RDM20

03 novembre 2009

USA 2009: Vote NY23 - VA - NJ

Si ricomincia! Sembra passato solo ieri ( dopo la tragica notte che ha incoronato Barack Obama nuovo Presidente degli Stati Uniti D'America) ed eccoci nuovamente a commentare una nottata elettorale americana. Ora non si scherza più e dopo lunghe settimane passate a leggere le varie analisi ed i sondaggi arriveremo a fare nottata fino ai voti veri. Oggi "si metterà la crocetta" per la House del 23 district di NY, per il governatore del New Jersey, per il governatore della Virginia, per una manciata di sindaci (poi daremo la lista), per lo special house election in California ed anche per un referendum (nel Maine). Quello che ci interessa, e lo potete certamente immaginare, è soprattutto capire il "mood" degli americani rispetto ai primi mesi presidenziali di Barack Obama. Molti analisti Stars & Strips non hanno certo nascosto come il risultato di questa tornata elettorale (aspettando le mid-term del 2010) possa già dare, in un certo senso, un orientamento sulla percezione dell'operato del primo presidente di colore americano. I commenti da queste parti, rispetto ad Obama, non sono mai stati dei più benevoli, ma non siamo certo noi il "termometro" politico che può fare la differenza. Lo possono fare invece i molti americani che si recheranno alle urne in questa giornata che , probabilmente, ci riserverà parecchie sorprese.

Gli ultimi sondaggi : NY23 (1 Nov) - Siena Research Institute Hoffman (del partito Conservatore staccatosi da quello Repubblicano) si trova a +5 rispetto al candidato democratico Owens (la Scozzafava [Gop] è ormai fuori dai giochi causa diversi fattori che magari spiegheremo più avanti)

NJ Governor: Survey USA da Christie (Gop) a + 3 su Corzine (Dem). La senzazione è che però in questo Stato la situazione sia "Too close to call" per poter anche minimamente abbozzare un pronostico sui risultati.

VA Governor: In Virginia Survey USA - ma non solo - da stravincente il candidato Repubblicano Bob McDonnell rispetto al Democrat Creigh Deeds, con una differenza di 15 punti percentuale. Salvo grosse sorprese qui i giochi sembrano essere già fatti.

NYC Major: Qui, senza bisogno di linkare i sondaggi, Bloomberg è favoritissimo con una media di 12 punti di vantaggio rispetto
il rivale William Thompson.

Queste, a nostro parere, saranno le sfide da seguire questa notte cercando però di non dimenticarci di tutto il resto.

Il solito Update del Live sarà come al solito dall'alto verso il basso. Buona nottata (sperando di riuscire a rimanere svegli)

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Blog Capitol Confidential (Times Union.com) . I commenti della tornata elettorale in diretta. Sotto potete trovare i vari update. Buon proseguimento.

Live TV by Ustream

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4:00

Noi finiamo qua. Siamo stanchi:) Belle notizie in Virginia sperando che continuino in New Jersey dove ancora, nonostante il vantaggio, mancano delle contee.
A domani per analizzare il voto di stasera. Grazie a tutti!



3:54

NY23 - 12% dei voti:

Owens 49 Hoffman 45


3:50

Geraghty: With 79% of precincts reporting, Christie leads by 1 percent, or about 1,000 votes in Bergen County, a county Obama carried by 10%.



3:44

58% NJ vote:

Christie, Chris GOP 707,481 50%
Corzine, Jon (i) Dem 611,472 44%
Daggett, Christopher Ind 74,189 5%



3.39

53% NJ

Christie, Chris GOP 633,672 49%
Corzine, Jon (i) Dem 574,297 45%
Daggett, Christopher Ind 67,070 5%



3:38

48% scrutinato NJ:

Christie, Chris GOP 554,038 49%
Corzine, Jon (i) Dem 497,743 44%
Daggett, Christopher Ind 62,310 6%


3:31

44% scrutinato NJ:

Christie, Chris GOP 513,351 49%
Corzine, Jon (i) Dem 459,383 44%
Daggett, Christopher Ind 58,679 6%


3:30

Primi voti Ny23:

0% reporting

Owens: 103

Hoffman: 91

Scozzafava: 8


3:24

36% NJ:

Christie, Chris GOP 447,960 52%
Corzine, Jon (i) Dem 356,974 42%
Daggett, Christopher Ind 47,101 5%



3:17

32% NJ:

Christie, Chris GOP 389,955 51%
Corzine, Jon Dem 319,665 42%
Daggett, Christopher Ind 41,406 5%



3:10

Chiusi i polls per NY23! Aspettiamo i voti! (se ce la facciamo)


