore economico rimane, ed è, una delle cause principali del momento non troppo felice di Washington. Ho accennato ieri di come la situazione economica Statunitense stia rasentando la crisi famosa del '29 con un deficit che quest'anno è arrivato a circa al 6%. Le criticità in politica estera, sommate ai problemi interni e ad un'economia che non vuole prendere il volo, stanno turbando, non solo Washington, ma anche tutti i mercati, che per forza di cose, sono direttamente propozionali all'andamento economico oltre l'atlantico.
Il biglietto verde le scorse settimane ha toccato i livelli di quotazione più bassi degli ultimi due anni. I dati dicono chiaramente, come la vera causa possa essere imputata alla bolla immobiliare, con i prezzi delle case che continuano inesorabilmente a scendere. Come ho detto ieri, nella mia riflessione sulle possibili strade che l'America potrebbe intraprendere in politica estera, la regola fondamentale per un'economia florida è la fiducia. Caduta quella, cade tutto il resto. La fiducia dei consumatori americani ed il calo vertiginoso degli ordini sui beni durevoli è scesa più di quanto gli economisti Americani si aspettassero.
Se poi pensiamo alle preoccupazioni legate a tutti quei paesi che hanno investito in dollari (Ad esempio la Cina che ha incamerato negli ultimi 10 anni circa 1000 miliardi di dollari) e che adesso stanno pensando di venderli, fa capire il momento di allarme che ha investito la Fed.
Nonostante questo le previsioni degli economisti ci dicono che l'allarme non turberà in maniera considerevole l'economia USA e i mercati, perchè gli investitori stranieri continueranno a comprare valuta forte finanziando il deficit americano.
Sarebbe comunque errato nella nostra analisi trascurare il fatto che se non si arresterà il calo di fiducia sommato al calo vertiginoso del prezzo case, potrebbe crescere il rischio di recessione.
Gli investitori, fino a questo momento, hanno sempre comprato valuta forte perchè alla fine l'economia statunitense ha sempre avuto perfomance superiori rispetto alla media mondiale, ma se guardiamo gli ultimi anni, nonostante il pil americano sia cresciuto più degli altri, si noterà come la differenza, ad esempio, tra Europa e USA non sia poi così distante. Anzi, la produttività sta rallentando negli USA a dispetto di quella dell'EuroZona che sta incominciando timidamente a salire. Insomma negli ultimi 5 anni la recessione c'è stata un pò per tutti, compreso per Washington. La vera salvezza per gli USA sono stati i consumi e l'ottimismo del popolo americano che ha continuato a comprare tramite il sistema creditizio. A lungo andare però, una politica di indebitamento a discapito del risparmio sta diventando insostenibile per il "sistema America". Ed i danni incominciano a vedersi adesso.
C'è anche da dire che comunque le cose non sono da guardare troppo in maniera pessimistica. Infatti, se ci pensiamo bene, paesi emergenti come la Cina, o India che, come ho detto prima, hanno incamerato quantitativi di valuta forte spropositati, che guadagno potrebbero ottenere da una caduta vertiginosa del dollaro? Nessuno. Ed in più il bisogno per questi paesi di dovere per forza tenere la loro moneta debole per favorire le esportazioni, terrà il dollaro ben saldo nella sua posizione di leadership. Come scrissi un pò di tempo fa, è vero che gli Stati Uniti hanno intenzione di far salire di un punto la moneta cinese nel Fondo monetario Internazionale, ma la modifica sarà talmente contenuta che alla fine favorirà un esportazione cinese meno aggressiva senza aggravare, di conseguenza,la posizione del dollaro e la leadership strategica nelle scelte monetarie importanti.
In più un biglietto verde non troppo forte, sta contribuendo a ridurre lo squilibrio negli scambi commerciali e tenendo a bada la bolla immobiliare. Di certo a questo punto chi ci perderebbe sarebbero gli esportatori, ma una politica di tassi d'interesse bassi potrebbe comunque far salire la domanda senza turbare "il grosso" del mercato mondiale.
Invece, una caduta a picco del dollaro contribuirebbe a destabilizzare il mercato, facendo crollare la fiducia negli investirori e per la Fed, a quel punto, sarebbe molto più difficile, se non impossibile, poter attuare un abbassamento dei tassi tale da attuire il calo vertiginoso dei prezzi degli immobili.
Solo in questo caso ci potrebbe essere un rischio di recessione, non solo per gli americani, ma anche per l'intero mercato globale.
E' indubbio che dobbiamo vedere il bicchiere "mezzo pieno" perchè non è la prima volta che gli Americani si ritrovano a dover fronteggiare crisi del genere. Se pensiamo che nel '29 si costrui l'Empire State Bulding in completa perdita, possiamo capire a che livello possa essere l'ottimismo e la forza dell'America. Quello stato d'animo di forza e di fiducia del futuro che terranno ancora una volta per mano l'occidente. Adesso, e per i tempi a venire.

