21 luglio 2006

Le bombe non affondano il mercato Israeliano.

Il Pil Israeliano nel 2004 è passato dall'1,7% al 4,4%, per poi salire a quota 5,2% nel 2005. Sono dati che fanno paura, e che ci dicono di come il mercato, nonostante che siano ormai 50 anni che Israele convive con attentati terroristici e guerre, ormai si sia abituato alla tensione fra Tel Aviv e Beirut. Negli ultimi 25 anni l'economia Israeliana è passata da un pil lordo di 25 miliardi di dollari a 120 miliardi di dollari. Niente male per un paese che non sembra mai trovare la pace. Gli economisti infatti rimangono ugualmente fiduciosi nonostante gli accadimenti Israelo/Palestinesi. Il ministro delle finanze Israeliano Ezra Sadan infatti, dichiara (con cautela) che gli investimenti stranieri non diminuiranno neanche per questa crisi, e che se l'offerta rimarrà buona, ci potrebbero essere adirittura ulteriori miglioramenti nei capitali in entrata dall'estero. L'unico problema forse potrebbe derivare da un allungarsi dei tempi della crisi, ma le previsioni dei mercati dicono che la cosa non durerà a lungo (speriamo). Diversamente la pensa Karnit Flug (direttore ricerche della Banca di Israele), il quale afferma che un probabile attacco via terra Israeliano, potrebbe allungare, ed in maniera consistente, il conflitto con Hezbollah.
L'economia Israeliana ha imparato a convivere con la guerra. Dalla metà del '900 ne ha vissute tre, più due intifade, senza contare degli innumerevoli attentati terroristici.
A sentire Ephraim Kleiman, professore di Economia dell'Università Ebraica di Gerusalemme, le guerre lampo non hanno mai fatto dei danni all'economia del paese: "Lo definisco - continua Kleiman - come il fattore umano . Se la guerra è breve le aziende non perdono i manager importanti e le aziende posso continuare a lavorare". Se in più contiamo che è proprio nei periodi di guerra che l'economia Israeliana si è comportata meglio, possiamo facilmente dedurre che la pace forse per questo paese è controproducente per la sua economia. Scherzi a parte, ogni conflitto in Israele ha una storia a se, come è una storia a se la reazione del mercato rispetto ai vari accadimenti che hanno martoriato questo incredibile paese. Il dato però fa riflettere, perchè questo è veramente un esempio più unico che raro a livello mondiale. Crisi , così ripetute nel tempo, avrebbero mandato KO qualsiasi mercato, ma non qua.
I dati di oggi parlano chiaro, la disocupazione è in calo, l'inflazione e contenuta, i consumi e gli investimenti crescono.
Ezra Sadan: "il nostro segreto? La voglia di riscatto!"

A rileggerci.


[fonti : Sole24 Ore di Venerdì 21 luglio 2006]

2 Comments:

Van der Blogger said...

Amico, il caso-Israele sarebbe da studiare approfonditamente. Sono all'avanguardia su quasi tutto, l'economia cresce, militarmente non hanno mai subito sconfitte pesanti nonostante abbiano ingaggiato battaglie con tutto il resto del Medioriente. Gli Ebrei sono un popolo che in 2000 anni di diaspora è riuscito a rimanere fermo nella propria identità nazionale, cosa senza precedenti ne affini nella storia.
Che ne pensi?

Chris said...

Sono stati molti bravi a farsi alleati oltre oceano forti e risoluti. non potevano fare altrimenti altrimenti sarebbero stati spazzati via in poco tempo. In più Il popolo ebraico sotircamente è sempre stato quello che ha detenuto il fattore "economico" mondiale. Hanno sempre avuto la mani dappertutto. credi che Hitler ci credesse davvero all'utopia della Razza? A lui interessava solo il potere, ed il potere si acquisisce prima col denaro.Buonissima ragione per togliere dalla faccia della terra gli ebrei, che risiedevano in posti di potere. Altro che razza Ariana, il baffino era un furbone e grazie a Dio gli è andata male!!!