3:03

28% NJ

Christie, Chris GOP 319,549 50%
Corzine, Jon (i) Dem 283,501 44%
Daggett, Christopher Ind 35,477 6%


2:54

Dodici pazzi mi leggono ancora. Andate in Branda che vi seguo a ruota:)

14% dei voti in NJ

Christie, Chris GOP 167,323 52%
Corzine, Jon Dem 134,055 42%
Daggett, Christopher Ind 18,373 6%




2:49


12% dei voti:

Christie, Chris GOP 151,394 51%
Corzine, Jon Dem 124,952 42%

2:40

2% dei voti in NJ:

Christie, Chris GOP 24,804 50%
Corzine, Jon Dem 20,409 41%


2:35

Intanto sul sito del neo Governatore della Virginia, Bob McDonnel, c'è il live dall'Head Quarters. Si attende probabilmente lo speech. Per dare un'occhiatina guardate qua!



2:27

1% dei voti New Jersey

Christie, Chris GOP 11,652 54%
Corzine, Jon Dem 7,930 36%



2:24

Finchè resistiamo concentriamoci sul NJ. Fra mezz'ora chiudono i poll di Ny23.

2:19

Primissimi voti veri in New Jersey:

Christie, Chris GOP 8,519 62%
Corzine, Jon Dem 4,019 29%

2:16

Continua lo scrutinio in VA:

52% scrutinato:

Robert F. "Bob" McDonnell 571,021 60.89%
R. Creigh Deeds 365,838 39.01%


2:13

Intanto Geraghty dice che è tutta colpa di Obama!

2:07

CBS chiama un " too close to call" in NJ!


2:03

La Virginia in proiezione è di nuovo un Red State. Obama adesso dovrà riflettere un po' su questo risultato.

Intanto ancora i voti scrutinati:

37% dei voti:

Robert F. "Bob" McDonnell 396,539 62.12%
R. Creigh Deeds 241,085 37.77%


2:00

Fox News, in proiezione, chiama vincente McDonnel!


1:58

Intanto per Christie (NJ) ci sono buone notizie. gli Indipendenti sembrerebbero con lui. Via The campaign spot

1:53

22% of Precints Reporting: 545 of 2,516

Robert F. "Bob" McDonnell 285,574 62.86%
R. Creigh Deeds 168,231 37.03%

1:46

Intanto su RedState c'è un bel open Thread sui voti in VA.

1:42

17% dei voti:

Robert F. "Bob" McDonnell 175,394 63.47%
R. Creigh Deeds 100,660 36.42%


1:31

8% dei voti scrutinati:

Robert F. "Bob" McDonnell 81,358 63.50%

R. Creigh Deeds 46,670 36.42%



1:25

4% voti:

Robert F. "Bob" McDonnell 44,276 65.55%
R. Creigh Deeds 23,225 34.38%


1:21

Troppo pochi. Aspettiamo qualche minuto e vediamo che succede.

1:20

1% dei voti veri in VA:

Robert F. "Bob" McDonnell 6,124 66.64%
R. Creigh Deeds 3,064 33.34%



1:16

Robert F. "Bob" McDonnell 6,124 66.64%

R. Creigh Deeds 3,064 33.34%



1:20

La cartina per le contee sta qua!



1:11

Ecco i primi voti veri, seguiamo lo spoglio in diretta:

Robert F. "Bob" McDonnell 590 70.65%

R. Creigh Deeds 245 29.34%


1:07

Geraghty annuncia Bob McDonnel vincente in VA! Via The Campaign Spot

1:03

Ci fermiamo qualche minuto aspettando i voti in VA. Al momento , tutto tace.


1:01

In questo momento Fox annuncia gli exit poll: McDonnel in vantaggio! Aspettiamo i voti.


1:00

pochi minuti e si chiude in Virginia. Potete seguire lo spoglio in diretta qui!

In NJ si chiude alle due. Preparate i caffè...


0:51

Via "Not Larry Sabato", buon blog, un bel "open thread" sulla tornata in Virginia con le dichiarazioni dei votanti. Interessante.


0:45

Intanto, via Twitter, Patrick Ruffini annuncia un Christie vincente!



0:42

Early exit polling for the New Jersey governor's race shows the majority of voters today believe that none of the candidates has a viable plan to lower property taxes, according to the National Election Pool conducted by Edison Research.


Via: NJ.com


0:37

In Virginia mancano 30 minuti alla chiusura dei polls! Stay Tuned!!!