A rileggerci.


Technorati Tags: , , , ,

14 dicembre 2006

Gli USA ad un bivio.

Prendendo spunto da una riflessione di Paul Kennedy, professore di storia alla Yale University ed esperto di relazioni internazionali, ho pensato parecchio alle scelte che gli Stati Uniti dovranno affrontare da qui in poi. Scelte non facili in un momento critico non certo solo a causa del problema Iraq, che comunque, se risolto, potrebbe essere il "trampolino di lancio" per sistemare tutto il resto. Si sa che la prima regola per far funzionare l'economia è la "fiducia". Persa quella, va tutto a rotoli. Una soluzione alla guerra di Baghdad ed in particolare alla politica estera in generale, potrebbe dare nuovo slancio all'Economica Statunitense e di riflesso anche all'Europa. Come gli Stati Uniti non possono fare a meno dell'Europa(diciamo che non ci credo fino in fondo ma ormai l'ho detta...amen...nd Chris) così dicasi lo stesso per il Vecchio Continente, malato di quello "chiccoso borghesismo" ormai demodè e completamente fuori dalle regole moderne.
Paul Kennedy riporta questo esempio storico, secondo me calzante, e che riflette la reale situazione Statunitense in politica estera. Lord Salisbury, nella seconda metà dell'Ottocento fu il responsabile della politica estera britannica in età vittoriana.
Nel 1892, quando il sopracitato era primo ministro, i capi dell'intelligence militare dell'epoca portarono a galla un problema non da poco: i politici infatti stavano dando per scontato che, nel caso di un attacco Russo a Costantinopoli, l'Inghilterra avrebbe inviato una flotta imponente, mentre gli ufficiali sapevano benissimo l'impossibilità di un'azione del genere causa la scarsità dei mezzi.
Il problema era la rotta politica che si voleva seguire senza averne le capacità operative e strategiche per farlo. Lo stesso Salisbury ammonì che in questi casi il futuro poteva riservare solo disagi e discredito senza fine. Quando la politica estera ed il potenziale militare non sono d'accordo arrivano i problemi.
Ed è incredibile come fatti successi più di un secolo fa trovino riscontro ai giorni nostri nel periodo più critico che l'America sta vivendo, a livello mondiale, dopo la guerra fredda e la crisi del'29.
Gli obiettivi Americani sono chiari: difendere gli interessi nazionali sconfiggendo il terrorismo, ristabilire la pace in Iraq e in Afghanistan cercando, nel mezzo, di convincere la Corea del Nord e l'Iran di abbandonare i progetti nucleari, il problema Israeliano cercando poi di mantenere ordine strategico e sopratutto economico nell'Asia Orientale (Cina su tutti) e Africa (energetico) promuovendo la Democrazia e i diritti umani tenendo conto della nuova "ventata a sinistra" dell'America Latina.
Rendo l'idea? E tutto questo sta sulle spalle degli Americani, che praticamente non hanno aiuti da nessuno, anzi spesso, hanno tutti contro, in un momento economico e sociale per loro non proprio felice. Gli obiettivi sono condivisibili, ma il problema è un altro: hanno gli States i mezzi per realizzarli? Paul Kennedy se lo chiede nella sua riflessione, me lo chiedo anch'io e se lo chiede anche chi ha a cuore il futuro della nostra società e della cultura Occidentale. Dopo i problemi Iracheni, le incrinature nel MiddleEast (Iran, Siria e doppiogiochismi dei paesi Arabi), dopo il bastone e la carota usati con l'Asia (Cina) ed il monitoraggio dei regimi comunisti in giro per il mondo (America Latina) verrebbe da dire, purtroppo, di no! Alla luce di questo quindi o si ridimensiona la propria presenza all'estero (con i risultati catastrofici che tutti noi possiamo ben immaginare) oppure si scelga un orientamento deciso, aumentando i mezzi a disposizione. Il che non significa di certo una corsa agli armamenti, come poteva essere durante la guerra fredda, ma neanche una politica di smantellamento e di tagli militari come si è avuta in America da Clinton in poi, anzi da Bush senior in poi compresa, anche se potete pensare diversamente, l'amministrazione Bush. Sto molto attento alla politica estera Americana perchè da li nasce e si sviluppano le strategie del mondo intero. E ogni qual volta in America si tratta e si parla di potenziamento militare (anche in questi giorni se ne parla parecchio dopo il rapporto Baker) è solo a riguardo dei marines e non dei mezzi. Per mezzi intendo :sommergibili, portaaerei, bombardieri ect ect. Le truppe sono importanti è vero, ma senza un supporto adeguato non sono nulla. Ci sono generali in congedo che negli Stati Uniti parlano proprio di questo, che gli USA per mantenere tutti i loro impegni, al di fuori del loro territorio, dovrebbero tornare al potenziale bellico degli anni '80 quando disponevano di un ingente forza militare pienamente equipaggiata e non come oggi, quando anche l'amministrazione "law and order" di Bush ha ridotto e tagliato il potenziale. Di certo non basta solo quello per mantenere gli impegni in politica estera, occorrono strategie e diplomazie, non basta solo la forza, anzi quella va usata il meno possibile, ma di certo questa sarebbe la base da cui partire. E come nella Matematica, se non sai fare 2 più 2 non puoi di certo metterti a fare funzioni algebriche. Non le capiresti e faresti solo dei fiaschi. Quindi si decida che fare e se si decide si faccia fino in fondo con le giuste straegie perchè non se lo possono permettere loro e non c'è lo possiamo permettere soprattutto noi! Quindi dopo la debacle delle Mid Term ed il buco nell'acqua del rapporto Baker, ci aspetta quel "colpo di Reni" da parte dell'Amministrazione Bush e di una nuova strategia per la politica estera. Ed il bivio porta a due sole strade: o un ridimensionamento degli impegni, oppure il prendersi ancora una volta il "mondo sulle spalle", scelta questa, direttamente proporzionale alla consapevolezza degli strumenti da dover utilizzare per arrivare alla "mission complete".