0:33

Exit polls della CNN per NJ molto interessanti: Most important issues to NJ voters: 31% economy, 26% property taxes, 20% corruption, 18% health care.
Non saprei se questa notizia possa essere una cattiva notizia per il candidato democratico. Vedremo.

0:26

Molto interessante sul fund-raising di Hoffman e Owens (Ny23). Via WashingtonIndependent.com



0:22

Tutti i siti "sotto i riflettori" sono lenti in un modo assurdo. Andiamo a caccia di notizie e torniamo tra un po'. Intanto leggetevi quei bravi ragazzi di Hot Air sull'analisi di Beck!

0:09


Intanto ci sono un po' di "tafferugli" riguardo NY23. Sembrerebbe che la polizia sia intervenuta in alcuni polls causa la troppa "zelante" efficenza di sostenitori di Hoffman. Via NYDailynews

23:59

Questa poi ce la terremo (forse) in bella mostra all'inizio di ogni update: via Capitol Confidential (blog di TimesUnion.com) ci potremo seguire i commenti e gli update per NY23. Cool!





23:51

Intanto quel "volpone" di Geraghty ci porta un po di news del "Newark Vote Picking Up" (NY23).

PolitickerNJ ci riporta che a Newark's North Ward and the South Ward i voti siano circa 4000.


23:41

Un nuovo sole per i Repubblicani? via Ap for Yahoo News. Interessante. Da leggere!


23:31

In Virginia: Larry Meadows, a Republican volunteer si è svegliato molto presto per andare ai seggi. Circa verso le 5 del mattino era già al suo posto:

"I made the coffee this morning," he said, just before 2 p.m. "I voted probably about 15 after six." Meadows, who wore a leather vest and a baseball cap that read "Vietnam Veteran" said he had a primary reason for showing up.



"Taxes," he said simply, but he also had other concerns.

"I think there's a lot at stake," Meadows added. "I think we need to send a message that we don't want this national health care. I think the older people are scared, they think their health care is going to go away."



Tasse e sicurezza sono da sempre il "leitmotiv" fra i militanti "rossi" (un rosso ovviamente poco europeo...)


23:28

Un po' di foto interessanti dei polls in Virginia via Roanoke.com (quotidiano online locale ben fatto)


23:20

Proprio dal liveblog di NorthJersey.com un po' dei primi commenti all'uscita dei polls nel NJ parecchio interessanti:

Taxes, pay to play and public corruption were the main issues that drove Manny Leonardo to vote for Christie: "I hope that he would perform the same way he did as U.S Attorney,’’ Leonardo said. "I hope he sticks to his words and his plan."



Jennie Rivera and her daughter Raquel, 22, voted for Corzine saying they appreciate the governor’s views on education. "I see the significance of the policies that he has implemented and how they impact on the children,’’ said Rivera, who works as a social worker for the Paterson school district.


Kensler, a registered Democrat, said in the end she voted for Christie: "I voted for Corzine last time,’’ she said. "He raised taxes and I don’t think he did the greatest job."





23:19

Un po' di giornali locali per stare attaccati "come le cozze" agli avvenimenti di queste ore: Un interessante Liveblogging sul quotidiano locale NorthJersey.com. Interessante e ben fatto! Dateci un occhio.


23:11

Gli amici "colleghi di redazione" di The Right Nation sono in live blogging too! Seguite anche loro perchè solitamente ne sanno sempre una più del diavolo:)


23:08

Iniziamo con l'apertura e la chiusura dei seggi:

Virginia: 6 a.m. to 7 p.m.
New York’s 23rd Congressional District; New York City mayoral race: 6 a.m. to 9 p.m.
New Jersey:6 a.m. to 8 p.m.
California (special House election): 7 a.m. to 8 p.m. Pacific time.
Maine (gay marriage referendum): 6 a.m. to 8 p.m.
Raleigh mayoral race: 6:30 a.m. to 7:30 p.m.
Atlanta mayoral race: 7 a.m. until 7 p.m.

Ad occhio e croce i primi risultati arriveranno tra l'una e le tre di notte. Se ce la faremo vi terremo informati (magari aiutandoci con qualche caffè)

27 ottobre 2009

Il muro fra sesso e politica


Finalmente il sesso proibito è bipartisan: Marrazzo ha dimostrato che la scappatella a luci rosse non è appannaggio esclusivo della destra. Con una sottile differenza di gusto: se la sinistra, in armonia col suo confuso profilo politico, predilige l’omosessualità, la destra, viceversa, resta conservatrice nell’amore per le donne, possibilmente molto giovani. Ma questa differenza è solo un fenomeno di superficie. Sotto, in profondità, anzi sotto alle lenzuola, emerge una profonda similitudine: l’incapacità, meglio: l’impotenza di coniugare un sereno profilo sessuale con un’attività politica di primo piano. Insomma, chi fa politica ha anche problemi a fare sesso in modo naturale – perché? Berlusconi ha avuto grane con le sue frequentazioni femminili. Marrazzo, ma prima di lui Sircana, per fare un esempio del centrosinistra, sono stati colti in flagranza di rapporto omosessuale a pagamento. Sono soltanto i casi conclamati. Le cronache politiche non possono occuparsi soltanto di scandali sessuali, altrimenti servirebbe un cospicuo supplemento di pagine ogni giorno. L’ informazione non è il vero problema. Una libera sessualità viene percepita come una macchia da nascondere, proprio come faceva Marrazzo. L’omosessualità, ancor più del tradimento coniugale, viene percepita come una situazione deleteria per un politico. Si può capire l’imbarazzo di un politico di destra che ha sfilato al “family day” o si dichiara fedele non solo alla consorte ma al magistero della chiesa in fatto di omosessualità. Ma per un politico di sinistra che dovrebbe aver ormai metabolizzato l’eguaglianza dei sessi e dei profili sessuali, si scopre che è ancora imbarazzante ammettere alla luce del sole la propria omosessualità. Sorge ben più di un sospetto sulle tante dichiarazioni di omofilia spese dal P – parole vuote? Moralismo? Sì, anche. A furia di fustigare Berlusconi, il Pd finisce per diventare giudice non solo della morale pubblica, ma anche della morale privata. Da aguzzino a vittima del proprio delirio moralista. Era naturale che prima o poi si verificasse l’eccezione che avrebbe fatto saltare questo teorema del moralismo politico. L’auto-sospensione di Marrazzo non risolve il problema, anzi i problemi: quello del rapporto contorto tra sinistra e omosessualità e quello, ancora più grave, del “muro” tra sesso e politica.

GABRIELE CAZZULINI
© Avanti! Lunedì 26 ottobre 2009

16 settembre 2009

Fini o Berlusconi: quale democrazia?



Si sa, Berlusconi non è un teorico della democrazia parlamentare. All’imprenditore attivista non è mai piaciuto questo parlamento dove si scalda il posto senza lavorare. Già, discutere e confrontarsi non produce ricchezza. L’utilità delle assemblee è solo quella di funzionare da “votificio”, per approvare in fretta le leggi del governo – anche se sarebbe tanto più comodo risparmiare questa perdita di tempo dell’approvazione parlamentare. Se il premier è eletto dal voto dei cittadini, perché aspettare anche il voto dal parlamento? E’ un controsenso, per Berlusconi. Anche il governo deve funzionare da supporto al premier. I singoli ministri lavorano su istruzioni del capo del governo. Al massimo qualche esibizione personale, qualche protagonismo che si esprima al massimo in un accento personale messo qua e là, purché non cambi mai il verbo, l’unico. La visione delle istituzioni secondo Berlusconi è molto chiara. E’ una piramide: il vertice è il premier, poi il governo e infine il parlamento. E’ chiaro che Fini si senta un po’ scomodo nel ruolo di vigile parlamentare che smista il traffico delle leggi per dare sempre e soltanto la corsia preferenziale ai disegni di legge del premier. Per Fini, ex fascista militante e poi dirigente, il parlamento è qualcosa di sacro. Naturalmente lui ne è il presidente. Ma prima di diventarlo, grazie a Berlusconi, non era certo iscritto al partito dei difensori del parlamento. Anzi, ancora si ricordano certi suoi strali contro il parlamento impotente e certe sue lodi per il presidenzialismo. Bene, Fini è stato accontentato: Berlusconi è il presidente del consiglio più presidenzialista della storia della repubblica, e forse oltre. Perché allora scagliarsi contro colui che ha emancipato la destra fascista, l’ha portata al governo e ha portato l’ex fascista Fini a diventare presidente del parlamento che lo stesso Fini odiava? Non si capisce da che parte stia la trave e da quale la pagliuzza. Berlusconi è un formidabile accentratore che addirittura batte Fini in fatto di presidenzialismo; da parte sua Fini si erge a “democratizzatore” del Pdl provenendo dalla tradizione antidemocratica. Il nodo che stringe insieme Fini e Berlusconi è proprio questo: cos’è oggi la democrazia in Italia? Grattando sotto alle beghe da pollaio tra cariche dello stato, sul fondo c’è una questione decisiva. E’ in ballo il senso della democrazia italiana dei prossimi anni. Era inevitabile, dopo quindici anni di trasformazioni, con partiti che muoiono, che nascono e poi risorgono; leader che salgono al potere e poi precipitano nel fango; guerra mediatiche e incursioni della magistratura. In questa ribollire di trasformazioni era inevitabile che la struttura della democrazia, già precaria, iniziasse a scomporsi. Quale democrazia vuole l’Italia? Una versione ammodernata del democrazia parlamentare? Oppure vuole instaurare una democrazia presidenziale? Questo è il problema. Ci fosse ancora Mike, potrebbe rivolgere lui questo domandone. Ma non a Fini o Berlusconi. La democrazia non è roba per il palazzo. Quella è aristocrazia. Invece la democrazia è del popolo ed è il popolo che deve capire cosa vuole – e chi vuole.