A rileggerci.



Technorati Tags: , , , , , ,

13 dicembre 2006

Olmert dice no a D'Alema

Oggi il leader di Kadima sarà a Roma. E proprio oggi dirà di no a Massimo D'Alema riguardo le forze di interposizione ONU a Gaza.
Gli incontri più importanti di Olmert saranno sostanzialmente quattro oltre a quello con il Pontefice: Un incontro informale con Napolitano, altri due tra "amici" (come li definisce lui) Silvio Berlusconi e Romano Prodi ed uno "scricchiolante" con Massimo D'Alema, con il quale Olmert non ha un gran feeling. Irritato forse perchè Massimo D'Alema va a braccetto con i leader di Hezbollah (cosa che devo dire con onestà intellettuale, riveduta col senno di poi, forse è stato giusto fare, con i nostri militari ancora presenti nelle missioni) oppure perchè un pò "su di giri" dopo gli strali contro Israele di Ahmadinejad? Non saprei, ma di certo il suo leader dichiarerà senza indugio il suo secco no alle forze di interposizione ONU a Gaza come proposto dall'Italia, perchè gli Israeliani hanno ragione di ritenere che le ulteriori forze ONU (perchè già dei caschi blu sono presenti, seppur pochi) non avrebbero in quel fazzoletto di terra la possibilità di intervenire efficacemente dato che come ribadito lo stesso leader di Kadima, " a Gaza non esiste un governo ed un leader credibile e l'ordine è subordinato a decine di bande che fanno il bello ed il cattivo tempo, senza contare poi che la difesa di Israele, in questo caso, spetta solo ad Israele ed a nessun altro". Anche sul tema Iran, nonostante l'Italia sia uno dei migliori partner commerciali, il leader Israeliano andrà per forza di cose giù pesante. Ed in più la critica più aspra verso D'Alema arriverà, oltre alla proposta di forze ONU che verrà rifiutata, dal fatto non aver interpellato Israele riguardo alla conferenza di pace rilanciata dallo stesso D'Alema insieme al ministro degli Esteri Spagnolo Moratinos e a Chirac. Dal media Israeliani è infatti arrivata notizia che "chiedere almeno un opinione ad Olmert prima di azzardare la proposta, seppur gradita, sarebbe stato meglio, almeno che non si voglia farla senza Israele". Brutta gaffe insomma, con un governo Italiano che sempre di più si dimostra "poco filo Israeliano" e sempre di più "molto poco" filo Atlantico. La brutta copia di questa Europa che strizza l'occhio al MiddleEast sorridendo all'Occidente. Direzione che non porterà a nulla di buono per il vecchio continente.