(pubblicato su Avanti! mercoledì 16 settembre 2009)

14 settembre 2009

La soluzione: Berlusconi indichi il suo successore



Dato che si è autoproclamato premier “torero”, bisogna tagliare la testa al toro. E quel toro è la successione di Berlusconi. Il dato di fatto più dirompente in questi ripetuti dissidi tra Berlusconi e Fini è il fattore B, cioè la biologia: Berlusconi è il fondatore e il presente del Pdl. Ma non sarà il suo futuro. Fini è stato il passato della prima repubblica e oggi non si capisce bene, nemmeno lui, viste le sue sbandate, che cosa ci sta a fare. Ma è Fini il futuro della destra, con o senza il Pdl. Non sarà Casini, né altre ipotesi neo-centriste che da quindici anni a questa parte continuano sempre a fallire. Fini vuol dire futuro. Il problema nel problema è che Berlusconi è incastrato benissimo nel suo ruolo. All’opposto Fini è ancora troppo evanescente, col suo alto scranno di Montecitorio che gli permette di sporgersi per immaginare larghe intese e ammiccamenti. Figurarsi se la post-sinistra, conficcata nella sua voraginosa crisi non si aggrappa a qualunque proposta (in)decente, pure se proviene da un ex fascista che è il principale alleato del peggior nemico del’intera sinistra. Chi va preso sul serio? Fini che va a sinistra o la sinistra che va a destra? Nessuno dei due, perché sono entrambe manovre politiche finalizzate a sbloccare uno stato d’insoddisfazione (Fini) e di emergenza (la sinistra). Allora si tratta di individuare una grammatica politica che consenta di coniugare il presente di Berlusconi insieme al futuro di Fini – senza cadere in strafalcioni ideologici o in puntuali lotte intestine. In una congiuntura dove la post-sinistra si è sbriciolata e non riesce a mobilitare gli elettori, la destra può assestare il colpo di grazia. Ma deve farlo in modo unitario. L’operazione più impegnativa e benefica può compierla solo Berlusconi: indicare chiaramente chi sarà il suo successore. In questo modo se sarà Fini, l’ex fascista non avrà più bisogno di corteggiare così apertamente i suoi avversari. Dovrà prepararsi a guidare il Pdl che verrà, cioè fra due anni, se la legislatura non finisce in modo prematuro. Questo costringerà Fini a lavorare più vicino a Berlusconi e ad aprire meno la bocca. Altrimenti, se il dopo Berlusconi sarà affidato ad un’altra personalità, forse Tremonti o qualche “homo novus”, allora Fini potrà preparare le valigie per iniziare il suo viaggio in direzione del Quirinale, per il quale, ovviamente, gli serve il nulla osta della sinistra. Guarda caso le prossime elezioni del presidente della repubblica avranno luogo, sempre se la salute di Napolitano regge, proprio un anno dopo le prossime elezioni politiche. Elezioni e Quirinale sono due appuntamenti fondamentali per la carriera politica di Fini. Sono anche due appuntamenti dietro l’angolo. Basta solo che Berlusconi guardi alla sua data anagrafica e decida di ritirarsi a vita privata, dove potrà liberamente godersi tutti i frutti della vita, senza fotografi indiscreti e giornalisti malintenzionati. Diventerà il padre della patria, sarà applaudito da tutti, pure dai nemici felici di non ritrovarselo in politica. La destra avrà una nuova generazione di leader e la sinistra si sarà definitivamente disintegrata oppure si sarà convertita in qualcosa di presentabile. Sarà anche il raro caso in cui un politico italiano non vuole governare fino a ottant’anni suonati. Ma prima di tutto questo scenario idilliaco, Berlusconi deve fermarsi e dire chi, secondo lui, sarà il suo successore.

(pubblicato su Avanti! sabato 12 settembre 2009)

10 settembre 2009

Le opposte retoriche



Procure che tramano? Complotti per far cadere il governo? Può essere vero. Ma può anche essere una trappola. Siamo in stato di guerra mediatica. I principali media, chi in prima in linea e chi nelle retrovie, tengono Berlusconi nel mirino. Tanti sparano, alcuni centrando la mira, altri mancandola. Vita privata, politica, passato e presente di Berlusconi – tutto è in pericolo. Quindi anche il governo. Quindi scattano le reazioni di difesa, denunciando queste macchinazioni, che poi sono sempre le stesse dal 1994 ad oggi. Ma questa risposta, forse troppo istintiva, abbassa il governo e il suo capo allo stesso livello dei suoi accaniti diffamatori. In guerra ogni mezzo o quasi è lecito. Ma Berlusconi è il governo, cioè le istituzioni, le quali non possono agire come forze politiche. Il Pdl, come partito, può farlo. Il governo no, perché è lo stato. La trappola è di cadere nel gioco delle opposte retoriche: da una parte c’è la dittatura di Berlusconi, dall’altra l’eversione dei giudici e della sinistra, lo spettro di elezioni anticipate e il solito governo tecnico. Non sono fantasie. E’ già accaduto. Ma uno sprint sull’azione di governo farebbe rimangiare tutte le calunnie di un’opposizione impalata all’antiberlusconismo. Repubblica colpisce, Berlusconi risponde. Uno a uno e palla al centro, cioè ennesima guerra civile morbida, senza proiettili e senza sangue, ma con tanto disordine e conflittualità. Le opposte retoriche sono come gli eredi plebei delle nobili ideologie del passato – ma il lignaggio non conta quando il finale è in puro stile hobbesiano: ieri si scontravano le visioni del mondo; oggi homo homini lupus.

09 settembre 2009

Media all'attacco



Il Brasile ha battuto 3-1 l’Argentina nel girone per le qualificazioni ai prossimi mondiali di calcio. Maniaci del pallone a parte, chi se ne frega? Giusto. Allora perché dovrebbe interessare alla nazione intera se la signorina Noemi afferma di non essere lei la causa del divorzio tra il premier e la sua consorte? Giusto anche questo. Però le parole della signorina sono spesso il primo titolo di apertura dei quotidiani nazionali. E’ solo un esempio della dilagante campagna mediatica messa in piedi dai giornali dell’opposizione. Obiettivo: scaricare su Berlusconi un’ondata di biasimo internazionale e costringerlo così alle dimissioni. Dai dieci comandamenti alle dieci domande: come nel caso biblico, l’ambizione è radunare un dissenso totale contro Berlusconi. Attenzione: non c’è spazio per il compromesso o il dialogo. Questi vogliono una cosa sola: una piazza Loreto umanitaria, cioè senza il finale della pompa di benzina. Altro che giustizia, a meno di non considerare come giustizia quella della gogna e della scure. Tutta questa campagna d’odio è finalizzata a dipingere Berlusconi come il tiranno d’Italia. Nient’altro. Questo obiettivo è l’ultimo e l’estremo. Se fallisce, finisce ogni opposizione. Ecco perché hanno messo in campo ogni mezzo di comunicazione e mobilitazione: dai giornali fino ad internet. Articoli, editoriali, petizioni, articoli per l’estero, gruppi online, siti internet. E’ tutto un fermento mediatico, una comunicazione politicizzata mai come prima. E’ una guerra civile mediatica, che tuttavia è combattuta solo da una parte, perché la destra conferma la difficoltà a gestire la sua comunicazione, rischiando di finire travolta. E’ un vero paradosso pensando alla supremazia del premier nella proprietà dei media – ma in questo caso il possesso non conduce (ancora) all’uso. C’ha provato Feltri, ma è stato l’unico, quindi è caduto vittima della mentalità italiana che bastona chiunque non faccia quello che fa la maggioranza – e in questo momento il primo comandamento è bastonare mediaticamente Berlusconi. Sul fronte opposto è fallita la mobilitazione delle piazze, giacché non s’è vista una sola marcia con bandiere e trombe per chiedere le dimissioni del premier. Quindi non è rimasta altra scelta che quella di mediatizzare l’antiberlusconismo spogliandolo di ogni contenuto politico e di ogni collegamento partitico: pura propaganda. La propaganda non è più al servizio del potere. E’ il potere che si è rarefatto in una propaganda globale. I giornalisti sono i fanti, gli intellettuali sono la cavalleria e le pagine dei giornali diventano corazzate che puntano i loro cannoni contro Palazzo Chigi. Il D-Day è iniziato.