A rileggerci.

[fonti Indipendente del 13 Dicembre 2006]

Technorati Tags: , , , , , ,

Un milione in più

No, non c'entra Marco Polo. No, non c'entra il Sig.Bonaventura. E non c'entra nemmeno "il milione di posti di lavoro". C'entra invece come al solito Romano Prodi che dopo questi 6 mesi disastrosi di governo ci regala un altro record in negativo. Sono infatti venuto a sapere che il governo più "poltronato" della storia della Repubblica, quello con più sottosegreterie, quello che non avrebbe dovuto "pesare" sulle tasche dei contribuenti alla fine costa in più allo stato 1 milione e 375 mila euro rispetto ai precedenti governi dell storia della Repubblica.
E la notizia non viene da fonte sconosciuta, ma dalla Corte dei Conti nella relazione quadrimestrale sulle coperture e gli oneri delle leggi approvate in Parlamento. Non è bastato che Padoa Schioppa ci abbia rivelato (come lo stesso Bersani ieri a Porta a Porta) di come la finanziaria avrebbe potuto essere tranquillamente di 15 miliardi, non è bastata l'impennata della spesa pubblica corrente (arriverà un surplus di 9 miliardi di Euro), adesso veniamo a sapere anche questa. Ha fatto bene Prodi a meravigliarsi al Motor Show. Ha fatto bene a meravigliarsi che non gli abbiano tirato dietro dei cerchioni di automobile. Ecco forse in questo dovrebbe meravigliarsi.
La legge dell'aumento dei dicasteri voluta dal governo Prodi avrebbe dovuto essere (come da lui affermato) a costo zero ed invece "sorpresa", a costo zero non è, e la carica dei 104, indovinate un pò chi la pagherà? Come al solito per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, per accontentare la miriade di partiti che compongono lo sgangherato "carretto" dell'Unione adesso i contribuenti si troveranno a sborsare per delle poltrone in più completamente inutili se non a soddisfare i capricci dei partiti. E capendo come l'aumento dei dicasteri sarebbe stato impopolare e malvisto dall'opinione pubblica, in fretta e furia si era addirittura deciso di inserire nel testo del decreto legge l'invarianza di spesa. Bel film. Peccato che però questa sia la triste realtà. E se ci pensiamo bene, come sarebbe stato possibile aumentare i dicasteri senza fare lievitare la spesa? Per Prodi che è un "grande" economista lo sarebbe stato. Per le calcolatrici invece la cosa e cambiata dato che la matematica non è un opinione. Ma nella tragedia c'è anche un aneddoto simpatico. Questo surplus di spesa non si sa ancora chi andrà "azionisticamente" a pagarla. Sembrerebbe che l'onere spetti al Ministero degli Esteri, grazie ad un accantonamento di denaro pubblico. Paga "lo skipper Massimino" insomma, e la cosa cosa scricchiola perchè quegli accantonamenti sono "prioritariamente destinati all'adempimento di obblighi internazionali" e quindi, se devono essere usati per le "poltrone", mancheranno, come è ovvio prevedere, per le spese diplomatiche.
Insomma oltre al danno "la burla", per un governo che aumenta a dismisura la spesa pubblica e non riesce neanche ad organizzarsi per coprirla, oltre al fatto che come al solito, chi paga, siamo sempre noi.

A rileggerci.

[fonti Indipendente 13 Dicembre 2006]

Technorati Tags: , , ,

12 dicembre 2006

Lolita a Teheran

Teheran bifronte, presa tra le maglie di un islamismo male interpretato e una società giovane, stanca di imposizioni, che ama leggere Hannah Arendt e stima Kkauf_kafnafisi5_0150figure come Karol Wojtyla, Vàclav Havel e Lech Walesa, perchè sono il simbolo della rinascita dei popoli dell’Est europeo, coloro che li hanno aiutati a rompere il giogo della dittatura. È in scena in questi giorni, nella terra del Farsi, una strana commedia, con aspetti tragici. Da una parte il revanchismo anti-Olocausto, che sfruttando l’ingenuità di alcuni «esperti», anche ebrei (anti-sionisti), sta cercando di montare un’onda culturale anti-Isarele. Dall’altra i coraggiosi universitari che hanno contestato il dittatore Ahmadinejad con slogan e cartelli. Nell’aula magna dell’Università Amir Kebir della capitale è emersa finalmente, la protesta. «Non è la prima volta», ha commentato la scrittrice Azar Nafisi, che è convinta che si sia innescata una rivoluzione dal basso, che già da tempo protesta, che i movimenti femminili avranno un ruolo importante nello smuovere le coscienze addormentate di quella parte di middle class iraniana che si è rintanata nelle case. Capire le donne del suo Paese, per la Nafisi, oggi professore alla Johns Hopkins di Washington, è una missione. Il suo libro best seller, «Leggere Lolita a Teheran», racconta la condizione delle donne sotto il regime khomeinista. Quando l’abbiamo incontrata la prima volta, in Italia, abbiamo subito compreso come la cultura unita ad un forte senso della realtà, del vivere quotidiano, della conoscenza dei semplici meccanismi identificativi delle persone, possano essere l’arma più potente per promuovere la democrazia dell’uomo. Che la cultura non è per pochi o per tanti, è per tutti. È uno strumento di liberazione che se non comunica valori non è cultura, e se non è cultura trasmette veleno, come nel caso del vergognoso convegno antiebraico. «Ahmadinejad a morte!», hanno gridato gli studenti, mettendo le virgolette alla loro protesta, perchè il messaggio non fosse frainteso, perchè anche fuori dal loro bellissimo Paese capissero che c’è un Iran che pensa, elabora e reagisce alla barbarie. Forse anche loro hanno capito che è venuto il momento di muoversi, che il tempo sta passando e il punto di non ritorno verso il regime teocratico è vicino. Hanno forse capito che l’Occidente è in difficoltà e che il Medio Oriente deve decidersi a prendere in mano il proprio destino, senza aspettare che gli eventi accadano.