(pubblicato su Avanti! martedì 8 settembre 2009)

07 settembre 2009

Cala il sipario sul partito del Sud



Politica – c’è qualcosa da mangiare? Così l’eterno Totò. Oggi i teatranti si sprecano, in politica. Lontani mille spanne da Totò. Ma pur sempre con la vena della recitazione, posseduti dalla mania di apparire in primo piano. Anche quando vanno incontro a memorabili insuccessi. Ma pur sempre ingordi di protagonismo. Non si fermano mai, neanche dinnanzi alla decenza. Fino a qualche settimana fa, sotto all’ombrellone, non si parlava d’altro che del nascente partito del Sud. Oggi tutto sembra fermo. Perché? Forse non c’è più interesse sul meridione? Attenzione: quei problemi e quelle aspettative su cui facevano leva i politici del Sud esistono, sono reali e condizionano la vita quotidiana di quelle popolazioni. E’ la classe politica che non ha ancora scelto tra realtà e rappresentazione, tra il mondo e la maschera. Sul palcoscenico della politica c’è sempre fermento. Intanto c’è la campagna mediatica che imperversa a tutto campo come unica e ultima lotta contro Berlusconi. In mezzo c’è stata la crisi Boffo-Feltri. Insomma i meridionali dovranno ancora attendere la loro Lega del Sud. La pazienza e l’attesa non sono virtù che difettano agli italiani. Ma quei politici così entusiasti e determinati a compiere la loro marcia su Roma partendo dal Mezzogiorno? Che fine hanno fatto? Sono sempre lì, al loro posto. Ma non parlano più. Hanno momentaneamente perso la voce. Forse sono bastati i generosi fondi per il Meridione stanziati dal governo a tarpare le ali di questi improvvisati leghisti del Sud. I soldi risolvono tanti problemi. Soprattutto li risolvono a tanti. Allora era solo una questione di soldi? Pare proprio di sì. D’altronde anche a teatro il pubblico paga per vedere lo spettacolo. I politici, come gli attori, devono campare.

03 settembre 2009

Kabul batte Roma



Il contadino afghano vittima di mutilazione solo per aver votato ha impartito al mondo una lezione straordinaria di coraggio civile. Invece noi, figli dell’occidente che ha forgiato la democrazia e la libertà contro la tirannia, stiamo qui a confrontarci tra laici e cattolici, tra boffisti e feltristi, tra finti moralisti e altrettanto finti giustizialisti. Asia batte Europa. Gli eredi dei persiani dimostrano di aver colto l’essenza della democrazia meglio dei successori dei greci. Qui, dove non si rischia nulla, non abbiamo più voglia di andare a votare. Quello che veniva bollato con tono sprezzante come il terzo mondo, oggi diventa l’esempio di un’umanità che lotta per l’avvenire. L’Occidente ha perso la forza di combattere per i suoi ideali – forse perché li ha raggiunti, conquistati, spremuti e ora non sa cosa farne. Meglio una giornata al mare, dicono in tanti, piuttosto che fare la coda al seggio. A votare ci sembra quasi di sporcarci le mani con la scheda elettorale. Il massimo della grinta è scegliere il male minore: voto X perché Y è peggio, anche se X non mi rappresenta e non mi ispira fiducia. Non bastano i migliori motivi e le condizioni materiali più propizie per vincere quest’apatia e partecipare attivamente alla vita politica. In Afghanistan, dove quasi nessuno ha niente, la politica ha un valore inestimabile per tanti, talvolta più della vita stessa, anche se non porta benefici concreti. E’ un paradosso vergognoso per noi e nobilitante per loro, che non sanno neanche cosa sia la democrazia e la libertà – eppure la cercano a costo di tutto, perché hanno capito qualcosa che noi abbiamo dimenticato. La politica ha ancora un senso, persino quando porta soltanto una flebile speranza di remoto miglioramento. Chi sta peggio? L’afghano mutilato fisicamente o l’italiano mutilato politicamente?