Technorati Tags: , ,

Movimentazioni Iraniane

Teheran non sta a guardare. Vuole più potere nel MiddleEast, e quello avrà. Ma al contrario di quello che si possa pensare non abbiamo davanti a noi solo dei fondametalisti ignoranti chiusi nella loro ideologia becera che vuole il potere solo con la forza. L'Iran sa che in questo modo non si riuscirebbe ad ottenere nulla ed infatti gli Ayatollah, per bocca del burattino Ahmadinejad, si sono già mossi. E nei tempi giusti. La trama è ormai ordita e gli accordi commerciali, politici e diplomatici vanno a gonfie vele. E a Nuova Dehli e a Pechino che bisogna realmente guardare per capire in che modo l'Iran si sta muovendo.Ma anche in America Latina dove sta presente un certo Hugo Chavez. O al sudest asiatico dove il presidente iraniano ha intessuto relazioni con Giacarta o ha scelto il palcoscenico malese per dire la sua durante i vertici dell'Organizzazione per la conferenza islamica (Oci). O agli innumerevoli accordi commerciali, persino con la vecchia Europa, che incurante degli ammonimenti continua a strizzare l'occhio al Medio-Oriente sorridendo contemporaneamente oltre atlantico. Un attivismo diplomatico senza precedenti, che vede l'Iran protagonista su tutto lo scacchiere mondiale e nel quale Teheran cerca nuove alleanze in Asia meridionale e orientale e nell'America latina, dato l'impossibilità al momento di poter aver rapporti più "caldi" con Europa ed America, visti gli attriti riguardo il nucleare.
Le partite grosse ora per gli Ayatollah si spostano su due grossi fronti:
In Afghanistan dove Teheran, come paese confinante, ospita diverse centinaia di migliaia di rifugiati e quindi oltre all'Iraq ed al Libano, trappole in cui l'Occidente (compresa l'Italia) è caduto con tutti e due i piedi, anche nei confini orientali l'Iran potrà giocarsi le sue carte. Il secondo grande fronte invece si gioca con Delhi e Pechino, potenze ormai più che emergenti. E la carta da calare si chiama energia: gas e petrolio di cui questi due colossi, che viaggiano a ritmi di crescita dell'8%, sono affamati.
Se è vero che il nuovo MiddleEast riguardo l'energia si chiama Africa (La Cina detiene il 25% dell'estrazione del greggio con Sudan e Nigeria), dalla altra parte troviamo il cosiddetto accordo per il "gasdotto della pace", un progetto che prevede l'accesso ai mari caldi di una lunga pipeline il cui bocchettone di entrata è in Iran e che vedrebbe coinvolti Pakistan e India ma, in seguito, anche la Cina (passando per la Birmania).
Un progetto e un'opzione che agita i sonni di Washington.
Se gli accordi tra India e USA sono stati letti soprattutto come misura per "contenere” la Cina", l'altra faccia della medaglia riguarda infatti la pressione americana per mettere da parte la peace-pipeline. Cosa che non attrae molto Dehli dato che , se è vero, che il voto contrario alla nuclearizzazione Iraniana è arrivato senza problemi in sede Aiea, così non sembra essere lo stesso per questo progetto della pipeline che che fornirebbe loro garanzie solide di approvvigionamento energetico dal Golfo Persico.
Per ora gli Stati Uniti stanno anche facendo pressioni sul Pakistan, il paese in cui il gasdotto dovrebbe passare. Sembra però che anche Islamabad stia facendo orecchie da mercante perchè non solo usufruirebbe dei "preziosi rubunetti", ma anche potrebbe distendere gli attriti diplomatici da sempre presenti con il governo di il governo di Musharraf.
Sul fronte estremo orientale, Ahmadinejad punta invece sull'Indonesia, assetata di finanziamenti esteri e di energia. Si parla infatti di un investimento Iraniano a Giacarta di circa 600 milioni di dollari nel settore dell'energia (gas e petrolio), due terzi dei quali per la costruzione di un gasdotto dal sud di Sumatra a Batam. E, guarda il caso, l'Indonesia di Susilo Bambang Yudhoyono ha restituito il favore con una serie di dichiarazioni improntate al diritto iraniano di lavorare sul dossier nucleare per scopi pacifici e mandando in Iran alcuni delegati della commissione difesa della Camera bassa per uno studio comparativo in “affari nucleari” (Giacarta vorrebbe costruire la sua prima centrale nucleare entro il 2015 a Giava).
Mentre in America Latina, l'uomo chiave per gli Ayatollah si chiama Hugo Chavez . Il quale, oltre che ad essere il "tessitore oscuro" di quel continente e a non fregargli assolutamente nulla del petrolio (ne ha in abbondanza) e anche l'anti-americano per eccellenza e non se lo farebbe chiedere due volte di un possibile conivolgimento diplomatico con Teheran al fine di dar fastidio al "grande Satana" (così almeno lo chiama lui) George W. Bush.
Come possiamo vedere quindi L'Iran è occupato in grandi manovre, mentre l'Occidente e soprattutto l'Europa sembra quasi non accorgersi di nulla. Perchè se è vero come è vero, che alla fine gli Stati Uniti, in qualche modo almeno per loro, cadranno in piedi (sono ottimista), così non ne sono sicuro troppo sicuro per il Vecchio continente, che di vecchio non ha solo il nome, ma anche gli strumenti che servono per affrontare le nuove partite diplomatiche e commerciali, le quali hanno cambiato confini, modi ma soprattutto arbitri.

A rileggerci.

[fonti Ilriformista.it]

Technorati Tags: , , , , , , , , ,