01 settembre 2009

Il cattocomunismo risorto



Giustifica
Miracolo! Comunisti e cattolici di nuovo insieme. Persino Rifondazione difende Avvenire. Infatti Liberazione, organo di Rifondazione Comunista, difende Boffo, direttore di Avvenire, organo dei vescovi italiani. Oggi, martedì 1 settembre, Liberazione pubblica un’intervista al senatore del Pd Luigi Bobba, ex presidente di Acli, la federazione delle associazioni cattoliche dei lavoratori. Il messaggio è forte e chiaro: Bobba sta con Boffo. Non importa se il Pd abbia rotto tragicamente con Rifondazione seppellendo le ultime chances di governo del centrosinistra. Non importa neppure che Rifondazione provenga dall’antica tradizione comunista di mangiapreti. Tutto questo non conta di fronte all’imperativo, per i cattolici, di difendere “la corte di Roma” (Machiavelli) e per i comunisti di attaccare Berlusconi, anche alleandosi con i più strenui sudditi del Vaticano. Non si risparmiano neppure le accuse di “mafiosità” contro Feltri. Stupisce però che sia un vescovo, che non vale neppure la pena di citare perché merita solo l’oblio, ad accusare il direttore del Giornale di atteggiamenti mafiosi. D’altronde, se questo vescovo parla di mafia, vuol dire che la conosce molto bene – difendere il potere è un fine che giustifica i mezzi, anche quelli più loschi e meschini, persino se ad usarli è un vescovo. D’altronde Avvenire ha paragonato alla Shoah le politiche dell’immigrazione del governo. Parole pesantissime usate con scioccante arroganza e superficialità. Ditelo alle vittime della mafia o della criminalità straniera. Chissenefrega, dicono, questi cattolici integralisti, della mafia e dello stato. Chissenefrega delle vittime. L’importante è il potere. Infatti il comunismo e vaticanismo hanno una matrice comune: rifiutare la loro lealtà allo stato. Ieri i comunisti nostrani non sapevano mai se guardare a Mosca o a Roma. Oggi i cattolici continuano a difendere il Vaticano non appena l’Italia prova ad emanciparsi dall’egemonia silenziosa dei prelati. Croce, falce e martello: ecco la nuova bandiera rossa e bianca. La rivoluzione laica? Niente ideologie: basta tagliare l’otto per mille e finalmente anche la chiesa, per la prima volta nella storia, scoprirà cosa vuol dire chiedere l’elemosina.

31 agosto 2009

Loro possono colpire, noi no?



Il caso Boffo-Feltri è da manuale. Per mesi interi Avvenire ha attaccato la politica dell’immigrazione del governo, sebbene il Vaticano si guardi bene dall’accogliere immigrati nel suo santissimo territorio. E uno. Poi è toccato alla privacy di Berlusconi finire nel mirino del moralismo spicciolo di Avvenire, diventato pulpito mediatico della moralità familiare. E due. Adesso qualcosa doveva pur succedere. Infatti. Il proverbiale livore di Feltri ha punzecchiato l’orgoglio cattolico, rendendo pubblica l’omosessualità di uno dei più tenaci omofobi sulla faccia della Terra, proprio il direttore di Avvenire. E’ una “botta” che fa male perché mette a “nudo” i concretissimi interessi di potere di una fetta dell’èlite pontificia che complottano contro il premier. Reazione del Pdl? La più cinica, la più umiliante – difendere Avvenire, condannare Feltri. Una chiesa pizzicata nel suo punto più debole fa troppa paura ai fedeli. Invece non lo capiscono, i bigotti pidiellini, che il fuoco amico è un errore imperdonabile. Non si può scambiare un attacco personale per un attacco generale. Boffo non è la chiesa – aggiungo: per fortuna. Quindi perché non dare a Boffo quel che è di Boffo? Fai il giornalista, non il predicatore della morale pubblica. L’omosessualità non è una cosa di cui vergognarsi. Basta non fare i moralisti sotto alle lenzuola altrui. Però questi giornalisti, politici e militanti Pdl che condannano Feltri diventano complici della sinistra e dei suoi rocamboleschi piani per crocifiggere Berlusconi. Pur di difendere il direttore di Avvenire, cioè l’alleato di Ruini, cioè il demolitore dei referendum sulla bioetica del 2005, la sinistra ha fottuto definitivamente la sua laicità. Bersani e Franceschini non fanno più la guerra per il congresso ma l’amore con la chiesa. Ci provano, a tirare su qualche consenso Oltretevere. Infatti le loro infoiate difese di Boffo sembrano parole da timidi chierichetti. Per loro chiunque va bene pur di colpire Berlusconi. E per gli ultrà cattolici del Pdl – chiunque va bene pur di difendere la chiesa? Al governo ci sono arrivati, i politici cattolici del Pdl, anche grazie all’ “immorale” Berlusconi. Ma nessuno di loro si è dimesso dalla propria carica dopo lo scandalo di Papi. Allora: la sinistra può insultare quanto vuole. La chiesa può colpire col suo moralismo. La destra no, deve porgere l’altra guancia, anche quando ha ragioni da vendere. Qualcosa non va. Sveglia!